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Acqua all’arsenico, la Regione Lazio stanzia i fondi. L’Oms: “nel Lazio alto rischio per la salute”

La Regione Lazio stanzia fondi per la messa a norma degli impianti: con 11 anni di ritardo

Dal primo gennaio sono centinaia i comuni del Lazio (potete scaricare l’elenco completo qui) che hanno dovuto revocare la potabilità dell’acqua: da decenni infatti i cittadini avevano accesso all’acqua pubblica nelle loro case solo grazie ad una deroga alla normativa che impone limiti stringenti (non per questo troppo stringenti) relativamente alle quantità di metalli che possono essere presenti nelle forniture idriche.

La deroga al D.L. 31/2001, perpetratasi per ben 11 anni prima della sopraggiunta impossibilità di erogare l’acqua dichiarandola per forza di cose “non potabile”, ha infatti permesso a numerosi comuni della provincia di Roma, Latina e sopratutto Viterbo, di continuare ad abbeverare i cittadini in barba alla salute pubblica ed alla tutela ambientale: oggi alcuni di questi comuni, tra cui proprio Viterbo, hanno dovuto revocare (anche se non in toto) la potabilità per non incorrere in multe salate e sanzioni europee.

Il paradosso, tutto italiano, vuole persino il Comune di Nepi (famoso proprio per le sue acque diuretiche che continuano ad essere vendute nei supermercati – sono controllate, potete stare più che tranquilli) costretto a revocare la potabilità dell’acqua dei rubinetti.

L’acqua contenente arsenico può causare cancro, lesioni cutanee, malattie cardiovascolari, danni al sistema nervoso e diabete, sono solo alcuni dei possibili effetti dell’esposizione prolungata all’arsenico tramite acqua potabile e cibo: non lo dice Ecoblog nè tantomeno il sottoscritto, ma è l’allarme lanciato dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Non certamente una novità, un’urgenza che tuttavia è stata fronteggiata talmente blandamente nel corso degli anni che, in più comuni, i sindaci sono stati costretti proprio all’extrema ratio: revocare la potabilità.

Il Tavolo tecnico regionale, riunitosi il 27 dicembre scorso, ha redatto alcune linee guida per i cittadini:

Limitazioni d’uso dell’acqua erogata raccomandata dall’Istituto Superiore della Sanità per concentrazioni di arsenico superiori a 10 e uguali o inferiori a 50 microgrammi/litro e per fluoruri superiori a 1,5 e uguali o inferiori a 2,5 milligrammi/litro.

Utilizzi consentiti

Tutte le operazioni di igiene domestica (lavaggio indumenti stoviglie ambienti) scarico wc e impianti riscaldamento.

Divieti d’uso

Divieto d’uso potabile; divieto d’uso per cottura, reidratazione e ricostituzione di alimenti; divieto d’uso per preparazione di alimenti e bevande (escluso lavaggio frutta e verdura sotto flusso d’acqua e utilizzando acqua potabile per l’ultimo risciacquo); divieto d’uso per pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua (lavaggio denti e cavo orale); consentito uso dell’acqua per igiene personale (es. doccia) tranne nei casi di presenza di specifiche patologie cutanee (eczema, patologie cutanee a rischio anche di tipo evolutivo o degenerativo); divieto d’impiego da parte delle imprese alimentari

La Regione Lazio, latitante da almeno un decennio sul tema arsenico nelle acque (come su molti altri, indipendentemente dal colore di bandiera politica a presiederla) ha diramato oggi un comunicato nel quale informa i cittadini del Lazio di aver predisposto un piano per risolvere l’emergenza arsenico (si è semplicemente atteso che divenisse un’emergenza, come spesso accade in Italia); si legge in un comunicato del 4 gennaio 2013:

La mancata potabilità delle acque che interessa comuni nelle province di Roma, Viterbo e Latina, è stata immediatamente all’attenzione della Giunta Polverini sin dal proprio insediamento. […] Dopo cinque anni di assoluta indifferenza rispetto al problema dell’arsenico, questa amministrazione con il sostegno utile e fattivo del ministro Balduzzi si è fatta carico di una soluzione strutturale come richiesto dall’Europa che da dieci anni segnala l’esistenza di questa problematica.

dopo questa autoglorificazione istituzionale dal sapore lontanamente propagandistico tipico delle campagne elettorali (nel Lazio si voterà anche per eleggere il nuovo Consiglio Regionale) la Regione ha specificato che:

Per quanto riguarda la provincia di Viterbo il territorio maggiormente interessato, per gli interventi di prima fase, relativi alle zone con livelli di arsenico superiori ai 20 microgrammi/litro, la Regione ha assicurato la completa copertura con fondi regionali, per circa 12 milioni di euro al fine di realizzare 33 potabilizzatori in 16 comuni. […] Per i Comuni aderenti al Gestore unico dell’ATO1 – Talete SpA – la struttura commissariale per l’emergenza arsenico provvederà direttamente all’appalto delle opere (27 potabilizzatori per 19 comuni). La gara è stata già bandita e il 20 febbraio 2013 è prevista l’apertura delle offerte pervenute

si legge nel comunicato che si conclude con l’ennesima auto-incensazione:

Si tratta di un piano frutto di un lavoro costante che ha colmato in poco più di un anno e mezzo l’azione programmatica lacunosa dei cinque anni della precedente amministrazione

e di quella prima, di quella prima e di quella prima, aggiungeremmo noi.

In verità affibbiare responsabilità per questo ennesimo scempio della politica laziale ed italiana è kafkiano: l’avvicendarsi sulle poltrone della Regione Lazio di personaggi diametralmente opposti, politicamente parlando, non ha risolto la questione, sintomo probabilmente che a nessuno interessa farlo. Il comunicato della Regione Lazio in tal senso è un gioco elettorale di cattivo gusto perpetrato a danno della salute pubblica della cittadinanza: gli effetti di un’esposizione prolungata all’arsenico contenuto nelle acque si hanno dopo almeno 5 anni, con cambiamenti nella pigmentazione cutanea, e con lesioni cutanee su mani e piedi che possono essere precursori di un cancro alla cute.

Foto | Flickr

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