Bugs, il futuro del (nostro) cibo è negli insetti?

Il futuro del (nostro) cibo è negli insetti? Da più parti si fanno insistenti le previsioni secondo le quali saranno gli insetti a garantirci le riserve proteiche necessarie a sfamare il globo quando sulla Terra saremo 9 o 10 miliardi di abitanti. La scorsa estate Matteo Salvini ha provocatoriamente rivendicato la supremazia dell’italica produzione salumiera a chi, a Expo 2015, sosteneva una gastronomia prossima ventura a base di formiche, cavallette e bruchi.

Ma, come dimostra il documentario Bugs di Andreas Johnsen, presentato ieri sera al festival Cinemambiente, in Europa c’è già chi sta investendo nell’allevamento degli insetti con una produzione di alcuni quintali alla settimana. Sì, avete letto bene, quintali.

I due ricercatori danesi protagonisti del documentario in concorso a Cinemambiente viaggiano dall’Uganda al Giappone, dall’Italia all’Australia per cucinare, assaporare, schedare e studiare i gusti di termiti regine, bruchi, cavallette ed escamoles. Ironici e onnivori, i due giovani protagonisti ci accompagnano alla scoperta di quello che è stato definito il cibo del futuro dopo che gli ambientalisti ne hanno elogiato il basso impatto ecologico, gli chef il gusto e i nutrizionisti l’alto valore nutrizionale. Perché “nostro” sta fra parentesi nel titolo e nell’attacco di questo post? Perché – anche se a molti potrà sembrare strano – gli insetti fanno già parte delle abitudini alimentari di due miliardi di persone, oltre un quarto della popolazione mondiale.

Via | Cinemambiente

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