Meteoriti: il precedente di Tunguska e le altre rocce aliene piovute sulla Terra

In attesa del passaggio di 2012 DA14  – omaggiato dal doodle del giorno sul motore di ricerca di Google – il meteorite piovuto questa mattina sugli Urali riporta alla mente quello caduto sulla Siberia più di un secolo fa a Tungska. La mattina del 30 giugno  1908 nella pianura siberiana un meteoroide esplose a circa 5-10mila metri dalla superficie terrestre in quello che è definito il più grande evento esplosivo naturale registrato nella storia recente.

Nella regione di Krasnojarsk l’esplosione (percepita fino a mille chilometri di distanza) abbatté fra i 60 e gli 80 milioni di alberi su di una superficie di 2.150 chilometri quadrati. L’onda d’urto provocò al suolo un terremoto del 5° grado della scala Richter. Fortunatamente l’esplosione in una zona quasi totalmente disabitata. Il testimone oculare più vicino, Semen Semenov, che si trovava a circa 65 chilometri descrisse l’arrivo del meteorite come una sorta di spaccatura del cielo, seguito da un enorme fuoco che coprì la foresta e da un urto che lo fece saltare di alcuni metri.

Alcuni convogli della ferrovia transiberiana lontani 600 km dal luogo dell’impatto deragliarono e si racconta che il cielo fosse rischiarato addirittura fino a Londra, dove, in quel momento, era notte fonda.

La maggior parte dei meteoriti che raggiungono la Terra si disintegrano in aria. Ogni anno si stima che sul nostro pianeta cadano circa 500 rocce, delle dimensioni di una palla da baseball. Il cratere che si forma a terra dipende dalla grandezza, dalla composizione, dal livello di frammentazione dall’angolo d’impatto della roccia. Nel caso dell’evento di Tunguska si è ipotizzato che il meteorite fosse un frammento di cometa composto per lo più da ghiaccio e, dunque, completamente distrutto dall’esplosione.

Alla fine del 2011 i meteoriti classificati (con tanto di nome e numero affibbiato dalla Meteoritical Society) erano 41.600: il 99,8% proviene da frammenti di asteroidi e lo 0,2% da frammenti lunari.

Il più grande metorite trovato finora è quello di Hoba scoperto nel 1920 in Namibia: pesante 66 tonnellate misura 2,7 metri di lunghezza e 0,9 metri di altezza. Si stima che la sua caduta sia avvenuta 80.000 anni fa e che la sua forma piatta abbia contribuito a un atterraggio più leggero, senza la formazione di un cratere.

Secondo quasi tutti gli scienziati le comete avrebbero portato sulla terra i precursori della vita. Per l’astronomo Fred Hoyle, comete e meteoriti contenenti ammoniaca avrebbero portato con sé anche dorme di vita primordiali simili a funghi pedomicrobium presenti in rocce antichissime come nella selce nera del Minnesota.

All’impatto di asteroidi con il suolo terrestre sono collegati anche radicali cambiamenti climatici e estinzioni di specie animali e vegetali. Fra i crateri provocati dall’impatto con asteroidi vi è il famoso Meteor Crater (vedi foto in apertura) situato a Nord Est della città di Flagstaff, in Arizona, anche noto come cratere Barringer.

Qual è la frequenza degli impatti sulla terra? Gli asteroidi e le comete con diametro superiore a 5 km impattano sulla terra ogni 10 milioni di anni, quelle con un diametro compreso fra 1 e 5 chilometri ogni 1-10 milioni di anni (è possibile un impatto con un asteroide di questa entità il 16 marzo 2880…), quelle di 10 metri come a Tunguska ogni 500 anni e quelle con una potenza di 10-25 chilotoni una volta l’anno.

Questi eventi sono stati stimati dall’astronomo Eugene Shoemaker come di entità simile a quella della bomba di Hiroshima. Perché, allora, non ce ne accorgiamo? Perché molto spesso l’impatto avviene in zone disabitate o negli oceani, ma soprattutto perché le esplosioni avvengono nella stratosfera con flash e forti rumori simili ai tuoni. Alcuni esempi di impatti di questa entità comunque ci sono: il meteorite di Sikhote-Alin a Primore, nella Russia Orientale (1947) e la palla di fuoco di Revelstoke, in Canada (1965).

Fra gli scienziati circola una teoria secondo la quale negli ultimi 540 milioni di anni vi sono stati cinque eventi di impatto che abbiano provocato estinzioni di massa, ognuno dei quali ha provocato l’estinzione della metà delle specie. Secondo l’astronomo Fred Hoyle ci sarebbe una stretta relazione fra il passaggio delle comete e l’origine delle religioni. Se abbiamo iniziato a pregare, insomma, lo abbiamo fatto perché il cielo non ci cadesse sulla testa.

Foto © Getty Images

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