Cinemabiente 2016: quattro racconti dell’Italia

Quattro cortometraggi per accendere i riflettori su realtà sconosciute del nostro Paese

Nella prima giornata di Cinemambiente 2016 sono stati proiettati quattro cortometraggi italiani inseriti nella categoria non competitiva Panorama cortometraggi.

Quattro brevi film formalmente molto diversi fra loro, ma uniti dalla volontà di accendere i riflettori su realtà poco conosciute del nostro Paese.

Don’t Break the Earth That Loves you di Gerardo Schiavone si svolge a Matera e immagina un futuro distopico nel quale un’umanità priva di occhi e completamente automatizzata è assoggettata al controllo di una multinazionale petrolifera e non è più ormai neanche in grado di percepire l’infernale paesaggio, devastato e pestilenziale, in cui è costretta a vivere. Un corto perturbante che cita Essi vivono di John Carpenter.

L’isola del sole nero di Andrea Arena concentra la propria attenzione sulla Sardegna, territorio che vanta il triste primato della maggior superficie di territorio contaminato in Italia. Questo a causa dello sviluppo dell’industria petrolchimica negli anni Sessanta: una scelta dal pesante impatto ambientale sulla vita delle comunità locali, ma fortemente voluta dalla classe politica regionale. Un doc breve e incisivo su un paradiso perduto che ha soffocato la propria vocazione agricola e turistica.

Marine Rubbish – Una sfida da condividere di Cecilia Cinelli racconta l’inquinamento marino che colpisce sempre di più le coste italiane. È il caso dei cosiddetti marine litter, rifiuti antropogenici spiaggiati nella zona ricca di parchi marini compresa fra Toscana, Liguria e Francia e nota come «santuario dei cetacei». Due le strade da percorrere una educativa e culturale, l’altra tecnologica, implementando l’utilizzo dei materiali biodegradabili.

Monte Inferno è il più breve (appena 6 minuti) ma il più convincente dei quattro cortometraggi. Con uno stile molto raffinato, il doc di Patrizia Santangeli racconta l’accumulo di rifiuti, anche tossici, iniziato negli anni Settanta e proseguito fino a oggi a Borgo Montello, in provincia di Latina. Le falde acquifere sono inquinate, così come il fiume Astura che costeggia la montagna per arrivare al mare, con conseguenze, anche economiche, molto gravose per l’intero territorio. Don Cesare Boschin – che denunciò le attività illecite – fu ucciso dalla camorra il 29 marzo 1995 e ancor oggi gli abitanti della zona fanno i conti con i danni all’ambiente, alla salute delle persone e all’economia locale.

Via | Cinemambiente

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