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Piattaforme petrolifere: la strategia della Croazia nell’Adriatico

Mentre con la risoluzione n. 52 l’Italia restringe le concessioni alle piattaforme offshore, dall’altra parte dell’Adriatico il governo croato accende il semaforo verde per la ricerca e l’estrazione in ben 29 aree marine

Il Governo della Croazia ha dato il via nelle scorse settimane a una nuova strategia energetiche che prevede 29 aree offshore nelle acque territoriali del mar Adriatico, per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. A comunicarlo è stata la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo Economico che ha spiegato come Ivan Vrodljak, ministro dell’Economia di Zagabria, abbia ufficializzato l’apertura di un’asta finalizzata all’assegnazione delle licenze per la ricerca e l’estrazione.

Secondo le fonti governative sarebbero state individuate 8 aree nell’Adriatico settentrionale e 21 nell’Adriatico centrale e meridionale: la superficie di ciascuna di queste aree varia dai 1000 a i 1600 chilometri quadrati. La procedura di assegnazione prevede un periodo di sfruttamento di ben 25 anni.

Dall’altra parte dell’Adriatico, ovviamente, c’è l’Italia dove due giorni prima della diffusione della notizia sulla mossa della Croazia, il Senato ha approvato la risoluzione n. 52 che contiene due ordini del giorno che hanno come destinatario l’esecutivo: il primo prevede una ricognizione della disciplina in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi, il secondo la sospensione di nuove attività concessorie entro le 12 miglia marine e in aree marine e costiere protette. Nel “pacchetto” ci sono anche misure compensative per le comunità interessate e una strategia comune con gli altri Paesi dell’area mediterranea “per una severa regolazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi liquidi”.

Quindi la decisione della Croazia potrebbe rendere vana qualsiasi norma di tutela nazionale. L’acqua – quella dell’Adriatico – è la stessa: i rischi sarebbero comuni, i profitti e i benefici economici della sola Croazia. La Croazia ha liberalizzato il settore, semplificano gli iter burocratici e diventando decisamente appetibile per le compagnie petrolifere che, secondo il titolare del dicastero dell’Economia Vrodoljak, potrebbero ricavarne miliardi.

La politica croata è in netta controtendenza rispetto ai Consigli regionali di Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia che spingono verso il divieto di ricerche di petrolio e gas e le linee guida della Commissione europea riguardanti Adriatico e Jonio che auspicano “un’economia blu rafforzata, un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro e attività di pesca responsabili”.

Via | Altreconomia

Foto © Getty Images

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