Oggi, compie il suo diciottesimo anno di vita la giornata mondiale dell’acqua, evento fortemente voluto dall’Onu nel 1992. In termini metaforici, dunque, si tratterebbe del compleanno della “maturità” e, di conseguenza, ci si aspetterebbe a livello globale il proliferare di sforzi efficaci e lungimiranti volti a garantire una migliore qualità e facilità di accesso a questo essenziale elemento con una riduzione degli sprechi valutabile intorno al 20% dell’attuale consumo. Invece, tra processi di privatizzazione, inquinamento, riscaldamento climatico ecc. oltre una persona su 6 (circa un miliardo e 200 milioni di persone) ancora non dispone di acqua pura a sufficienza per soddisfare le proprie normali funzioni biologiche. Entro il 2025 quest’emergenza potrebbe riguardare altre 600 milioni di persone.
Attualmente, la questione riguarda - fra gli altri - i boscimani delle tribù Gana e Gwi del Botswana che, in concomitanza del World Water Day, stanno cercando di far sentire la propria voce. Questa leggendaria popolazione, infatti, da ben 8 anni si vede negato l’accesso al prezioso liquido da parte del governo del loro stesso Paese. E tutto questo, nonostante una sentenza dell’Alta Corte del Botswana che, nel 2006, ha sancito il diritto costituzionale di questa gente a vivere nella riserva di Central Kalahari Game.
Nel 2002, il governo del Paese, per motivi turistici e legati allo sfruttamento delle miniere di diamanti, aveva fatto cementare i pozzi da cui i Boscimani dipendevano per l’approvigionamento idrico nell’area costringendoli a trasferirsi per non morire a causa della disidratazione. Proprio in questi giorni, James Anaya, relatore speciale alle Nazioni Unite per i popoli indigeni, ha firmato un documento in cui fa sapere che:

Estendere l’uso del GPL dalle autovetture alla nautica da diporto. E’ stato questo l’obiettivo del convegno “Il GPL nell’uso nautico: un aiuto all’ambiente e ai consumatori” che si è tenuto a ridosso del 9° Salone nautico internazionale a Venezia che ha chiuso ieri i battenti.
Hanno preso parte al dibattito il Comune di Venezia che ha patrocinato l’evento, Assogasliquidi, Consorzio Ecogas e Agire, Agenzia Veneziana per l’Energia
In pratica si è detto che la parte normativa che consente alle imbarcazioni di diporto di disporre di motori a GPL è stata completata con Decreto del Ministero degli Interni del 6 ottobre 2009 con:
Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l´esercizio degli impianti di distribuzione di gas di petrolio liquefatto ad uso nautico.
Cosa manca ora? Tutto. Nel senso che ora tocca alle aziende che producono imbarcazioni iniziare a implementare motori marini a GPL e va creata ex-novo la rete di distribuzione del gas. Cacciari ha già inaugurato ieri in laguna il primo impianto di rifornimento GPL marino. Interesserà ai diportisti?
Via | Italiavela, La voce di Venezia
Foto | Courtesy La Voce di Venezia
Tra le tante iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla preziosità dell’acqua, oggi 22 marzo Giornata mondiale dell’acqua, anche una manifestazione attraverso facebook e twitter. In pratica per una settimana, proprio dal 22 al 26 marzo si sostituisce la propria foto con quella del logo dedicato alla settimana dell’acqua e si accettano due post al giorno che serviranno a spiegare ai nostri amici cosa si può fare praticamente per aiutare chi l’acqua non ce l’ha. La nostra foto tornerà automaticamente il 26 marzo.
L’obiettivo di questa donazione di status è far girare il più possibile l’informazione sui due social network più potenti della rete: a oggi quasi un miliardo di persone - circa una su otto - non ha accesso all’acqua potabile mentre due miliardi e mezzo di di persone non ha accesso a servizi igienici.
In pratica si possono adottare molte azioni concrete per aiutare il resto del mondo ad avere acqua potabile: microcredito e donazioni, con 25 dollari si assicura acqua potabile ad una persona per tuta la vita.
Via | WaterDay
Domani è la Giornata Mondiale dell’acqua e la situazione per quanto riguarda il diritto di accesso al prezioso liquido è complessa. Se in molte parti del Pianeta l’acqua non è per tutti, in altre lo è ma a costi esorbitanti; in altre ancora i Governi si organizzano per rendere l’acqua un business simile ad un altro. E’ il caso dell’Italia che ha visto recentemente l’approvazione di una legge che ne privatizza la gestione. Ieri, dunque si è tenuta ieri a Roma una manifestazione enorme: in 200mila sono scesi in piazza per chiedere che sia abolito il decreto Ronchi che di fatto ha travisato quelle che erano le disposizioni europee in materia.
Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua sta promuovendo la raccolta di firme per la richiesta di un referendum abrogativo. La raccolta procede bene e all’attivo ci sono già 400mila firme. La campagna proseguirà anche per il prossimo aprile. A Parigi, intanto, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata, l’acqua torna a essere pubblica.

Salta il bando pianificato dall’Unione europea per lo stop alla vendita per un anno del tonno rosso. Il CITES ieri a Doha alla XV Conferenza delle parti ha rigettato la proposta. I paesi che si sono espressi contrari sono stati 72 su 129; in 43 hanno votato il bando e in 14 si sono astenuti.
A proporre la votazione immediata, senza che fossero fatte le adeguate presentazioni del problema, la Libia. Hanno dichiarato WWF, Greenpeace, Lav, Legambiente e Marevivo:
Le misure di gestione della specie predisposte dall’ICCAT (Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico e del Mediterraneo) hanno ripetutamente fallito. Ora, dopo l’insulsa bocciatura della proposta di inclusione del Tonno Rosso nella Appendice I della CITES, ci si auspica che gli Stati facciano il possibile affinché l’ICCAT faccia il proprio dovere.
Ora l’appello si sposta verso consumatori, commercianti, ristoranti e cuochi perché la smettano di acquistare, vendere o mangiare il tonno rosso. Già alcune delle GDO come Carefour Europa o CoopItalia hanno scelto di non acquistare tonno rosso, mentre il Principato di Monaco è il primo Paese a rinunciare del tutto all’acquisto e alla vendita di questa specie a rischio estinzione. Dicono le Associazioni:
Mangiare è un gesto ecologico e politico. Adesso è più importante che mai che le persone facciano quello in cui i politici hanno fallito, ovvero smettere di consumare tonno rosso per salvare la specie.
Qui la classifica rompiscatole di Greenpeace con le scatolette di tonno da acquistare o da evitare.
Via | Comunicato stampa WWF
Foto | Flickr

Dopo l’incredibile storia dall’Arizona di Christine, la donna che si è beccata una multa per non aver usato la corrente elettrica fornita dal locale gestore dell’energia, dagli Usa, precisamente da Orange in California arriva un’altra notizia pazzesca di multe legate alla diminuzione dei consumi.
I protagonisti sono i coniugi Quan e Angelina Ha che durante la secca estate del 2007 hanno iniziato a ridurre il consumo di acqua per innaffiare il loro giardino passando da 299.221 galloni (circa 1 132 674 litri di acqua) a 58.348 galloni nel 2009 (circa 220 871 litri di acqua) risparmiando così l’80% del prezioso liquido.
Il comune, che ha citato la coppia davanti la Corte di Stato della Contea spiega che il giardino degli Ha non è conforme con l’ordinanza che richiede una copertura vegetale del 40%. Gli Ha però non hanno lasciato il terreno incolto ma seguendo le raccomandazioni dell’Agenzia pubblica per le acque hanno ricostruito il giardino con piante che necessitano di poca acqua e ridotto il manto erboso.
La Corte di stato non ha accolto il ricorso della Contea di Orange.

L’Università di Rhode Islands, dopo dieci anni di studio ha presentato una super trota iridea OGM, destinata, secondo gli obiettivi a stravolgere il mercato dell’acquacoltura. A capo del progetto di ricerca Terry Bradley, che è ricorso alla miostatina, una proteina che rallenta la crescita muscolare, ottenendo, ha riferito,”risultati sorprendenti” negli ultimi due anni, con la trota che ha sviluppato il 15-20 % in più di massa muscolare rispetto agli standard di questa specie senza che le sia stato somministrato del cibo in più.
La modifica genetica, dalla prima generazione di trote, si è spostata già alla seconda generazione e le super trote si sono riprodotte normalmente.
Ha detto Terry Bradley:
Abbiamo ottenuto risultati piuttosto sorprendenti tanto che stiamo studiando analoghe modifiche per salmone, passera e tonno. I risultati promettono implicazioni significative per l’acquacoltura e forniranno informazioni completamente nuove sui meccanismi di crescita dei pesci. I risultati permettono anche un confronto tra i meccanismi di crescita del muscolo nei mammiferi rispetto al pesce e potrebbero far luce su alcune malattie muscolari negli esseri umani.
Per ora la super trota iridea resta per fortuna oggetto di studio, in quanto sono da accertare i meccanismi di influenza delle modifiche genetiche sull’intero organismo.
Via | ScienceDaily
Si è conclusa oggi la V Conferenza Ministeriale ambiente e salute a Parma, con la firma della Declaration e del Commitment to Act da parte di tutti i 53 paesi della Regione Europea dell’ Organizzazione mondiale della sanità (OMS).
Presto, si legge nel documento, i singoli governi dovranno approntare piani nazionali tali da minimizzare i rischi e l’impatto sulla salute pubblica dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento, con particolare riferimento all’infanzia. Si dovrà garantire, di conseguenza, l’accesso in tutta sicurezza all’acqua e una dieta depauperata di tutti quegli agenti tossici o che possanno indurre allergie. Le autorità presenti, pertanto, dovranno impegnarsi a fare in modo che entro 5 anni gli ambienti frequentati dai bambini siano liberi dal fumo e che si moltiplichi il numero delle iniziative volte a ridurre l’obesità incentivando le attività all’aria aperta (in un contesto salubre!). Non è da meno, poi, l’impegno promesso al fine di ridurre le disuguaglianze sociali e di genere nell’esposizione al rischio ambientale.
Nuovo slancio, quindi, alla sanità quale centro propulsore dello sviluppo socio-economico unitamente al progresso della green economy e dello sviluppo delle tecnologie verdi. A sottolineare l’importanza della Dichiarazione firmata quest’oggi, poi, gli stati membri hanno concordato l’adozione di una risoluzione, prevista nel corso della sessantesima sessione del Comitato Regionale Oms a Mosca nel mese di settembre, che possa dare ulteriore slancio e valore giuridico ai documenti firmati nella giornata di oggi.
Foto | Flickr
Anche se c’è qualcuno che non crede all’estinzione del tonno rosso, dalla Commissione europea arriva lo stop al commercio internazionale mentre viene messo sotto stretta sorveglianza il corallo. L’accordo raggiunto dai governi dell’Unione, sulla base di una proposta della Commissione europea fatta il mese scorso, sarà formalmente adottato dalla riunione dei ministri dell’energia dell’Unione europea oggi a Bruxelles e probabilmente sarà interrotta per un anno anche la pesca del tonno rosso
L’accordo UE arriva prima della riunione della Conferenza della parti Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie a rischio (CITES), che si svolgerà dal 13 al 25 marzo a Doha e dove saranno esaminate le specie a rischio estinzione tra cui appunto il tonno rosso, elefanti e orsi polari. Secondo gli scienziati le scorte di tonno rosso dell’Atlantico - che può arrivare a costare anche 100.000 dollari sul mercato - sono calate di oltre l’80% negli ultimi 40 anni per un valore di circa 3,2 milioni di euro.
Tra le iniziative per il ripopolamento del tonno rosso un anno di divieto di pesca con una deroga concessa per la pesca diciamo artigianale e per quei pescatori che usano piccole imbarcazioni per rifornire il mercato locale. I governi hanno promesso di sostenere i pescatori di tonno rosso a cui sarà imposto lo stop con sovvenzioni.
A votare contro il divieto di pesca Malta, mentre Svezia e Austria si sono astenute. Per conoscere quale tonno in scatola acquistare consultate la classifica rompiscatole di Greenpeace.
Come vi ha raccontato Marina, la Corte di Giustizia europea si è pronunciata in merito all’eclatante caso di inquinamento della Rada di Augusta ribadendo il principio che “chi ha inquinato deve pagare”. A molti la decisione della Corte potrà sembrare banale, ma in realtà la triste storia di quello specchio di mare dimostra che non lo è.
Che la Rada di Augusta sia inquinata lo si sa da sempre: il polo petrolchimico la avvelena dagli anni cinquanta e, a partire dai primi anni ottanta si sono iniziate a vedere le prime conseguenze drammatiche con un aumento, totalmente fuori dalle statistiche regionali e nazionali, delle malformazioni nei neonati venuti al mondo negli ospedali di quel pezzo di provincia di Siracusa.
Questo aumento delle malformazioni creò allarme tra la popolazione e alcune denunce alla Procura della Repubblica che (nel 2001, decisamente troppi anni dopo) iniziò a lavorare a quella che fù chiamata “Operazione Mar Rosso”. Tale operazione è magistralmente sintetizzata nel Dossier Mercurio e impianti Cloro Soda di Legambiente, datato 2007:
E’ del gennaio 2003 l’indagine giudiziaria più clamorosa sull’area industriale di Priolo, l’“Operazione Mar Rosso” condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Siracusa. In quell’occasione furono arrestati 17 tra dirigenti e dipendenti dello stabilimento ex Enichem (ora Syndial), tra i quali il precedente e l’allora direttore, l’ex vicedirettore e i responsabili di numerosi settori aziendali, insieme al funzionario della Provincia preposto al controllo della gestione dei rifiuti speciali prodotti nell’area industriale. Il principale capo di imputazione contestato dalla Procura è stato il delitto ambientale previsto dall’articolo 53 bis del Ronchi (oggi art. 260 del Codice ambientale), per aver costituito una «associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di ingenti quantità di rifiuti pericolosi contenenti mercurio». Il mercurio, secondo l’accusa, veniva scaricato nei tombini delle condotte di raccolta delle acque piovane e da lì finiva in mare. Un’altra via per liberarsi illegalmente dei rifiuti - secondo la Procura - era quella della falsa classificazione e dei falsi certificati di analisi: in questo caso lo smaltimento avveniva in discariche autorizzate, ma non idonee a raccogliere quel genere di rifiuti. L’indagine, coordinata dal Sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Musco, è stata resa possibile grazie anche alle intercettazioni telefoniche e ambientali compiute anche all’interno del petrolchimico. Dopo il sequestro giudiziario e un lungo stop l’impianto è ripartito con una sola delle tre linee per essere poi fermato definitivamente nel novembre 2005.