
Le serre fotovoltaiche vengono additate da più parti come soluzione all’eterna diatriba agricoltura-fotovoltaico, che vuole i terreni sottratti alla produzione agricola alimentare per la produzione di energia rinnovabile. Sotto i pomodori, sopra il pannello, insomma tutti produttivi e contenti, con gli agricoltori che riescono a sostenere più facilmente le spese energetiche, a dir poco esose, delle serre.
Anche nel caso del fotovoltaico su serra, però, bisogna fare molta attenzione al rischio di speculazioni, leggi falsi agricoltori che farebbero finta di coltivare in serra pur di bypassare le norme sull’impatto ambientale e ricevere gli incentivi, per Legambiente troppo alti, concessi dal recente decreto legge sulle liberalizzazioni, il cosiddetto “Cresci Italia”, esattamente dall’articolo 65, comma 3, che le equipara agli impianti su edifici. Edoardo Zanchini, vice-presidente Legambiente, tuona:
Il Dl potrebbe dare il via libera a speculazioni per ottenere incentivi pari a quelli delle coperture integrate negli edifici, che sono molto più alti di quelli per i pannelli al suolo.

Le campagne contro le pellicce e contro il consumo di carne fanno male alla salute… del made in Italy. Se ne è discusso ieri nell’ambito di un convegno alla Camera, dal titolo che è tutto un programma: “Viene prima l’uomo o la gallina?”.
A promuoverlo Carlo Giovanardi che ha voluto porre questa domanda in modo provocatorio per sottolineare che il reddito di milioni di persone dipende dall’allevamento e dallo sfruttamento degli animali. La maggioranza degli italiani veste e mangia prodotti di origine animale. La filiera zootecnica vale ben 40 miliardi di fatturato.
Insomma, il gioco vale la gallina per Giovanardi &co, se poi magari, aggiungo, queste galline le facciamo vivere in modo dignitoso e ci occupiamo del benessere animale in modo più serio, tanto di guadagnato.
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Settantacinque ettari al giorno. A questo ritmo procede il consumo di suolo in Italia. Impietosa la foto scattata dal dossier del FAI e del WWF Terra Rubata - Viaggio nell’Italia che scompare, presentato a Milano. Nei prossimi vent’anni l’urbanizzazione sottrarrà altri 600 mila ettari alla natura. Negli ultimi cinquant’anni il tasso di cementificazione è più che triplicato.
Tra le cause principali del consumo di territorio in Italia l’abusivismo edilizio, troppi condoni che perdonano gli scempi architettonici, il boom di centri commerciali, periferie che esplodono sempre più verso l’esterno mentre le case in centro restano vuote e cadono a pezzi. E di riqualificazione se ne intravede solo l’ombra.
Secondo FAI e WWF occorre:
dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali; procedere ai Cambi di Destinazione d’Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità. E ancora. Bisogna rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.
Via - Foto | WWF
La notizia era nell’aria da tempo, ma ora è arrivata l’ufficialità: installare impianti fotovoltaici in aree agricole non sarà più possibile; stop quindi alla lunga serie di polemiche degli ultimi anni che puntavano il dito contro una norma che di fatto ha permesso a tanti (forse troppi) proprietari di terreni agricoli di trasformare aree destinate a coltivazione in distese di pannelli per la produzione di energia.
A seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.19 del 24 gennaio 2012 del Decreto legge n.1/2012 “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” viene quindi a bloccarsi questa possibilità. Nella nuova disposizione normativa (l’articolo di riferimento è il numero 65 del decreto), si prevede infatti che a decorrere dal 24 gennaio 2012, gli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole non potranno più accedere al sistema di incentivazione del Conto Energia.
Il decreto naturalmente non sarà retroattivo, nel senso che tutti quegli impianti che hanno ottenuto, entro il 24 gennaio 2012, la concessione all’installazione o per i quali è stata presentata richiesta per il conseguimento del titolo entro la stessa data, potranno avvalersi (normative regionali permettendo) di continuare con le vecchie norme. Piccola modifica anche per le tariffe dei moduli fotovoltaici sulle serre (che potranno continuare ovviamente ad usufruire del Conto Energia): finalmente l’incentivazione per questa tipologia di impianti verrà equiparata a tutti gli effetti a quella spettante per gli edifici anziché da tariffe determinate da medie di calcolo poco intuibili.
Via | Dirittodeiservizipubblici.it
Foto | Flickr

Il patrimonio forestale italiano è immenso: dodici miliardi di alberi che rivestono una superficie di ben 10 milioni di ettari. I boschi riducono le emissioni di CO2, migliorano la qualità dell’aria che respiriamo e sono parte integrante degli habitat di numerose specie. Inoltre rappresentano una preziosa risorsa per le comunità rurali. Il loro valore complessivo è stimato in un miliardo di euro.
Il Corpo Forestale dello Stato, attivo nel monitoraggio della salute delle foreste, negli ultimi anni ha messo in guardia più volte dai rischi connessi all’arrivo di specie invasive, non autoctone, tramite le importazioni agroalimentari e di specie esotiche. Parassiti che non trovano antagonisti biologici e si riproducono indisturbati, anche in virtù delle temperature più miti che creano un clima meno ostile all’insediamento delle specie esotiche.
In diverse foreste italiane sono stati avviati dei programmi di lotta biologica per introdurre gli antagonisti naturali dei nuovi parassiti che stanno colonizzando i nostri boschi. Le foreste di latifoglie stanno soffrendo in particolar modo a causa della diffusione del tarlo asiatico, proveniente dalla Cina. La Cerambice dalle lunghe antenne in Cina ha provocato l’abbattimento di 50.000.000 di alberi di agrumi. In Italia sta minacciando il Veneto e la Lombardia.
Lo scorso anno abbiamo avuto un autunno enogastronomico anomalo, latitava infatti il frutto protagonista per eccellenza di fiere e sagre autunnali: la castagna. Il cinipede del castagno ha attaccato i nostri castagneti, riducendo di ben il 70% il volume dei raccolti. Le palme italiane stanno invece subendo l’attacco del punteruolo rosso, insetto molto aggressivo originario dell’India.
Foto | Flickr

Costa Concordia: proseguono le operazioni di ricerca. Oggi purtroppo è stato recuperato il cadavere di una donna, al momento non identificata e che non indossava il giubbotto di salvataggio. Intanto preoccupa sempre più il rischio di un disastro ambientale all’Isola del Giglio. Il maltempo che imperversa sulla regione sta infatti ostacolando le operazioni di messa in sicurezza della nave ed il prelievo del carburante presente nei serbatoi.
Su una nave che ospita oltre 4 mila passeggeri, come dicevamo nei giorni scorsi, c’è di tutto: vernici, solventi, detersivi, detergenti, disinfettanti, sostanze, più o meno tossiche, che se finissero in mare comprometterebbero i fragili equilibri ecosistemici dei bassi fondali. Il CNR sta monitorando la situazione in continua evoluzione ed ha provveduto ad effettuare delle simulazioni di inquinamento in mare. La Protezione Civile ha diffuso, nell’ottica di una politica di trasparenza concordata con l’armatore, l’elenco completo delle sostanze e dei materiali presenti sulla nave, fatta eccezione per cibo e bevande che verranno comunicate in un secondo momento.
Come si supponeva da giorni, a bordo c’è un carico letale: oli lubrificanti, pitture, insetticidi, gasolio… l’elenco completo, lo vedete nella foto sopra, mette i brividi al solo pensiero che queste sostanze possano finire in mare. Non ci resta che sperare che i tecnici al lavoro incessantemente da giorni riescano a scongiurare una marea nera in uno dei tratti più ricchi di biodiversità dei nostri mari qual è l’Arcipelago Toscano.

Io viaggio e non faccio mai benzina. Questo il claim, con i prezzi che corrono fa ancora più effetto, scelto dalla Regione Lombardia per lanciare una nuova campagna di mobilità sostenibile su tutto il territorio regionale.
Io viaggio propone diversi abbonamenti integrati per il trasporto pubblico, suddivisi per province per soddisfare le esigenze specifiche dei viaggiatori pendolari. C’è anche la possibilità di viaggiare su tram, metro, bus urbani ed extraurbani, treni regionali e treni Malpensa Express di 2a classe, battelli e funicolari in tutta la Regione con l’offerta Io viaggio ovunque in Lombardia, a 99 euro al mese.
Per usufruire anche degli InterCity, degli EuroStarCity e degli EuroCity bisogna invece acquistare la Carta Plus Lombardia che costa 20 euro al mese per i tragitti sotto i 50 km e 30 euro al mese per quelli superiori. Il risparmio, secondo i dati diffusi dall’amministrazione comunale, può arrivare a sfiorare i 45 euro al mese per i pendolari. I ragazzi sotto i 14 anni, inoltre, viaggiano gratis se accompagnati da un adulto e ci sono tariffe scontate per gli abbonamenti famiglia.
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Dopo il terremoto di mercoledì scorso, una nuova scossa di 5,4 gradi della scala Richter ha fatto tremare il Nord-Italia oggi intorno alle 15 e 50. L’epicentro a 60 km di profondità è stato localizzato tra Corniglio, Berceto, Monchio delle Corti e Palanzano, Comuni in provincia di Parma, nell’area dell’Appennino tosco-emiliano ma la scossa è stata avvertita anche in Lombardia, Veneto e Liguria, scatenando il panico tra la popolazione e decine di chiamate ai Vigili del Fuoco di Milano e delle altre città coinvolte.
Che sta succedendo e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? Secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che indaga sullo sciame sismico in corso, nei prossimi giorni c’è il rischio di scosse ancora più forti di quella avvertita oggi. Lo ha dichiarato Salvatore Barba dell’INGV spiegando che quello di oggi
è stato un terremoto particolarmente profondo, molto più della media della zona che è di 25-30 chilometri e questo ha sicuramente attutito l’effetto. Ricordiamo che a L’Aquila la profondità fu di appena 7 chilometri.
Via | Il Giornale

Vivisezione: ne parlavamo nei giorni scorsi a proposito dell’annuncio dato dal Tg5 della chiusura del laboratorio Green Hill di Montichiari, nel bresciano, purtroppo solo un abbaglio mediatico. Torniamo a parlare di sperimentazione sugli animali a scopi scientifici perché dai dati Eurispes, contenuti nel Rapporto Italia 2012 appena pubblicato, emerge che l’86,3% degli italiani è contrario alla vivisezione.
Quattro italiani su cinque dicono no alle sperimentazioni in virtù dell’amore per gli animali, un sentimento che prevale nella maggioranza degli intervistati, mentre il 12,1% ritiene la vivisezione ammissibile ai fini della ricerca. L’amore per gli animali induce inoltre molti italiani, ben il 42%, ad adottare un cane piuttosto che un gatto.
Inoltre sono tanti a cambiare dieta proprio per evitare sofferenze agli animali, riducendo o eliminando del tutto il consumo di carne. Scrive l’Eurispes:
Le motivazioni indicate dagli intervistati circa la scelta di diventare vegetariani o vegani attiene principalmente all’attenzione per la salute (43,2%), seguita da un forte rispetto per gli animali, contro il loro sfruttamento da parte dell’uomo (29,5%), mentre soltanto il 4,5% adduce come motivazione la tutela e il rispetto dell’ambiente. Impegno, quest’ultimo, sicuramente seguito da una buona fetta della popolazione per altre vie.
Mobilità sostenibile ed acquisti consapevoli in testa. Altro dato emerso dal rapporto è l’avversità degli italiani per la caccia: tre su quattro, esattamente il 76,4% del campione di persone interpellato si è dichiarato contrario.

Un monumento a Schettino, no, non sul serio ma per quell’ironia della cattiva sorte, tutta italiana, che ci fa vedere i problemi giganti solo per gli errori dei nani. E così, a seguito del naufragio della Costa Concordia all’Isola del Giglio, il Ministero dell’Ambiente si è accorto che c’erano delle belle e luminose città galleggianti che sfioravano troppo da vicino Venezia, la città galleggiante.
Eppure cittadini e gruppi ambientalisti, con iniziative come Big ship you kill me, se ne lamentavano da tempo, con scarsi risultati. Le navi da crociera fanno scalo a Venezia dal 2000. Chi lo sa se non si può parlare di 11 anni di tragedie sfiorate, perché se alla storia del comandante fuori di testa, ubriaco, megalomane e cieco e chi più supposizioni ha più ne metta, ci crediamo tutti, di sicuro c’è già un’altra storia: la consuetudine di salutare le isole ed i tratti di costa di pregio avvicinandosi troppo era comune a molte navi. Accolta con favore da isolani e sindaci.
Le navi da crociera nel Bacino di San Marco sono andate via via crescendo in lunghezza ed altezza nel corso degli ultimi anni. Oscurano la maggior parte dei campanili veneziani dall’alto della loro stazza imponente, tolgono il respiro alla visuale, sono visibili da terrazzi e tetti. Nel 2000 il numero di passeggeri in transito a Venezia sulle navi da crociera ammontava a 500 mila. Nel 2011 si è sfiorata la soglia dei 2 milioni di viaggiatori.