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Lazio, Valle del Sacco declassata a Sito di Interesse Regionale: i Verdi contro il Ministero dell’Ambiente

Lazio, la Valle del Sacco declassata a Sito di Interesse Regionale: i Verdi accusano

Il Bacino del fiume Sacco, da cui prende il nome la Valle dei Latini (o del Sacco, appunto) che si estende da Roma a Frosinone, è stato declassato da Sito di Interesse Nazionale a Sito di Interesse Regionale: la decisione, secondo i Verdi Lazio, rappresenterebbe

un vero e proprio schiaffo dato al territorio della Valle del Sacco.

L’inquinamento presente in quelle zone, avvelenate negli ultimi 100 anni da scarichi industriali, fabbriche e discariche abusive, aveva portato la Regione Lazio, già nel 2007 (sotto l’amministrazione Marrazzo), a dare il via ad un macroprogetto di filiere agroenergetiche, visto il divieto, imposto dalle autorità, di colture alimentari lungo tutto il Bacino del fiume Sacco.

Nel 2005 venne infatti dichiarato lo stato d’emergenza ambientale a causa della ingente presenza di un pesticida, il beta-esaclorocicloesano, che veniva prodotto in loco da un’azienda (oggi chiusa): ad oggi però i livelli di sostanze tossiche, tra cui mercurio, cromo, arsenico e diossine, sia nelle aree agricole sia in quelle industriali, non si sono affatto abbassati.

Quest’ultimo atto ministeriale sul declassamento della Valle del Sacco implicherebbe gravi responsabilità della Giunta Polverini:

La Polverini infatti, non solo non si è opposta a questa decisione, ma non ha mai provveduto ad adottare il decreto, che il Consiglio regionale aveva approvato su proposta del consigliere Angelo Bonelli, che dichiarava la Valle del Sacco Area ad Alta Criticità Ambientale, che avrebbe reso impossibile la realizzazione di qualsiasi altro tipo di impianto inquinante, e la possibilità di procedere solo alle necessarie bonifiche.

si legge in un comunicato dei Verdi Lazio. Secondo il rapporto dell’Asl Roma E del 2008

le persone che hanno risieduto lungo il fiume hanno assorbito e accumulato nel tempo pesticidi organo clorurati soprattutto tramite la via alimentare. L’estesa indagine di biomonitoraggio ha dimostrato una contaminazione umana di carattere cronico da beta-esaclorocicloesano. […] Il quadro di mortalità e di morbosità dei residenti nell’area di Colleferro,mostra valori più elevati per le patologie respiratorie in possibile rapporto con la contaminazione cronica ambientale.

Il caso della Valle del Sacco, esploso con il recente scandalo Italcementi di Colleferro (Rm), ripercorre a ritroso un po’ tutta la storia industriale pesante del nostro Paese: dal 1912 sono presenti i principali stabilimenti di industria bellica (che per anni ha approvvigionato l’ex rais di Baghdad Saddam Hussein), come sottolineato dal recente rapporto di Legambiente del febbraio scorso “Armi chimiche: Un’eredità ancora pericolosa”, all’Italcementi (attiva dal 1919), passando dagli inceneritori alle discariche abusive, dai pesticidi all’industria chimica, tutte le attività degli ultimi 100 hanni hanno cambiato enormemente la vivibilità di quel territorio, avvelenandolo a garantendogli il soprannome di “nuova Ilva“.

I Verdi propongono il rilancio, nel prossimo Consiglio Regionale, della dichiarazione di Alta Criticità Ambientale e l’istituzione di una “No Tax Zone” per quel territorio, in modo da attirare investimenti.

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