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Avvelenata l’acqua in Abruzzo dalla discarica di Bussi: 700 mila persone a rischio

La relazione dell’Istituto superiore di Sanità in 70 pagine rivela come la discarica di Bussi abbia inquinato le falde acquifere che danno da bere a 700 mila cittadini

    Aggiornamento 27 marzo 2014:
    Su questa vicenda comprensibilmente c’è preoccupazione e va chiarito come già scritto che le analisi si riferiscono al 2007 anno in cui furono chiusi i pozzi avvelenati. Resta un gravissimo dato, ossia che l’acqua avvelenata è stata presumibilmente bevuta da 700 mila persone dal 2004 al 2007. Come spiega Luciano Di Tizio presidente del WWF Abruzzo:

    È quello che il WWF sostiene da anni: in tutti in comuni della vallata, compresi due capoluoghi di provincia, Chieti e Pescara, è stata erogata almeno dal 2004 e forse anche da prima e sino al 2007 acqua contaminata senza che nessuno si prendesse la briga di avvertire la popolazione. Mi viene da pensare che senza le nostre denunce si rischiava di proseguire nel silenzio chi sa sino a quando. Va tuttavia chiarito che i dati dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità si riferiscono a campionamenti effettuati nel 2007 e che fotografano la situazione di allora. Nel 2007, anche grazie alle denunce del WWF, i pozzi Sant’Angelo, quelli contaminati, vennero chiusi. Per l’acqua potabile vennero scavati altri pozzi, tuttora in esercizio, a monte della zona inquinata. Quindi il problema è l’acqua che abbiamo inconsapevolmente bevuto allora, non quella che gli acquedotti ci forniscono oggi. Resta da accertare se questo abbia comportato danni per la salute della popolazione, in particolare per le fasce a rischio: chiediamo da anni una indagine epidemiologica in tutta la vallata, per ora purtroppo invano

La relazione dell’Istituto superiore di Sanità redatto da Riccardo Crebelli e Luca Lucentini, consulenti tecnici dell’avvocatura dello Stato, descrive in 70 pagine l’inquinamento causato dalla più grande discarica d’Italia che si trova nel cuore del verde Abruzzo. Il percolato rilasciato negli anni nel ventre della terra dalla discarica di Busi ha contaminato le falde acquifere che danno da bere a circa 700 mila persone.

Si legge nella relazione dell’ISS:

L’acqua contaminata da sostanze di accertata tossicità è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila consumatori, senza limitazioni d’uso e di controllo anche per fasce a rischio di popolazione, utenze sensibili come scuole e ospedali.

Le analisi sono state svolte su campioni di acqua prelevati nel 2007 e la contaminazione riguarda 25 ettari e la relazione è stata presentata il 30 gennaio 2014. Il documento è entrato così nel fascicolo per il processo Bussi che si sta svolgendo in Corte D’Assise a Chieti e per cui l’Avvocatura dello Stato ha chiesto 1 miliardo di euro di risarcimento per il danno provocato. L’avvocatura dello Stato è la difesa della parte civile, ovvero il ministero per l’Ambiente e per il prossimo 4 aprile è in calendario la requisitoria dei Pm, ovvero Anna Rita Mantini e Giuseppe Belelli. Gli accusati sono attualmente ex dirigenti Montedison.

Il processo il Corte d’Assise è iniziato il 31 gennaio scorso e gli imputati sono 19, per la maggior parte ex dirigenti Montedison che devono rispondere del reato di avvelenamento delle acque e per cui hanno richiesto il rito abbreviato. Sono stati inclusi come parte civile, assieme alle parti già precedentemente nominate anche i Comuni di Popoli, Chieti, Alanno e Spoltore e l’Ato (Ambito territoriale ottimale), il Wwf, Legambiente, Marevivo, Miladonnambiente, Ecoistituto Abruzzo.

Scrivono nella relazione Crebelli e Lucentini:

La serie di azioni poste in essere nel sito industriale e nella mega discarica hanno pregiudicato tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando così un pericolo reale e concreto per la salute. Ai consumatori delle acque è anche mancata ogni informazione rispetto ai potenziali rischi per la salute associati al consumo di tali acque e a cui pertanto era preclusa la possibilità di adottare misure specifiche di prevenzione e mitigazione di tali rischi.

La discarica fu scoperta il 13 marzo del 2007 e la Forestale pose sotto sequestro un terreno di 4 ettari di fronte la stazione di Bussi sul Trino. Ma la scoperta agghiacciante arriva un anno dopo quando si scopre che nella discarica sono stati intombati 250 mila tonnellate di rifiuti di vario genere versati fino agli anni ’90 in questo terreno di proprietà della Montedison. L’acqua delle falde acquifere fu contaminata ben presto e gli amministratori locali sapevano tutto ma decisero di tacere. Tra le ipotesi degli inquirenti è che data l’enorme quantità di rifiuti ritrovata ci siano finiti dentro anche materiali provenienti da altre fabbriche e da altre regioni. La discarica di Bussi però non è isolata, infatti in quell’area ci sono almeno altre 4 discariche: la prima fu usata dal 1963 al 1972 e sorge su un terreno che era di proprietà della “Come iniziative immobiliari” riconducibile a Montedison e è riconosciuta essere la più grande discarica abusiva d’Europa; una seconda e una terza discarica che prendono circa 50 mila mq si trovano più in alto rispetto all’impianto industriale della Montedison e qui ci finifano idrocarburi pesanti e leggeri, mercurio, tetracloroetilene, zinco e piombo; la quarta discarica vicina a queste ultime due misura circa 30 mila mq e qui ci finivano tutti i rifiuti chimici.

Via | Il Centro, Notizie d’Abruzzo, Silvae- Bussi la discarica di veleni più grande d’Europa, Anno VII n.15-18 pag. 163-171

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