A Torino le api urbane "sentinelle" dell’inquinamento

Contrariamente a quanto si possa pensare, talvolta l’ambiente urbano è più salutare e meno inquinato per le api di quanto non lo siano le campagne, sempre più spesso “assediate” da pesticidi e fertilizzanti di ogni genere. Capita così che molte api migrino in città e talvolta vi trovino l’ambiente ideale per restarvi.

La prima città sensibile a un discorso di apicoltura urbana è stata New York, poi anche Parigi ha seguito l’esempio d’Oltreoceano, con tanto di incentivi pubblici per l’apicoltura e per la produzione mellifera urbana.

Anche a Torino, città particolarmente attiva per ciò che concerne le pratiche “smart”, l’idea dell’apicoltura urbana si sta facendo strada grazie al progetto UrBees che cerca di coinvolgere la cittadinanza nell’allevamento delle api in città, in modo da poter beneficiare di miele, cera e propoli, ma, allo stesso, tempo sfruttare il biomonitoraggio dell’ambiente urbano che le api sono in grado di compiere con la loro produzione mellifera.

Se l’aria è inquinata, infatti, le api producono un miele ricco di metalli pesanti (piombo, nichel, cromo e benzene). Proprio per questa ragione si è analizzata la produzione delle arnie torinesi: i risultati sono stati confortanti, con livelli assolutamente irrilevanti che ne consentono la commestibilità.

Gli esperti di UrBees si mettono a disposizione dei cittadini che possano e vogliano ospitare un’aria e possono aiutarli a diventare apicoltori con appositi corsi e workshop.

Via | Repubblica

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