
(L-R) Spanish Prime Minister Mariano Rajoy, French President Francois Hollande, Croatian Prime Minister Zoran Milanovic and Italian Prime Minister Matteo Renzi attend the signing of the political provisions of the Association Agreement with Ukraine at the EU headquarters in Brussels on March 21, 2014 on the second day of a two-day European Council summit. Ukrainian Prime Minister Arseniy Yatsenyuk put his country firmly in the Western camp, signing the political provisions of a landmark association accord with EU leaders in defiance of Russia. AFP PHOTO / POOL / OLIVIER HOSLET (Photo credit should read OLIVIER HOSLET/AFP/Getty Images)
[iframe width=”620px” height=”344px” src=”http://europarltv.europa.eu/admin/plugins/MFEmbeded.aspx?id=064726a6-53a8-4378-a9ca-a2d100e4b08e&language=it&autosize=true” frameborder=”0″]
L’indipendenza energetica e gli obiettivi per contrastare i cambiamenti climatici restano accantonati per ora nelle decisioni da prendere da parte dei leader europei che rimandano ogni misura al 2015. Dunque dopo l’incontro avuto qualche giorno fa a Bruxelles (20 e 21 marzo) per cui il Documento di programmazione economica-finanziaria (Def) sarà discusso a Bruxelles nel prossimo mese di aprile.
In sostanza la crisi in Ucraina non è stata un incentivo nel voler adottare immediate misure che puntino proprio all’indipendenza energetica così come previsto entro il 2030 (ossia tra appena 15 anni): sarà perché arriva a breve la stagione estiva e dunque abbiamo meno bisogno di gas. L’Italia nel 2012 ha speso 62 miliardi per l’energia importata mentre l’Europa ne ha spesi 545 miliardi di euro.
Spiega Luca Iacoboni, responsabile clima ed energia di Greenpeace Italia:
Sembrerebbe che Putin e tutti i petrolieri tengano al guinzaglio i leader europei. Rimandando la decisione, fiumi di soldi continueranno ad uscire dall’Unione Europea per entrare nelle tasche degli oligarchi russi, degli sceicchi arabi e dei soliti noti da cui a parole vorremmo diventare indipendenti: cosa impossibile senza un chiaro sostegno allo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Renzi in questo campo finora è stato un rottamatore solo a parole: la sua posizione sulla lotta ai cambiamenti climatici è troppo debole e non lascia presagire nulla di buono in vista del semestre italiano di Presidenza UE in due giorni più di 15 mila persone hanno chiesto al Presidente del Consiglio un impegno concreto per obiettivi ambiziosi in favore di rinnovabili ed efficienza, ma lui ha dimostrato di essere ancora legato al passato e alla lobby delle fonti fossili. Abbiamo invece bisogno e presto de #lasvoltabuona anche per il clima
Via | SOS Tariffe, Greenpeace