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Emissioni auto a 95g/km, gli europei in polemica con la Germania per l’accordo saltato

Non accennano a diminuire le polemiche della diplomazia europea contro la Germania che ha stoppato l’accordo per automobili più ecologiche

I diplomatici di diversi Stati membri dell’UE, tra cui anche il ministro Orlando per l’Italia, hanno accusato la Germania di usare minacce, intimidazioni e ricatti per evitare che sia ripreso l’accordo inteso a contenere il livello di emissioni di CO2 per le autovetture 95g/km entro il 2020.

Siamo a pochi mesi dalle elezioni in Germania e il cancelliere Angela Merkel viene messa sulla graticola per questa vicenda che la vuole piegata agli interessi delle lobby automobilistiche tedesche ossia BMW e Daimler. Ma una denuncia raccolta da Euractiv, attraverso la testimonianza di un funzionario Ue che resta anonimo ma ritenuto fonte attendibile, racconta di pressioni fatte al Taioseach irlandese, Enda Kenny la notte prima del 27 giugno, ossia il giorno in cui si sarebbe votato il pacchetto di provvedimenti per il contenimento delle emissioni di CO2 e per cui tutti, tranne la Germania erano d’accordo. La pressione effettuata sul Taioseach era relativa:

alla situazione economica attuale e alla crisi bancaria.

Lo stesso funzionario riferisce che la protesta diplomatica tedesca è andata oltre e non ha riguardato solo l’Irlanda:

L’Ungheria è stato convinta a non votare per i pacchetto della riduzione delle emissioni dalle minacce della Germania sulla chiusura degli impianti tedeschi di auto nel paese; I Paesi Bassi ed un altro Stato membro hanno inoltre ricevuto gli avvisi che i futuri investimenti degli impianti di BMW MINI sarebbe andato altrove, se avessero votato in modo non corretto. Un comportamento da canaglia.

Nelle ore prima del vertice 27 giugno, Berlino ha convinto la Francia a sostenere il rinvio della votazione impegnandosi a riportarlo invariato nelle prossime settimane; mentre il Regno Unito ha deciso di sostenere la manovra tedesca, dopo un quid-pro-quo ossia offerta di quiescenza da parte dei tedeschi per un voto in materia di rimborso.

Il punto è che tutta la discussione è stata rimandata al dopo elezioni in Germania, ossia dopo il 22 settembre. Il punto è che i produttori di auto tedesche come BMW e Daimler vogliono una più generosa applicazione dei ‘super crediti’ ossia in generoso sistema di incentivazione per le automobili a basse emissioni.

Gli ambientalisti, d’altro canto, vedono i super-crediti come un trucco per annacquare gli obiettivi esistenti. Resta però in atto la brutta sensazione che chi fa il duro in Europa e colui che poi vince e in mezzo ci sono le pressioni per screditare la Merkel agli occhi degli europei facendola passare per un fantoccio delle case automobilistiche.

Infatti girano le cifre delle donazioni fatte per la campagna elettorale 2013 da Daimler sia alla CDU sia all’SPD pari a 100 mila euro in calo rispetto ai 150mila euro versati due anni fa;BMW non ha versato quest’anno un euro alla Cdu della Merkel mentre nel 2012 aveva donato € 57.048; ha invece offerto 143.817 € per la CDU della Baviera, e € 107.376 per la SPD, e 69.081 € per il Partito democratica federale. BMW fornisce anche la Lituania gratuitamente con 180 nuove auto per la durata di sei mesi pari alla presidenza di turno della UE, attraverso il suo rappresentante autorizzato, Krasta Auto.

Greg Archer, un portavoce per il green think tank Transport & Environment, ha detto che è giunto il momento per gli altri Stati membri di agire nell’interesse europeo più ampio:

La Germania sta abusando il suo potere politico per bloccare un voto su un accordo equo. L’accordo deve essere confermata al più presto possibile, senza ulteriori modifiche. Gli automobilisti europei e il suo ambiente non possono permettersi di aspettare più a lungo.

Via | Euractiv

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