Filippine, la guerra dei latifondisti al commercio equo

Beatrice De Blasi, responsabile educazione della cooperativa Mandacarù, ci racconta che cosa sta succedendo nell’isola di Panay

Omicidi, sparizioni, detenzioni e minacce, sono il tributo pagato dai contadini dell’isola di Panay nel cammino verso la liberazione dalle logiche feudali instaurate nelle Filippine dopo l’indipendenza dalla Spagna di fine Ottocento, quando le famiglie dei nobili locali si spartirono le isole dell’arcipelago affrancatosi da secoli di dominazione straniera. Ecoblog ha intervistato Beatrice De Blasi, responsabile educazione della cooperativa Mandacarù, per capire quale dramma stiano vivendo gli agricoltori che aderiscono al PFTC (Panay Fair Trade Center), l’azienda indipendente che riunisce i contadini trattando direttamente con le imprese europee di commercio equo-solidale.

In quale area delle Filippine opera PFTC e qual è la situazione attuale?

PFTC opera a Panay, una delle isole più grandi e sviluppate delle Filippine. Il suo capoluogo, Iloilo, è la terza città del Paese. I primi esperimenti di commercio equo nell’isola risalgono al 1990: all’epoca Altromercato e Mandacarù sostennero un gruppo di donne che producevano Banana Chips, ma il prodotto non era facilmente vendibile in Italia e, in una successiva missione, si decise di concentrare lo sforzo produttivo sulla canna da zucchero Mascobado.

Quali sono le condizioni di lavoro alle quali sono sottoposti i contadini filippini?

Dopo la colonizzazione spagnola, le famiglie nobili delle Filippine si spartirono il possesso delle isole dell’arcipelago, con una logica di tipo feudale che permane tuttora. Anche dopo la dichiarazione d’indipendenza del 1946, non c’è mai stata una riforma agraria ed è diffusa la monocoltura di tipo latifondista. I contadini lavorano con un sistema di mezzadria, prendendo in affitto terreni di 1, 2 o 3 ettari al massimo, conferiscono al canna da zucchero ai proprietari terrieri pagando tre tipi diversi di “tributo”: l’affitto del campo in denaro, l’affitto del campo in prodotto e l’affitto del mulino.

Coltivazione e lavorazione della canna da zucchero a Panay

Filippine: latifondisti contro commercio equo

Quali sono, invece, le cifre del commercio equo?

La prima esperienza produttiva di canna da zucchero Mascobado a Panay diede lavoro a 20 donne, con una produzione di 2 tonnellate, ma la crescita, in oltre vent’anni, è stata enorme: l’ultimo raccolto è stato di 900 tonnellate, per un giro d’affari di 800mila euro l’anno e un bacino di 10mila beneficiari. Queste sono le cifre di Altromercato, quelle che riguardano l’Italia, ma ci sono altri sedici paesi che importano la canna da zucchero da Panay. Inoltre, in questi anni, grazie a diversi progetti di cooperazione internazionale, sono stati creati sei mulini che, ovviamente, vengono utilizzati gratuitamente dai coltivatori.

Quando sono cominciate le persecuzioni?

Il primo caso è quello di Luisa Posa Dominado, rapita nel 2007 insieme a Nilo Arado, all’epoca presidente dell’associazione dei diritti umani Karapatan. I due stavano rientrando da un incontro con alcuni contadini aderenti a PFTC e furono affiancati da un pulmino, bloccati e rapiti da uomini armati con il volto coperto. Da allora entrambi risultano scomparsi ed è molto probabile che siano morti a causa delle torture e alle privazioni alle quali vengono sottoposti i prigionieri nei centri di detenzione. Le sparizioni forzate sono iniziate alcuni anni prima: dal 2001 ne sono state contate 223, l’ultima è del 3 luglio scorso, con la sparizione di un padre e di un figlio di 14 anni. Questi numeri rientrano in un contesto di 1347 omicidi extragiudiziali commessi dal 2001, ai danni di giornalisti, attivisti per i diritti umani, sacerdoti e ambientalisti. Le Filippine sono il secondo paese al mondo, dopo l’Iraq, per la persecuzione di giornalisti.

00 - Josè Ely Garachico, attivista diritti umani sopravvissuto ad un colpo di pistola nel rapimento di Luisa e Nilo (1)

Lei ha incontrato sua figlia, May Wan Posa Dominado.

Prima della sparizione forzata, Luisa Posa Dominado era già stata detenuta, come accadeva agli oppositori di Marcos. E per un certo periodo May Wan è stata detenuta insieme alla madre. Le veniva concesso di uscire dalla prigione solamente per frequentare la scuola gestita da suore cattoliche.

Nel 2014 c’è stata un’escalation di violenze proprio nei confronti di PFTC.

Nello scorso marzo Romeo Capalla, presidente di PFTC, è stato ucciso a pochi metri da una stazione di polizia. In quel momento non vi erano agenti alla guardiola, né in prossimità del luogo dell’omicidio. Erano le 6 e 30 del pomeriggio. Non è stata data comunicazione di fermare i killer nei posti di blocco, eppure nonostante tutti questi elementi, il caso è già stato chiuso per mancanza di prove. Due mesi dopo, a maggio, è stato ucciso un altro membro di PFTC, Dionisio Garete, capo villaggio e membro della Kamada Farmer's Association che conferisce lo zucchero Mascobado a PFTC.

Come si sono svolte le indagini?

A condurre l’inchiesta sulla morte di Capalla sono stati il governatore, i sindaci coinvolti e le forze di polizia. Non c’è stato alcun intervento della magistratura.

E i media in Asia come hanno trattato questi fatti?

Romeo è stato presentato come un ribelle, come un terrorista che faceva affari con l’Europa. La stampa locale ha operato per distruggere la credibilità e la reputazione di Capalla. Il commercio equo non è soltanto una battaglia per dare dignità economica ai coltivatori: è una lotta per i diritti umani.

I membri di PFTC sono spesso sotto minaccia. Nell’arcipelago ci sono diversi gruppi armati. Puoi aiutarci a capire meglio qual è la situazione?

Chi detiene il potere economico-politico si sta organizzando per riprendersi il territorio. Oltre alle forze di polizia governative, ci sono forze paramilitari che rispondono sia al governo che ai feudatari locali. E poi ci sono gli uomini del New People Army, “partigiani” locali che chiedono una riforma agraria e sono supportati dalla popolazione locale. Nonostante Human Rights Watch abbia condannato le vessazioni contro la popolazione, nel senso comune questi guerriglieri vengono considerati come “soldati del popolo”. Si tratta di una situazione molto complessa, in un Paese che, inoltre, deve fare i conti con le mafie locali e con fenomeni naturali come il tifone Jolanda. Le forze paramilitari che si sono spinte nelle zone dove opera PFTC hanno accusato l’associazione dei contadini di essere il New People Army che agisce sotto mentite spoglie, i membri della cooperativa sono stati assimilati a dei terroristi.

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Tra il 13 ed il 15 agosto, a Iloilo, nell’isola di Panay, PFTC ha organizzato una Missione Internazionale allo scopo di far pressione sulle autorità filippine affinché vengano assicurati alla giustizia i colpevoli degli omicidi di Capalla e Garete. Quali iniziative avete intrapreso dopo l’uccisione degli attivisti di PFTC?

Noi abbiamo fatto partire una campagna di lettere dirette al presidente, all’alta magistratura e alle ambasciate delle Filippine nei vari paesi. L’ambasciata filippina in Italia non ha mai risposto, le uniche risposte sono arrivate da Germania e Corea del Sud: entrambe avevano indicato nome e cognome di un sospetto, un membro dell’RPA-MBA ovverosia delle forze paramilitari. Nella risposta erano stati indicati anche i dati del battaglione dell’RPA in cui milita questo membro e le due ambasciate avevano aggiunto che questo miliziano era stato aiutato da altri soldati. Entrambe le ambasciate avevano detto che le autorità stavano indagando su questa pista. Attualmente questa persona è stata dichiarata innocente. Quando noi ci siamo presentati dal Governatore, questi ha negato tutto. Ma due ambasciate, così distanti come Corea del Sud e Germania, avevano dato entrambe la stessa versione. Ciò significa che si erano confrontate con il Governo o con il Ministero degli Affari Esteri. Questo è quanto è accaduto fino ad agosto. Ora stiamo ragionando su di una campagna a livello internazionale, un argomento che sarà all’ordine del giorno nella prossima riunione del consiglio di amministrazione del World Fair Trade Organization.

Fotoreportage realizzato da Beatrice De Blasi per Mandacarù/Altromercato

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