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Per l’IPCC è vicino il punto di non ritorno per i cambiamenti climatici

Secondo anticipazioni del quinto rapporto, i cambiamenti climatici stanno già avendo un alto impatto in tutti i continenti (inondazioni, ondate di calore, siccità) e gli oceani, in particolare nelle regioni costiere. Le rese agricole diminuiranno del 2% al decennio per il resto del secolo.

Dopo la presentazione del rapporto del primo gruppo di lavoro lo scorso settembre, quello sulla scienza fisica di base, oggi l’IPCC presenta a Yokohama, Gipapone, il lavoro del gruppo II, quello sull’ impatto dei cambiamenti climatici sui sistemi naturali ed umani e sulla moltiplicazione dei rischi collegata all’aumento di temperatura globale.

Il rapporto è il risultato del lavoro di circa cinquecento ricercatori di 115 nazioni del mondo. Secondo alcune anticipazion riportate dal Guardian, il rapporto afferma che negli ultimi decenni i cambiamenti climatici hanno causato impatti in tutti i continenti e gli oceani, per cui anche un piccolo ulteriore riscaldamento potrebbe portare a modifiche improvvise e irreversibili.

Alcune parti del pianeta potrebbero avere superato il punto di non ritorno, mentre per altre il punto di non ritorno è stato già oltrepassato, come nel caso degli ecosistemi artici e delle barriere coralline.

«Occorre concetrarsi sulle cose integlligenti da fare, piuttosto che su ciò che sappiamo con assoluta sicurezza», sostiene Chris FIled, uno dei revisori del rapporto. «Se vogliamo avere un apporccio brillante con il futuro, dobbiamo considerare l’intero spettro di possibili effetti dei cambiamenti climatici, non solo i più probabili, ma anche gli impati veramente catastrofici, anche quando hanno una bassa proabilità.» Detto altrimenti, è bene prepararsi al peggio.

Il rischio più grave riguarda le centinaia di milioni di persone che vivono lungo le coste e sulle piccole isole, a causa dell’aumento delle tempeste e dell’innalzamento dei mari; tuttavia anche le grandi aree irbane sono a rischio per le esondazioni e le ondate di calore estremo.

La produzione del cibo è a rischio, con le rese globali che declineranno del 2% al decennio per il resto del secolo.

Un quadro preoccupante e realista, ocndiviso da tutti gli scienziati che hanno firmato il rapporto, tranne un “non-scienziato” che ha abbandonato il campo la scorsa settimana, definendo il rapporto troppo allarmista. Non c’è da stupirsi: era un economista.

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