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Abolire la sperimentazione animale: l’Europa ci prova ma non ci riesce

Dal 1 gennaio è in vigore la direttiva 2010/63/UE: abolire la sperimentazione e non riuscirci

Dal 1 gennaio è in vigore in tutto il Continente la Direttiva europea 2010/63/UE che fissa gli standard minimi sulle modalità di impiego e detenzione di tutti gli animali utilizzati in esperimenti scientifici negli Stati dell’Unione Europea.

La madre di questa norma, nata come Direttiva 86/609 nel 1986, adottata dal Consiglio Europeo e avente come scopo la “protezione degli animali utilizzati per fini sperimentali o altri fini scientifici” è stata revisionata dall’Unione e, dopo due anni di discussioni, nel 2010 si è arrivati ad un nuovo accordo, che ha portato al testo finale della direttiva sulla vivisezione, ora in vigore da soli 9 giorni.

Ogni anno ben 12 milioni di animali vengono utilizzati in esperimenti nei laboratori europei e una regolamentazione più attenta degli esperimenti è pratica di buongoverno europeo: secondo la LAV (Lega Anti Vivisezione) la nuova Direttiva 2010/63/UE contiene alcuni punti positivi rispetto alla vecchia, del 1986:

• ampliamento delle specie, categorie di animali e campi di applicazione regolamentati dalla legge
• l’inclusione nelle statistiche degli animali soppressi per ottenere tessuti o organi e degli stabilimenti allevatori e fornitori
• banche dati
• possibilità di dismettere gli animali sopravvissuti a privati
• classificazione del livello di dolore inferto durante le procedure sperimentali
• implementazione dei metodi alternativi
• ispezioni

Nessuno di questi punti è un divieto o nei fatti una limitazione, ma aumenta, perlomeno, il regime di trasparenza.

riconoscendone tuttavia alcune criticità, tra cui

• possibilità di utilizzare specie in via d’estinzione e/o catturate in natura
• bassa protezione per specie particolari quali cani, gatti e primati
• mancanza di divieto per le grandi scimmie
• possibilità di ricorrere ad animali randagi
• metodi di uccisione dolorosi
• possibilità di non utilizzare l’anestesia
• autorizzazione anche per esperimenti molto dolorosi
• mancanza di limitazione per organismi geneticamente modificati

Tuttavia la Direttiva fa discutere molti enti che ne contestano il lato etico, così come molti professionisti (scienziati, medici, artisti, psicologi, scrittori, politici), una buona parte della popolazione europea e dalla quasi totalità delle associazioni antivivisezioniste, per la sua crudeltà e arretratezza.

La Direttiva infatti non risolverebbe le criticità esistenti, conservandole e mantenendo le bocce ferme in attesa di tempi migliori; i promotori della campagna Stop Vivisection, che grazie ad internet sono usciti dal tunnel del cartaceo e del locale per lanciarsi in una battaglia di ampio respiro europeo online (cosìcchè tutti i cittadini europei possano aderire all’iniziativa) hanno sollecitato

la Commissione europea ad abrogare la direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e a presentare una nuova proposta che abolisca l’uso della sperimentazione su animali, rendendo nel contempo obbligatorio, per la ricerca biomedica e tossicologica, l’uso di dati specifici per la specie umana.

Via | Unione Europea
Foto | Flickr

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