L’idea arriva dal ministero per l’Ambiente: dedicare una giornata alla bicicletta, ossia il BiciDay. Nel giorno della Festa della mamma, giusto per non farsi mancare nulla.
Il Ddl sulla mobilità sostenibile che è attualmente al vaglio del parlamento prevede che siano adibite, in tutti gli edifici pubblici, aree riservate al parcheggio delle biciclette; che sui tram si possano trasportare bici pieghevoli; che siano previsti parcheggi a ridosso di stazioni treno e metrò per favorire l’interscambio. Nell’attesa che la camera si pronunci è stato stralciato il Biciday istituito per legge ogni seconda domenica di maggio, che ha appunto vita autonoma rispetto alle altre iniziative legate alla diffusione della cultura della bicicletta.
Spiega in un comunicato stampa il ministro Stefania Prestigiacomo:
Sarà una grande festa della mobilità sostenibile. L’iniziativa nasce con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani e la Federazione Ciclistica Italiana, per dimostrare, ancora una volta, che la bicicletta può essere sempre di più un mezzo di locomozione sicuro e pulito, in grado di rendere le nostre città più vivibili e meno inquinate. Il “Biciday” che è il cuore del provvedimento varato dal Consiglio dei Ministri spero diventi la giornata nazionale della mobilità sana e sostenibile. Il grande successo di pubblico della scorsa edizione, con centinaia di migliaia di persone, famiglie, gruppi organizzati in piazza sulle due ruote, è la dimostrazione di quanto sia avvertita l’esigenza di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini anche attraverso l’incentivazione di politiche rivolte alla mobilità eco-sostenibile
Lo scorso anno la risposta del pubblico fu interessante. Per quest’anno è possibile consultare il calendario degli eventi dal sito del Ministero per l’Ambiente.
Stefania Prestigiacomo, attuale ministro dell’Ambiente, potrebbe ricevere il dicastero dello Sviluppo economico che fu di Claudio Scajola e che, in seguito alla bufera mediatica che tutti conosciamo, è tornato nelle mani del presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.
Lo ipotizza Staffetta Quotidiana, giornale di settore dell’industria dell’energia, specialmente quella da fonti fossili, che è solitamente ben informato sui movimenti interni al Mse.
Il nome della Prestigiacomo deriva dalle lodi espresse dall’attuale ministro dell’Ambiente nei confronti della centrale nucleare di Flamanville, in Francia, che la Prestigiacomo ha visitato ieri.
Parole che, effettivamente sono più consone ad un ministro dello Sviluppo economico che ad uno dell’Ambiente. A Flamanville, infatti, la Prestigiacomo del nucleare ha detto:
Continua a leggere: Ministero Sviluppo economico: dopo Scajola arriva la Prestigiacomo?
A Civitavecchia, non lontano dalla centrale elettrica Enel all’interno della quale è appena morto un operaio, ce n’è un’altra gestita da Tirreno Power: si tratta della centrale di Torre Valdaliga Sud, recentemente convertita a ciclo combinato gas-vapore (prima bruciava olio combustibile, cioè petrolio).
Si tratta di un impianto da 1.200 MW che, dopo la conversione, è rimasto con un gruppo produttivo spento e non ancora convertito. Ora, però, Tirreno Power vorrebbe riattivarlo utilizzando il carbone come combustibile. La conferenza di servizio al Ministero dell’Ambiente, necessaria per ottenere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) e procedere alla conversione, si terrà oggi.
La notizia si è sparsa a Civitavecchia già da qualche tempo e ha creato molti malumori: i cittadini, infatti, già convivono non troppo felicemente con l’impianto a carbone dell’Enel e la prospettiva di un nuovo gruppo, presumibilmente da 320 MW, sempre a carbone non li entusiasma.
I controlli e la ricerca ambientale si salvano andando sul tetto. Lo pensano i precari della sede ISPRA di via Casalotti, a Roma, che da ieri hanno occupato il tetto dell’edificio dove si trovano i loro uffici e lavoratori, per protestare contro l’annunciato licenziamento di 200 di loro entro fine anno, che seguirebbe quello di altri 250 colleghi già allontanati tra gennaio e giugno di quest’anno.
La disperazione dei lavoratori non deve però far dimenticare l’importanza del ruolo dell’Istituto, il principale ente pubblico di ricerca che in Italia si occupa di ambiente, vigilato proprio dal dicastero di via Cristoforo Colombo oggi guidato da Stefania Prestigiacomo: infatti, l’ISPRA ha funzioni fondamentali per la ricerca e il controllo ambientale nel nostro paese.
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Mentre i sindaci dell’Alto Tirreno erano impegnati nel sit-in a Roma (in alto il video della manifestazione di ieri) per chiedere al Governo la bonifica delle aree marine e terrestri probabilmente contaminate dai contenuti sconosciuti di fusti sepolti a 450 metri di profondità nel mar Tirreno, la nave Mare Oceano, inviata dal Ministero dell’ambiente partiva dal porto di Cetraro per iniziare le prime analisi proprio su quelle acque.
L’allarme della popolazione è alle stelle: ciò che si teme è che sul fondo del mare vi possano essere fusti contenenti materiare radioattivo e la prima verifica che viene chiesta è relativa alla ricerca della eventuale presenza di raggi alpha. Roberto Menia sottosegretario all’Ambiente ha incontrato ieri al porto di Cetraro i pescatori inferociti poiché registrano un crollo nelle vendite, e ha detto:
Senza sapere cosa c’è nei fusti quello di oggi è solo un allarmismo ingiustificato.
Probabilmente non sono attese grosse sorprese dalle analisi che saranno effettuate a bordo della Oceano Mare, ma solo conferme di quelle che furono i risultati delle analisi predisposte nel 2006 dalla Capitaneria di Porto di Cetraro e che portarono il 18 aprile 2007 alla sospensione della attività di pesca a causa della elevata presenza di alluminio e cromo. L’ordinanza fu poi ritirta un anno dopo ma i motivi per cui avvenne non sono ancora chiari. I rilievi furono effettuati un anno prima sotto richiesta della Procura di Paola, nelle acque tra Belvedere Marittimo e Cetraro tra una profondità di 330 e 450 metri, proprio nella zona indicata dal pentito Fonti e dove è stata trovata la nave contenente i fusti.
Dopo la scorsa campagna di ecoincentivi per l’acquisto di una bicicletta, da 10 milioni di euro, è atteso l’annuncio da parte del Ministero dell’Ambiente, per il prossimo 18 settembre, dell’avvio di una nuova campagna di incentivi, da 13 milioni di euro.
Proprio ieri la Corte dei Conti si è espressa positivamente approvandone la spesa e la notizia sarà data, in via ufficiale, al 67esimo Salone milanese del ciclo alla Fiera di Rho/Pero.
La nuova campagna di eco incentivi è divisa in due tranches, la prima da 7,6 milioni di euro è destinata a sostenere chi desidera acquistare una nuova bicicletta; la seconda tranches da 5,1 milioni di euro è destinata agli acquisti di ciclomotori fino a 50 cc, inclusi i piccoli veicoli elettrici anche a 4 ruote. Il nuovo contributo coprirà il 30% del prezzo d’acquisto per un massimo di 200 euro; mentre per i cinquantini, si arriva all’8% con un tetto massimo di 180 euro.

All’inaugurazione del Festival dell’Energia c’era tutta la Regione Puglia che conta per le questioni ambientali, oltre a esponenti locali responsabili delle politiche territoriali. E se questa su Ecoblog è stata la settimana nera della Puglia per più di qualche denuncia, mi sembra giusto chiuderla con i commenti delle cariche che hanno a cuore il destino del tacco d’Italia, tutti presenti alla kermesse sull’energia.
Il governatore pugliese Nichi Vendola:
Per il 2020 immagino un’energia diffusa, dolce, democratica, che parta dalla riqualificazione urbana degli edifici, e dall’efficienza energetica. Piccole cose che portano alle grandi. Mi piacerebbe vedere disseminati per il territorio impianti solari o eolici, anche di piccola taglia. E vorrei che si coniugasse il business alla ricchezza ambientale.
Indubbia l’arte retorica ed il carisma di Vendola: vira sul dolce per non nominare l’amaro?
Dopo il salto le dichiarazioni di Gianni Sergi, Assessore alle Politiche enrgetiche della Provincia di Lecce, di Paolo Perrone Sindaco di Lecce e Di Marco De Giorgi Segretario generale al Ministero dell’Ambiente.
Continua a leggere: I commenti della Regione Puglia sulla questione energetica

Nella stessa giornata due differenti comunicati stampa sul medesimo argomento: i rifiuti RAEE. Da un lato Greenpeace che con la sua manifestazione Hi-Tox davanti al Ministero dell’Ambiente, ieri mattina (nella foto un momento della protesta, qui la galleria completa) per denunciare, come spiega Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace:
Se la Prestigiacomo non va dai rifiuti, i rifiuti vanno alla Prestigiacomo. Visto che sulla questione della raccolta di rifiuti elettronici la ministra fa la bella addormentata, abbiamo deciso di portare davanti al suo ufficio un esempio dei tanti centri di raccolta irregolari che avvelenano l’Italia e il futuro dei nostri figli.
Dall’altro il comunicato di Ecodom il consorzio che si occupa della raccolta dei RAEE che dice:
Ecodom nei primi 13 mesi di operatività, dal gennaio 2008 a febbraio 2009, ha raccolto, su tutto il territorio nazionale, circa 40 mila tonnellate tra frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie (i RAEE). Grazie al processo di trattamento e riciclo realizzato dagli impianti selezionati da Ecodom, 848 mila tonnellate di anidride carbonica (CO2) non sono state immesse nell’atmosfera, e si è inoltre evitata la dispersione di una significativa quantità di gas che danneggiano lo strato di ozono.
Dopo il salto le ragioni dell’uno e dell’altro.
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.