Giornata mondiale alimentazione: due libri per ridurre lo spreco e capire cos'è il cibo sostenibile

Il "Libro verde" analizza gli sprechi di energia connessi allo spreco alimentare in Italia, suggerendo rimedi per recuperare cibo ed energia, ma soprattutto per ridurre gli sprechi; "Un pianeta a tavola" sottolinea il fatto che il cambiamento delle abitudini alimentari (più bio e meno prodotti animali) è un elemento fondamentale di ogni percorso di decrescita verso la sostenibilità.

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:61:"Un pianeta a tavola: decrescita e transizione agroalimentare.";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:2728:"

Oggi è la giornata mondiale dell'alimentazione, dedicata quest'anno ai" sistemi alimentari sostenibili". Due libri appena pubblicati ci aiutano a capire quanto sia insostenibile l'attuale sistema agro-alimentare mondiale e cosa possiamo fare per migliorarlo.

Il libro verde dello spreco in Italia: l'energia


Il libro verde

, curato da Andrea Segré e Matteo Vittuari, raccoglie i contributi di molti autori prosegue il percoso intrapreso con Il libro nero e Il libro blu esaminando lo spreco di energia collegato alla produzione alimentare e ai suoi sprechi. Nei cosiddetti "paesi ricchi" (anche se oggi un po' meno) la sovraproduzione industriale di cibo crea uno spreco strutturale e non occasionale lungo tutta la filiera.

A livello di prodotti finiti, lo spreco può essere recuperato con iniziative come Last Minute Market, che organizzano il recupero dei prodotti invenduti per scopi di solidarietà sociale, mentre per gli scarti alimentari lungo la filiera (dal cibo non raccolto agli scarti di lavorazione), è possibile pensare ad un recupero energetico della biomassa.

Si tratta tuttavia di operazioni transitorie volte ad un miglioramento dell'efficienza del sistema, perchè l'obiettivo principale è la riduzione e l'eliminazione dello spreco attraverso una serie di provvedimenti che sono oggetto di una risoluzione del Parlamento Europeo:  maggiore attenzione alla qualità della produzione rispetto alla quantità,modifica dei regolamenti che stabiliscono forma e dimensione di frutti e ortaggi che sono alla base di molti scarti inutili, vendite scontate dei prodotti in scadenza e valorizzazione della produzione su piccola/media scala e sulla filiera corta.

Sono tra i contributori di questo libro e mi sono dedicato in particolare a descrivere in una ventina di pagine l'impronta energetica dell'agricoltura indutriale (par 2.2) e del packaging (par. 2.3).

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Un pianeta a tavola: decrescita e transizione agroalimentare.


Se il primo libro ha origine nella ricerca universitaria, questa opera è nata invece da un'attività di ricerca indipendente di un gruppo persone esperte in problematiche agro-ambientali e interessate ai temi della decrescita (1).

"Un pianeta a tavola" esplora in modo articolato la complessità del sistema agroalimentare industriale, mettendone in luce la doppia insostenibilità: ambientale (eccessivo prelievo di risorse, inquinamento) e sociale (concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi padroni del cibo).

La transizione agroalimentare riguarda la produzione di cibo con minore ricorso ai combustibili fossili e la diminuzione nel consumo di prodotti animali, che hanno un'impronta ecologica significativamente più alta di quelli vegetali.

Ho dato il mio contributo anche a questo lavoro con due paragrafi sulle conseguenze ambientali e per la salute dell'eccessivo consumo di carne e con una breve stima di quanto occorra ridurre il consumo di carne, latte e uova per rientrare nella sostenibilità.

Una simile transizione alimentare (più bio e meno prodotti animali) richiede una rivoluzione copernicana delle proprie abitudini, ma può essere effettuata dai cittadini in tempi brevi, senza necessità di leggi quadro, mutui o finanziamenti.

(1) La teoria della decrescita intende fare uscire le società umane dall'ossessione economicista della crescita per la crescita che sta saccheggiando e devastando l'ambiente e creando grandi disuaglianze tra gli uomini. I percorsi decrescita prevedono un ricorso alla sobrietà volontaria, alla riduzione dei consumi inutili e di lusso e al contenimento delle attività più dannose (pubblicità e speculazione finanziaria). Sono stati scritti molti libri sul tema, in particolare da Serge Latouche, suo principale teorico, ed ho avuto occasione di parlarne più volte gli scorsi anni nel blog EcoAlfabeta.";}}

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