Corrado Clini neo ministro dell’Ambiente (le sue idee su inceneritori e nucleare qui) è stato intervistato poche ore fa nell’odierna puntata di Un giorno da pecora su Radiodue con in studio i conduttori Claudio Sabelli Fioretti, Giorgio Lauro e ospite Osvaldo Napoli del PdL (nella foto a sinistra) . Lo scambio di battute è divertente, informale ma anche molto sostanzioso: sotto i punti più salienti mentre qui trovate il podcast della puntata.
Spread o Spriz?
Meglio lo Spritz con il Sauvignon Blanc.
OGM.
Gli OGM in alcune aree sarebbero forse utili in zone marginali come quelle appenniniche per studiare coltivazioni ad hoc e non per produzioni agricole alimentari. Poi ci sono OGM che ci consentono di salvare i pomodori di San Marzano o il riso carnaroli. Comunque OGM si.
Tecnoprodiano.
Io sono tecno e basta e riformista moderato. Sono molto legato a Giorgio Ruffolo da cui fui nominato direttore.
Continua a leggere: Corrado Clini: ritorno al nucleare con lo Spritz
Il re è nudo è il rapporto scritto da Vandana Shiva sulle false promesse degli OGM.
Spiegano gli studiosi che lo hanno redatto:
L’illusione che gli OGM possano sfamare il mondo ci ha già portati alla devastazione su larga scala della biodiversità e dei mezzi di sussistenza degli agricoltori. Sono sotto attacco i fondamenti della nostra libertà di conoscere e di poter scegliere ciò che mangiamo. La preziosa biodiversità che resta e la libertà di semina sono minacciate insieme alla nostra libertà, alla democrazia e alla sovranità alimentare. Questo rapporto è la raccolta di molte voci da tutto il mondo che dicono la verità su ciò che sta accadendo nelle loro comunità e paesi e stanno smascherando l’illusione in cui si racconta che gli OGM sarebbero , come scrive Wendell Berry “l’ultima e definitiva risposta a tutto”.
Via | Navdanya International

Il discorso di una sovranità alimentare in una Europa in cui vige la Pac e le multinazionali fremono per introdurre gli OGM è piuttosto rivoluzionario. A discuterne a Krems in Austria fino al 21 agosto oltre 400 delegati europei in rappresentanza di 120 organizzazioni e 34 paesi europei. Tra gli osservatori internazionali sono presenti Asia, Africa, America Latina e Nord America.
Qual’è l’idea? E’ attrezzaresi con un Piano B da presentare in sede di ridiscussione della Pac, cosa che avverà nel 2013. In sostanza la discussione verte sul principio contrario all’attuale Politica agricola europea e fonda la necessità delle piccole aziende agricole:
aziende familiari e di piccola scala per mantenere il tessuto socio-economico e culturale delle zone rurali europee.
Una speranza concreta esiste e si fonda sullo schema per piccole aziende, post Pac 2013, proposto per la prima volta da Dacian Ciolos Commissario all’agricoltura.
Ma cos’è la sovranità alimentare? Vi riporto la definizione secondo la Dichiarazione di Nyéléni, Mali 2007:
La sovranità alimentare è il diritto dei popoli a un cibo salubre, culturalmente appropriato, prodotto attraverso metodi sostenibili ed ecologici, in forza del loro diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari. Pone le aspirazioni e i bisogni di coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti al cuore dei sistemi e delle politiche alimentari. Difende gli interessi e contempla le future generazioni. Offre una strategia di resistenza e smantellamento rispetto all’attuale sistema commerciale alimentare sostenuto dalle corporation e un orientamento per i sistemi alimentari, agricoli, pastorali e della pesca definiti dai produttori e utilizzatori locali. La sovranità alimentare riconosce priorità a economie e mercati locali e nazionali; promuove un commercio trasparente che garantisc redditi equi a tutte le persone così come il diritto dei consumatori al controllo sulla propria nutrizione. Assicura che i diritto d’uso e gestione di terre, territori, acque, semi, mandrie e biodiversità siano nelle mani di coloro che producono cibo. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere da oppressione e ineguaglianze fra uomini e donne, popoli, gruppi etnici, classi economiche e generazioni.
Via | Aiab
Come promesso il 30 luglio sono stata a S.Giorgio la Molara a visitare un campo seminato su sodo o semina diretta di A.I.P.A.S - Associazione italiana amici del suolo. Il campo in questione è stato trattato per 4 anni con colture in rotazione: grano, veccia, sorgo ecc. senza mai essere dissodato. Sul suolo si trova ancora la paglia. Grazie a questa tecnica molto apprezzata in Argentina si hanno resa elevata e alta qualità del suolo. In sostanza l’agricoltura diventa sostenibile, in quanto rispetta del tutto il ciclo di vita del terreno e anzi lo incoraggia riconoscendone i suoi processi e i suoi tempi. Il risultato è che grazie a questa forma di agricoltura sostenibile si riducono notevolmente le emissioni di CO2, si risparmia in fertilizzanti e carburanti, si hanno rese più abbondanti e sopratutto a guadagnarci economicamente è l’agricoltore.
Semina su sodo- S.Giorgio la Molara 30 luglio 2011
Noto con qualcuno dei presenti che forse questa forma di sostenibilità è la risposta più concreta agli OGM che pure promettono rese e guadagni interessanti. Il mio interlocutore mi risponde che le colture OGM non sono altro che una forma di mezzadria moderna e che cercare alternative sostenibili alle colture vuol dire rendere l’agricoltore autodeterminato.
Dalle foto che posto in gallery si evidenzia lo stato del terreno che si compone di fori e microfori formati dalle radici in decomposizione che vi sostano. Danilo Mirandola presidente regionale A.I.P.A.S con Antonio Vella Presidente nazionale mi spiega che evitando di dissodare il terreno restano nel suolo le radici che provvedono alla rigenerazione fornendo nella lenta decomposizione preziosi nutrienti. Sopratutto creano una microrete compatta che evita la dispersione dell’acqua prevenendo il dissesto idrogeologico. Il suolo, dunque, viene considerato come un essere vivente a tutti gli effetti che necessità di adeguato nutrimento, riposo e cura.
L’appunto più frequente che viene rivolto a questa tecnica consiste nel ricordare che gli agricoltori usano dissodare la terra da almeno 10mila anni. Possibile che nessuno abbia mai pensato a seminare direttamente su sodo? Possibile, perché, se in passato l’aratura arrivava a 10 cm nel suolo, con relativi danni, da almeno 50 anni, gli aratri meccanici penetrano per oltre 30 cm nel suolo e stiamo sfruttando i terreni oltre il dovuto. Il che porta in superficie molto più terreno, rompendo in profondità quella spessa rete di cunicoli, fori naturali, organismo e microrganismi che lo digeriscono e che servono a renderlo poroso e grasso come una spugna e capace di assorbire grosse quantità di acqua e nutrienti.
Continua a leggere: Ecoblog visita un campo di semina su sodo

Il Ministero delle Politiche Agricole, dopo un lungo esame e la richiesta (accolta) di revisionare i protocolli, ha autorizzato la coltivazione sperimentale a scopo di ricerca di un particolare tipo di riso geneticamente modificato contenente un vaccino. La sperimentazione potrà avvenire “in campo aperto, ma in condizioni sperimentali controllate e secondo criteri molto restrittivi“. Si trasferisce la coltivazione dal laboratorio ad una serra, un elemento sul quale la Confederazione Italiana Agricoltori non ha intenzione di cedere:
Il riso biotech con il ‘vaccino’, per il momento, non verrà coltivato in Italia. Nel nostro Paese, infatti, le sperimentazioni in campo aperto sono bandite dal 2007. Questo non significa che siamo ostili alla ricerca, ma al contrario vorremmo che fosse sviluppata, dove possibile, per offrire le dovute garanzie di ‘non contaminazione’ a quei produttori che operano con metodi convenzionali, biologici o biodinamici.
Quando si tratta di coltivazioni in campo aperto bisogna utilizzare tutta la cautela possibile, senza cedere alle pressioni di chi vorrebbe accelerare le semine solo per ottenere profitti. Bisogna ricordare che altri Paesi stanno ancora pagando i danni commerciali provocati dalla contaminazione accidentale biotech di alcuni tipi di riso autorizzati solo per la sperimentazione e finiti invece nelle partite di prodotto convenzionale destinate all’esportazione.
La notizia, diffusa sui media con la formula “Il riso OGM coltivato nei campi italiani“, è contestata da Verdi Ambiente e Società che sottolineano come la vera coltivazione “in campo aperto”, anche soltanto sperimentale, sia stata bocciata nel 2007 e non rischia di essere approvata in tempi brevi.
Via | Informasalus

La Fao è stata molto chiara: No al monopolio delle sementi. Il discorso è stato tenuto da José Graziano Da Silva neo eletto direttore generale dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. In secondo luogo ha tenuto a sottilineare a chi gli chiedeva del ruolo dei biocarburanti che esistono varietà che non interferiscono con la sicurezza alimentare e che conviene dunque concentrarsi su quelli.
A proposito degli OGM paventati da molti sostenitori come il rimedio alla fame nel mondo, obiettivo della Fao, Da Silva ha detto:
Io credo che la biotecnologia sia un nuovo camino della scienza e che non debba essere scartato. Quello che va combattuto, ha continuato, è il monopolio delle sementi. Non credo infatti che nessuna delle multinazionali produttrici di semi debba averne il completo controllo.
E agganciandoli alla crisi dei prezzi dei generi alimentari e alla loro volatilità ha detto:
Purtroppo, ha spiegato, non si tratta di una situazione temporanea. Il compito della Fao, ha concluso, è di aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare la situazione e guidare le loro politiche in materia di produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari.
Ho visitato nei giorni scorsi la Piana del Fucino in Abruzzo, terra forte e appassionata e serbatoio della produzione orticola italiana. Tra le carote, patate, zucchine e spinaci che passano ogni giorno sulle nostre tavole, fresche o surgelate, con ogni probabilità ci sono quelle che arrivano proprio dal fondo del lago prosciugato nel 1878 per volere dei Borbone. Tra il grano tenero anche le insalate, il radicchio, il finocchio e le orticole minori che tradotto sono il sedano, cipolla e poi pomodori, peperoni, zucche e cavolfiori.
Gli agronomi di Covalpa Abruzzo, consorzio di cooperative agricole del Fucino e il gruppo Agrifood che mi guidano nella passeggiata sono appassionati e mi spiegano che ogni forma di risparmio idrico viene adottata, inclusa l’irrigazione a goccia, così come sono in atto la lotta integrata e le trappole per lo studio dei parassiti, l’uso sapiente della chimica. Sono OGM free e attenti alla sostenibilità, tanto che la malaerba viene spesso tolta a mano. Insomma il rispetto degli abruzzesi per la terra c’è tutto, si vede e si sente.
Ecoblog visita gli orti della Valle del Fucino
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Oltre un anno fa scoppiò una grande polemica a proposito di alcuni campi coltivati con mais OGM in provincia di Pordenone a opera di Futuragra. La vicenda fu cavalcata da Luca Zaia ex Ministro all’Agricoltura che emise velocemente un decreto contro le coltivazioni OGM che consentì la distruzione dei campi. Futuragra decise per il ricorso che oggi ha vinto ottenendo anche 2000 euro di risarcimento.
La sentenza è stata emessa dal TAR del Lazio che ha stabilito:
nella sostanza è stato negato il diritto alla scelta tra le diverse tipologie di coltura, escludendo di fatto proprio quella transgenica” e ha esplicitamente attribuito alle Regioni la responsabilità della “situazione di stallo istituzionale che si è venuta a creare in conseguenza della volontà manifestata chiaramente di non voler adempiere agli obblighi di natura comunitaria”, vale a dire i piani di coesistenza.
Esulta Silvano Dalla Libera l’agricoltore a cui sono stati sterminati i campi OGM:
Questa sentenza è una vittoria di Futuragra e di tutti gli agricoltori italiani che credono nell’innovazione e nel diritto.Il Tribunale ha smascherato lo scaricabarile delle responsabilità che da troppi anni va avanti tra Ministero e Regioni ai danni dell’agricoltura. E’ finito il tempo delle guerre ideologiche e si apre quella del diritto degli agricoltori a scegliere e a innovare.
Via | Futuragra
Foto | Ufficio Stampa
L’etichetta etica è stata presentata ieri durante la 6° edizione di Mangiasano 2011, giornata dedicata all’alimentazione sostenibile e sana. Per ora l’etichetta etica sarà applicata su base volontaria e conterrà una serie di indicazioni che tracceranno il profilo del prodotto:
Le generalità del produttore (non solo il Paese d’origine ma “l’azienda d’origine”); le generalità del trasformatore (quando diverso dal produttore); il metodo di coltivazione impiegato (industriale, biologico, biodinamico, naturale); le dimensioni aziendali (superficie e addetti) e le informazioni relative all’impatto ambientale (uso di acqua, di carburanti, di energie); il prezzo al produttore; l’origine dei semi per i prodotti dell’orto e quella dei mangimi per gli animali.
Perciò potrebbe capitare di leggere su un etichetta etica di un succo di frutta in vetro da 12 cl che:
costa circa 15-20 centesimi tra bottiglia, tappo ed etichettatura, mentre la materia prima per farlo pesa per poco più di 0,1 centesimi, considerato che mediamente un quintale di frutta al produttore non viene pagato più di 15 euro. In sostanza, il contenuto di un succo di frutta da 12 cl vale meno della decima parte del suo involucro.
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Il BtoBio è una fiera internazionale e professionale che si svolge ogni due anni. Quest’anno si terrà dall’8 all’11 maggio nella nuova fiera Milano di Rho-Pero, insieme a Tutto food, grande rassegna dell’agroalimentare.
Una serie di eventi e iniziative saranno organizzate a favore di espositori, operatori e stampa. Appuntamenti che vanno dall’allevamento zoologico alla cura con gli alimenti, dall’acquacoltura bio al vino, alla soia libera da OGM.
Molto interessante la collaborazione tra BtoBio e Chic, l’associazione Charming italian chef, che organizzerà stage di alta cucina e incontri formativi con noti cuochi, anche stellati guida Michelin, per uno showcooking continuo durante le giornate di fiera, a beneficio di espositori, visitatori, stampa e studenti di istituti professionali.
Via | Aiol