In pensione con 30 anni di contributi - ecoblog.it
La situazione previdenziale italiana continua a evolversi, mettendo in evidenza l’importanza di conoscere le proprie posizioni contributive.
Nel panorama previdenziale italiano del 2026, andare in pensione con 30 anni di contributi comporta specifiche condizioni e opportunità, soprattutto per determinate categorie di lavoratori.
Le regole vigenti prevedono ancora come età ordinaria per la pensione di vecchiaia i 67 anni con almeno 20 anni di contributi, ma esistono vie alternative per anticipare l’uscita dal lavoro, in particolare attraverso misure agevolate come l’Ape sociale e la pensione anticipata contributiva.
Pensione con 30 anni di contributi: le possibilità nel 2026
Per chi ha versato 30 anni di contributi, le opzioni di pensionamento anticipato sono limitate ma concrete, soprattutto per alcune categorie protette. L’Ape sociale rappresenta la misura principale che consente l’uscita anticipata dal lavoro a partire dai 63 anni e 5 mesi di età, a patto che il lavoratore appartenga a specifiche categorie:
- invalidi civili con almeno il 74% di invalidità certificata;
- disoccupati che abbiano esaurito la Naspi dopo un licenziamento involontario;
- caregiver conviventi con familiari disabili da almeno sei mesi.
Per gli addetti a mansioni gravose, invece, è richiesto un requisito contributivo più elevato, pari a 36 anni. L’Ape sociale è un assegno ponte che accompagna il beneficiario fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni, ma presenta alcune limitazioni importanti: l’importo massimo erogabile è di 1.500 euro mensili, senza indicizzazione all’inflazione durante il periodo di anticipo e senza alcune componenti come la reversibilità, gli assegni familiari o la tredicesima mensilità.

Un’altra opportunità riguarda la pensione anticipata contributiva, che può essere accessibile a chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995, ovvero i cosiddetti contribuenti “puri”.
Questa pensione può essere ottenuta a partire dai 64 anni di età, a condizione che l’assegno pensionistico sia almeno pari a tre volte l’assegno sociale (che nel 2026 è di circa 546 euro). Per le lavoratrici madri sono previste riduzioni sulle soglie di accesso e un abbassamento dell’età pensionabile di 4 mesi per ogni figlio, con un massimo di 16 mesi di anticipo per chi ha avuto almeno quattro figli.
Pensione con 5 anni di contributi: chi può accedervi nel 2026
Nel 2026 è possibile ottenere la pensione anche con soli 5 anni di contributi, ma solo per i cosiddetti iscritti “contributivi puri”, ovvero coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995. In questo caso, l’età minima per la pensione di vecchiaia è fissata a 71 anni, senza alcun vincolo sull’importo minimo della pensione.
Questa misura rappresenta un salvagente per chi non ha raggiunto i tradizionali 20 anni di contribuzione e per coloro che hanno avuto una carriera lavorativa molto breve o discontinua.
Anche qui, le lavoratrici madri possono beneficiare di uno sconto sull’età pensionabile: ogni figlio consente di anticipare l’uscita dal lavoro di 4 mesi, con un massimo di 16 mesi di anticipo per chi ha almeno quattro figli. Di conseguenza, una donna con quattro o più figli potrà andare in pensione già a 69 anni e 8 mesi.
Nuovi esodati e aumenti dei requisiti dal 2027 al 2030
Guardando al futuro, dal 2027 al 2030 si prevedono ulteriori innalzamenti dei requisiti pensionistici, con incrementi trimestrali dell’età pensionabile che potrebbero penalizzare circa 55.000 lavoratori, secondo uno studio della CGIL.
Questi incrementi rischiano di generare una nuova ondata di esodati, ossia lavoratori che hanno lasciato il lavoro anticipatamente grazie a incentivi e accordi con i datori di lavoro ma che, a causa dei nuovi requisiti, si troveranno senza pensione né stipendio per un periodo prolungato.
Gli adeguamenti previsti porteranno l’età della pensione di vecchiaia da 67 anni a 67 anni e 6 mesi entro il 2029, mentre la pensione anticipata passerà da 42 anni e 10 mesi di contributi a 43 anni e 4 mesi. Questo scenario rende necessarie eventuali misure di salvaguardia per evitare l’acuirsi del problema degli esodati, soprattutto per chi ha già usufruito di strumenti come la Isopensione e i contratti di espansione.
