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Inquinamento

Ilva di Taranto: domenica il referendum

Domenica a Taranto si terrà una consultazione referendaria che potrebbe ribaltare il destino eterodiretto degli impianti Ilva e dell’ambiente circostante.

Se infatti la Corte Costituzionale ha decretato legittima la legge cosiddetta salva-Ilva, ed ha quindi rigettato i ricorsi presentati dalla procura di Taranto giudicandoli inammissibili ed infondati, dall’altra parte c’è la consultazione referendaria che si terrà domenica prossima a Taranto e che potrebbe ribaltare le sorti della siderurgia, e dell’ambiente, nella città pugliese.

Il primo quesito che verrà sottoposto all’attenzione dei tarantini recita:

Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’ acciaieria Ilva?

Il secondo quesito invece è più specifico e riguarda l’area a caldo dell’acciaierie Ilva:

Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?

Il destino di Taranto passa, per la prima volta nella storia di questa città, dalle mani dei suoi cittadini: la sentenza della Corte Costituzionale, che si rispetta applicandola ma si può contestare discutendola, conferma l’esigenza di tutelare prioritariamente l’industria dell’acciaio ed i suoi interessi piuttosto che la salute pubblica ed ambientale.

Secondo quanto dichiarato dall’ex parlamentare radicale Elisabetta Zamparutti (che su Taranto ha presentato numerose interrogazioni parlamentari, spesso rimaste lettera morta), e dai radicali Sergio D’Elia e Annarita Digiorgio:

La vittoria del “sì” imporrebbe la ricerca di un’alternativa allo stato attuale che prolunga l’agonia di un impianto obsoleto in nome di una politica industriale legata ad un’idea di sviluppo insostenibile. Invitiamo quindi tutti i cittadini di Taranto, domenica 14 aprile, ad andare a votare.

Il referendum, che non vedrà il terzo quesito promosso dal Comitato Taranto Futura perchè giudicato inammissibile (era relativo agli indennizzi), si basa su due quesiti chiari, limpidi come limpida era un tempo l’acqua del mar piccolo nel golfo della città: non ci sono i classici orpelli “votare si per dire no” o viceversa.

Secondo indiscrezioni, dai risultati del registro Tumori a Taranto, istituito recentemente, emergerebbe un quadro fortemente preoccupante: nel periodo tra il 2006 ed il 2008 sembra che a Taranto ci si ammali statisticamente con più rilevanza rispetto al resto d’Italia. Secondo alcune analisi enunciate in un convegno organizzato oggi a Taranto da Save The Children nel sangue dei bambini tarantini è presente piombo in quantità, un metallo probabilmente cancerogeno per l’uomo (e che certamente non si trova, da solo, nel sangue umano).

Il potere dello Stato si scontrerà domenica con i veleni che uccidono la popolazione; un potere grande, gestito lontano da Taranto: la nomina di Enrico Bondi a nuovo amministratore delegato di Ilva altro non è che un passaggio in più per delineare questo potere, che porta in un modo o nell’altro sempre sul Colle Quirinale di Roma: la decisione del Cda Ilva, che ha confermato Presidente Bruno Ferrante, è un tassello verso la normalizzazione della situazione, ma in verità è evidente che c’è dell’altro.

Nell’ultimo anno Bondi (ex amministratore straordinario di Montedison e Parmalat) ha goduto di una vera e propria escalation della sua carriera: da sempre intimo del presidente Monti, Bondi è stato nominato commissario alla Revisione della Spesa dello Stato italiano il 30 aprile 2012: un commissario straordinario per la razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo. Nominato con decreto legge, si è dovuto dimettere meno di un anno dopo (il 7 gennaio 2013) a causa di pressioni politiche dovute al suo nuovo ruolo di supervisore alle liste di Scelta Civica con Monti.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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