Rifiuti di Roma e del Lazio, girandola di arresti: la proprietà di Malagrotta ai domiciliari

Arrestate Manlio Cerroni ed altre sei persone all'alba: associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti. Anche l'ex presidente del Lazio Piero Marrazzo tra gli indagati

La notizia dei 7 arresti operati dai carabinieri del Noe, coordinati dal "mitico" colonnello (ex-capitano) Sergio Ultimo De Caprio, ha immediatamente fatto il giro di Roma e dell'Italia intera: gli arrestati, accusati a vario titolo dalla procura di Roma di truffa ed associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti.

Tra gli arrestati il "benefattore di Roma" Manlio Cerroni, finito agli arresti domiciliari in virtù dei suoi 87 anni suonati: al posto del rumore di carrozza (che "l'uomo di Pisoniano" auspicava lo andasse a prendere per portarlo in Comune a ricevere onorificenze) è scattato il tintinnio delle manette. Con lui sono finiti agli arresti Bruno Landi, ex presidente della Regione ed amministratore di “Ecologia Viterbo”, società che gestisce la discarica di Viterbo Casale Bussi dove vengono conferiti i rifiuti reatini, Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia del Lazio, uomo chiave di Cerroni anche nella Regione di Zingaretti, il manager Francesco Rando, storico braccio destro di Cerroni e già indagato, e condannato, per altre questioni poco dissimili, l'imprenditore Piero Giovi, che è amministratore ed ha dato il nome alla E.Giovi Srl, società del consorzio Co.La.Ri. che gestisce impianti e discarica di Malagrotta, Raniero De Filippis, a capo della Direzione regionale infrastrutture, ambiente e politiche abitative (un ruolo da 155mila euro l'anno), e Pino Sicignano, direttore della discarica di Albano Laziale (anch'essa da anni al centro di numerose inchieste della magistratura). Indagato anche l’ex presidente della Regione Piero Marrazzo che, all’epoca dei fatti, aveva firmato le ordinanze che consentivano lo sversamento.

La Guardia di Finanza di Roma ha nel frattempo sequestrato beni mobili ed immobili alle società coinvolte per 18 milioni di euro.

Solo pochi giorni fa Bruno Landi era stato protagonista della cronaca reatina per aver scritto a Prefetto e sindaco sul debito che Asm (municipalizzata viterbese dei rifiuti) aveva nei confronti di Ecologia Viterbo, minacciando di chiudere i cancelli della discarica viterbese poiché, a detta dello stesso Landi, il patto tra Asm e Ecologia Viterbo non era stato rispettato dalla municipalizzata reatina; poco dissimili gli aggiornamenti su Malagrotta, con Manlio Cerroni che chiede sempre più soldi (a discarica chiusa) per le bonifiche e la gestione del post-mortem della ex-discarica più grande d'Europa.

Spiega in un comunicato il radicale Massimiliano Iervolino:

"La verità giudiziaria - rispetto alle accuse che hanno portato all’arresto di Manlio Cerroni ed altri - la dovrà accertare la Magistratura, quello che invece attiene alla politica sono le responsabilità di quei partiti che, in un modo o nell’altro, hanno permesso al padron di Malagrotta di vivere per decenni da monopolista incontrastato. Chi doveva controllare ha sempre fatto finta di nulla, chi doveva lavorare per programmare un ciclo dei rifiuti degno di questo nome si è voltato sempre dall’altra parte. Le colpe sono di coloro che negli ultimi venti anni hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma, nessuno escluso. Una vergogna che è arrivata finanche alla Corte di Giustizia europea."

L'inchiesta, originariamente coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e partita dai verbali della Commissione parlamentare d'inchiesta del 1997: portati in discarica, i rifiuti venivano pestati e fatturati con una maggiorazione sul prezzo, grazie alla complicità di alcuni funzionari dell’assessorato regionale. Ma, tra le carte, ci sono riferimenti chiari anche alle lesioni colpose sulla cittadinanza di Valle Galeria ed agli abusi edilizi a Testa di Cane, uno sbancamento abusivo su una falda acquifera proprio accanto all’enorme invaso di Malagrotta, invisibile agli occhi dei più ma inquietante per la schiuma e l’odore delle acque di superficie, che scorrono nel fosso fino al mare di Fiumicino.

Malagrotta, fuorilegge dal 1999, è dunque prepotentemente tornata in auge, ma questa volta nelle cronache giudiziarie dalla Capitale:

"[...] servirebbe una commissione di inchiesta, strumento previsto dall’articolo 35 della Regione Lazio; inoltre, voglio sperare, che la commissione parlamentare sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti si possa insediare presto, anche allo scopo di indagare su quanto accaduto nel nostro territorio."

continua Iervolino in un comunicato. Gli arresti erano stati ordinati già nel 2012 dal pm di Velletri Travaglini, il quale si era visto però dirottare tutta l'inchiesta a Roma per questioni di territorialità (nonostante gli illeciti fossero stati riscontrati nella gestione della discarica di Albano Laziale); dopo quasi due anni i pm romani Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia, dietro la guida del procuratore Giuseppe Pignatone, hanno nuovamente ordinato le misure cautelari, accolte dal gip Massimo Battistini.

Nel frattempo è scaduto il mandato del supercommissario Goffredo Sottile, che proprio due giorni fa all'agenzia stampa Dire caldeggiava (nuovamente) un sito di smaltimento modello discarica, preferibilmente poco distante da Malagrotta (una posizione già manifestata più volte in passato, enunciando sempre terreni di proprietà Cerroni sui quali però i lavori sarebbero stati completamente abusivi).

Foto | Affaritaliani

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