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Giornata mondiale della malaria, i nuovi rischi di una malattia antica

A causa della crescita demografica e dei cambiamenti climatici quasi metà della popolazione mondiale è esposta al rischio di contrarre la malattia. La strategia più economica ed efficace resta la prevenzione. Una semplice rete può ridurre a zero il rischio di punture da anofele

Dal 2007 il 25 aprile è la giornata mondiale della malaria. Questa malattia accompagna l’umanità da migliaia di anni, e a tutt’oggi rappresenta una delle sfide sanitarie più ardue.

Nel mondo la situazione è infatti ancora molto grave, perché ogni anno l’OMS stima che ci siano oltre duecento milioni di casi, con oltre seicentomila morti. All’inizio del ventunesimo secolo la malaria resta la prima causa di morte nei paesi africani e colpisce soprattutto i bambini.

A differenza di altre patologie infettive come il vaiolo la malaria non è stata debellata per un motivo di tipo ecologico: il suo ciclo non si compie solo all’interno degli esseri umani dato che il plasmodio che la causa vive infatti nelle zanzare anofele che lo trasmettono agli uomini. Negli anni cinquanta l’OMS credeva di poter debellare la malaria eliminando le zanzare a colpi di DDT, ma quando apparve chiaro che questo insetticida era estremamente tossico per l’uomo, l’idea della guerra chimica agli insetti dovette essere abbandonata.

Rispetto a cinquant’anni fa la situazione è migliorata dal punto di vista della prevenzione e della cura: grazie agli sforzi dell’OMS l’incidenza si è ridotta del 25% e i tassi di mortalità sono calati del 40%.

Tuttavia, l’effetto combinato della crescita della popolazione mondiale, dell’evoluzione di ceppi resistenti alle terapie e dei cambiamenti climatici hanno fatto sì che la quota di popolazione mondiale a rischio sia passata dal 10% degli anni sessanta al 40%-50% di oggi.

Quali sono le prospettive per poter meglio combattere questa malattia? Se la ricerca di un vaccino è a buon punto e potrebbe essere presto essere distribuito, la strategia più economica ed efficace è la prevenzione: una semplice rete a maglie fitte impregnata di insetticida a lunga durata posta alle finestre o sopra i letti permette di ridurre a zero il rischio di contagio nei locali domestici.

Verrebbe da dire che si tratta di una soluzione troppo semplice per essere presa sul serio dai governi: il costo stimato dall’OMS è di circa un dollaro per persona a rischio all’anno, ovvero circa 3 miliardi di dollari per tutto il pianeta.

Può sembrare una cifra elevata, ma stiamo parlando dello 0,15% del prodotto interno lordo italiano ovvero di sei euro all’anno per ogni cittadino dell’Unione Europea. E’ uno sforzo che potremmo permetterci, per evitare che abbia ragione lo storico Clive Ponting quando sostiene che la lotta contro la malaria rappresenta uno dei maggiori fallimenti dell’umanità (1).

(1) Clive Ponting, A new green history of the world, 2007 p. 218. E’ un libro straordinario di consiglio caldamente la lettura.

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