A Cinemambiente i dubbi di una carnivora

Need for Meat di Marijn Frank racconta il percorso individuale di una madre che si interroga sul significato della propria dieta carnivora

La sala del Massimo 1 era piena ieri sera a Cinemambiente per la proiezione di Need for Meat di Marijn Frank, documentario che racconta il percorso di consapevolezza di una carnivora che vorrebbe tornare a essere – com’è stata in passato – vegetariana.

Nel documentario la regista e protagonista della vicenda, diventata madre da poco, cerca di capire da dove provengano l’attrazione e la repulsione che prova per la carne e come sia possibile dimenticare che la fetta di carne che finisce nel suo piatto sia stata un essere vivente.

Per rispondere a questi dubbi Marijn si sottopone a uno screening cerebrale e la “risposta” dell’amigdala alle sollecitazioni visive evidenzia come il desiderio della carne sia superiore a quello provato per il sesso. Con questa premessa, la protagonista decide di lavorare come volontaria in un mattatoio per capire se assistere all’uccisione degli animali la farà approdare a un vegetarianismo definitivo e si sottopone alla terapia psicologica. Nel suo percorso, fatto di interruzioni e dietrofront, illuminazioni e pentimenti, la giovane presentatrice incontra neurologi e sviluppatori di carne in vitro, entra in un allevamento di polli in batteria, conosce alcuni vegetariani e uno chef che la conduce verso una terza via.

Nodo cruciale del suo percorso è la mattanza di una mucca, il momento più forte del film, quello in cui Marijn cerca il punto di svolta che la faccia smettere di mangiare carne. Non sarà così. La sua scelta sarà di ridurre la quantità di carne consumata, puntando su una produzione più sostenibile, qualitativamente migliore e non industriale.

Al termine della proiezione non sono mancati fischi di disapprovazione. A un festival come Cinemambiente, Marijn Frank giocava chiaramente “fuori casa”, ma il valore del suo film è proprio quello di mostrare con sincerità un percorso oscillante fra due desideri contrastanti: quello di un’alimentazione carnivora e quello di una dieta rispettosa dell’ambiente e degli animali.

Per oltre un’ora, la presentatrice olandese ci mette la faccia senza cercare il facile consenso del pubblico. Lo spettatore si attende una conversione, una scelta definitiva per il vegetarianismo e, invece, Marijn Frank decide di essere sincera fino in fondo, di mostrare la sua incapacità di rinunciare alla carne. Anche nella climax della mattanza della mucca, la regista si assume fino in fondo la propria responsabilità di consumatrice, senza farsi sconti e senza voler edulcorare la propria figura di protagonista.

“Da circa dieci anni pensavo a questo documentario. Mia madre era vegetariana, ma io ho iniziato a mangiare carne da piccola ‘costringendo’ la mia famiglia a cambiare. Ho provato più volte a tornare vegetariana senza mai riuscirci. Quando è nata mia figlia Sally ho deciso che era venuto il momento per una riflessione più approfondita e ho scelto di raccontare la mia esperienza individuale perché ritenevo più facile poterla rendere universale”,

ha spiegato la regista.

Need for Meat lavora anche sul registro dell’onirico, prova a rappresentare il mondo interiore della regista, non è solo un eco-documentario, è anche uno psico-documentario capace di una visione anticonformista che sfugge al manicheismo e alla dicotomia carnivori-vegetariani avvicinandosi alla soluzione dei reducetariani, quelli che decidono di ridurre al minimo il consumo di carne. Se proprio non si riesce a fare a meno della carne, si provi a mangiarne meno per far star meglio noi e il nostro Pianeta. Potrà non andare a genio agli estremisti, ma la forza di questo documentario è proprio nella sua capacità di sfuggire a qualsiasi forma di partito preso.

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