Riciclo, la scoperta che sconvolge: un nuovo pericolo per l'ambiente e la salute, il dato che allarma - ecoblog.it
La promessa dell’economia circolare non è sempre mantenuta: se mal progettata, può causare più emissioni di CO₂. Un nuovo studio guidato da ricercatori italiani lo dimostra analizzando oltre 1.500 imprese in 51 Paesi.
L’economia circolare viene spesso presentata come la risposta naturale alla crisi ambientale. Recuperare, riciclare, riutilizzare: sono verbi che evocano sostenibilità e buon senso ecologico. Ma uno studio pubblicato su Business Strategy and the Environment avverte: non tutte le pratiche circolari riducono le emissioni, e in alcuni casi possono peggiorare l’impatto climatico. A guidare la ricerca è stata Margherita Molinaro, insieme a Guido Orzes della Libera Università di Bolzano e Joseph Sarkis del Worcester Polytechnic Institute (Stati Uniti).
Il lavoro rientra nel progetto Sme 5.0, sostenuto dall’Unione europea. Gli studiosi hanno analizzato le scelte ambientali di 1.599 imprese manifatturiere in 51 Paesi, monitorando le emissioni e le pratiche circolari per otto anni. Il risultato solleva più di un dubbio: riciclo e riuso possono avere un impatto ambientale negativo, se non accompagnati da una progettazione efficiente.
Quando il riciclo non basta (e può diventare un problema ambientale)
L’aspetto più rilevante emerso riguarda proprio la differenza tra redesign e pratiche di recupero. Lo studio spiega che solo il redesign dei prodotti, con materiali leggeri, processi più rapidi, maggiore riparabilità e durata, abbatte le emissioni in modo netto, sia dirette sia indirette (energia acquistata). Al contrario, riuso e riciclo, se adottati senza una strategia coerente, possono generare più emissioni di CO₂ rispetto alla produzione primaria.

Perché succede? Le operazioni di riutilizzo comportano trasporti aggiuntivi, selezione dei prodotti, trattamenti industriali, tutti elementi che incidono sulla logistica e sul consumo energetico. La cosiddetta logistica inversa — necessaria per riportare gli oggetti usati nel ciclo produttivo — non è a impatto zero, e spesso necessita di energia non rinnovabile.
La questione non è secondaria, soprattutto perché l’economia circolare viene indicata da numerosi governi come “la via obbligata” per ridurre l’impronta ambientale delle industrie. L’analisi evidenzia invece che senza infrastrutture moderne e tecnologie a basso impatto, il bilancio climatico del riciclo può essere negativo. In parole semplici, recuperare materiali non significa automaticamente “inquinare meno”.
L’illusione della circolarità e il nodo dell’efficienza industriale
Non a caso, i ricercatori parlano di “illusione circolare”. Molinaro e Orzes spiegano che etichettare un’azienda come “circolare” non garantisce benefici ambientali, se non sono presenti dati affidabili, misurazioni puntuali e infrastrutture adeguate. Il rischio, secondo il team, è trasformare la sostenibilità in un’etichetta vuota, usata per motivi di marketing o compliance normativa.
Il tema è anche economico. Secondo la Commissione europea, un’economia più circolare potrebbe creare fino a 700.000 posti di lavoro entro il 2030 e ridurre la dipendenza dell’Unione dalle materie prime importate del 15-20%. Ma queste stime valgono solo se le pratiche industriali diventano meno energivore e più efficienti. Altrimenti, il vantaggio competitivo rischia di restare teorico.
Lo sottolinea anche Joseph Sarkis: la circolarità è utile solo quando viene integrata nel ciclo produttivo con criteri precisi, e non adottata come misura a sé stante. In assenza di innovazione nella catena di fornitura, energia rinnovabile diffusa e redesign sistematico dei prodotti, gli sforzi circolari possono risultare inefficaci, o addirittura dannosi.
Lo studio arriva in un momento delicato, in cui la transizione verde è al centro di investimenti pubblici e privati. E fa emergere un punto chiave: senza una visione sistemica, la circolarità rischia di restare una promessa mancata, buona per le slide ma meno per il clima.
