Sprechi alimentari: ogni anno nel cestino 94 kg di cibo pro capite

Il periodo delle festività natalizie è contraddistinto da incontri conviviali all’insegna del buon cibo. Nel pranzo di Natale così come nel cenone di Capodanno e in tutte le occasioni di incontro lo spreco alimentare tocca le punte più alte dell’anno. I numeri del cibo che viene buttato, ogni anno, nel nostro Paese, sono altissimi. Lo spreco alimentare complessivo per persona è di ben 94 kg, di cui 55% è generato nella filiera (dai mercati fino alla ristorazione) e il 45% nelle famiglie. In termini macroeconomici la cifra corrisponde a 12,3 miliardi di euro di cibo consumabile pari a 5,5 milioni di tonnellate. In casa, dunque, un singolo individuo butta nel cestino 42 kg di cibo, alimenti scaduti, avanzi, frutta e verdura andati a male che equivalgono a 117 euro l’anno. In una famiglia media (2,5 componenti) la spesa annua è di 292 euro.

Attualmente 1 miliardo di euro di questo cibo viene recuperato e l’obiettivo per il futuro prossimo è riuscire a “salvare” almeno il 50% di questa quota arrivando così a salvare 6 miliardi di euro di cibo. Secondo la ricerca Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità realizzata da Fondazione per la sussidiarietà, Politecnico di Milano, Nielsen Italia e Edizioni Guerini e Associati nel nostro Paese si produce una quantità eccessiva di cibo quantificabile in 6 milioni di tonnellate, per un valore economico di 13 miliardi di euro. Il tutto mentre le mense gratuite destinate a poveri e indigenti raddoppiano le loro file. A Milano, per esempio, nel 2011 erano 56 mila i poveri che si rivolgevano agli enti caritatevoli, ora sono oltre 100mila e, per la prima volta, gli italiani hanno superato gli stranieri.

Dunque i bacini potenziali per assorbire il cibo in eccedenza di super e ipermercati e della ristorazione ci sono, il problema è mettere in contatto chi spreca il cibo e chi ne ha bisogno ed è per questo che in Italia si stanno moltiplicando le food banks e gli enti caritativi che si occupano di fare da trait d’union fra queste due realtà. Secondo Alessandro Perego, curatore della ricerca, se le cooperative di agricoltori, i produttori, la grande distribuzione e le catene di ristoratori riusciranno a stabilire rapporti di collaborazione con intermediari qualificati, sostenuti da un contesto normativo tale da garantire la qualità del cibo recuperato, sarà possibile recuperare fino al 50% delle eccedenze generate nella filiera agroalimentare.

Inoltre, secondo una stima di UniBo su dati Lmm ed Enea, gli sprechi alimentari costano anche in termini di consumo energetico: il 3% dell’energia consumata, un dato che equivale all’85% dei consumi di una regione come l’Emilia Romagna e a 1,65 milioni di abitanti. Si spreca energia per produrre, trasportare e preparare i cibi e poi se ne spreca altra per smaltire i cibi. Sprecando meno, insomma, si risparmia due volte. I resti del Cenone di Capodanno sono una buona occasione per cominciare il 2013 con il piede giusto.

Via I Nestlé

Foto I Flickr

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