
Grande festa a Surano, piccolo paese in provincia di Lecce, per la notizia del ritiro del progetto di costruzione di un impianto a biomassa. E’ stata la stessa azienda proponente, la Enigma Srl, ad affermare durante un incontro con la cittadinanza che la centrale a biomassa da 1 Mw non si farà. La popolazione, che si era opposta fortemente al progetto, tira un sospiro di sollievo: ufficialmente l’impianto sarebbe dovuto nascere per incenerire le abbondanti potature di ulivo ma, in realtà, il timore di tutti era che nell’inceneritore ci finissero anche i rifiuti solidi urbani e industriali.
Continua a leggere: Puglia: tutti i dubbi sugli impianti a biomassa
Il video su è stato girato da RondoneRomano di 06blog e narra la strana vicenda di un gabbiano che bussa alla sua finestra nel centro di Roma. Bene, i gabbiani si sa sono uccelli che frequentano il mare, a volte le discariche ma non la Città eterna.
Sembra che a Roma la colonia di gabbiani sia piuttosto nutrita e scrive Rondone:
Sono anni che la colonia di gabbiani reali (Larus michahellis) cresce fra le tegole della capitale. Ora però i bianchi pennuti dal volo elegante e leggero non temono più di atterrare in mezzo a noi, e di cercare cibo direttamente “sotto casa”, invece di raggiungere le discariche, tanto la spazzatura è florida anche fra le vie e le piazze. Forse adesso gli Uccelli di Hitchcock cominciano ad essere più attendibili…
Ma come ci sono arrivati i Gabbiani all’ombra del Colosseo? Una spiegazione ci sarebbe e la narra sul suo blog Fulco Pratesi, che stando alle sue parole sarebbe colui che ha materialmente ha avviato l’urbanizzazione dei gabbiani a Roma:
Nell’autunno del 1971, un amico mi portò, in una scatola di scarpe, una femmina di gabbiano reale trovata ferita e priva di forze nel mare di Giannutri, ove da sempre esiste una nutrita colonia di questo grande uccello marino. Non sapendo cosa farne, la trasferii, col permesso del direttore, nella vasca delle otarie dello Zoo, ove visse a spese delle sardine che i guardiani davano a quei pinnipedi. Una primavera, però, la gabbiana invalida, dotata sicuramente di un certo fascino, attrasse un gabbiano maschio selvatico che passava da quelle parti. La coppia, inaspettatamente, si mise a nidificare sulle rocce di cemento, costruendosi un nido rudimentale con fazzolettini di carta, ovatta sporca e altri detriti, e alimentando i nidiacei con le piccole anatre che nascevano nell’adiacente laghetto. Successivamente, i loro figli continuarono a riprodursi in quel luogo (ricordo un nido costruito, incredibilmente, su un grande cedro, buttato giù da una tempesta primaverile) e, a poco a poco si diffusero, da veri “clandestini in città”, in tutto il centro storico. La prima avvisaglia del loro crescente insediamento mi venne nella primavera dell’84, quando degli operai addetti al restauro del tetto di Palazzo Braschi, avvisarono il WWF di aver trovato tra le tegole numerosi nidiacei di gabbiano ancora non atti al volo. Oggi, stando agli esperti, il numero delle coppie stabilmente presenti in città è di circa 300, anche se qualcuno sospetta che si avvicini al migliaio.

Per fermare il ritorno italiano al nucleare Greenpeace ha iniziato la sua nuova campagna di informazione e ha aperto un apposito sito web. Su Nuclear Lifestyle si può fare un breve test per accertare la propria conoscenza sull’energia atomica e firmare l’appello antinuclearista. Tutto questo per sensibilizzare gli italiani e invitarli a fare una scelta di coscienza alle prossime elezioni regionali.
Secondo Greenpeace, l’importante è scegliere i candidati apertamente contrari al nucleare, in modo da non avere una centrale dietro il proprio giardino. In realtà la campagna di Greenpeace è molto politica e poco pratica perché, come gli stessi ambientalisti sanno bene, il Governo italiano ha già dichiarato che non prenderà in considerazione alcun veto da parte dei Presidenti delle Regioni.
Chi ha dubbi sul ritorno italiano al nucleare, però, non dovrebbe perdere l’occasione di aderire a questa campagna, anche se i risultati dovessero essere inutili o quasi. In fin dei conti, infatti, a Greenpeace va riconosciuta la grande capacità di comunicare le proprie battaglie con tutti i mezzi di comunicazione disponibili e i buoni risultati che spesso queste campagne riescono ad ottenere.
Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace
Il progressivo allontanamento delle giovani generazioni dalla natura e, più in particolare, da un rapporto continuativo e simbiotico con la stessa, altera il normale sviluppo psicofisico nell’infanzia e nell’adolescenza conducendo a sintomi che vanno dall’iperattività, all’obesità, ai disturbi dell’attenzione e alle difficoltà di socializzazione. E’ quanto emerge da una serie di studi incrociati che si stanno svolgendo su scala globale, in particolare sotto l’egida degli Stati Uniti, in cui evidentemente, il problema viene captato come estremamente rilevante. Per arginare queste conseguenze, è stata promossa, negli Usa, la campagna “No child left inside” sostanziatasi in Italia nel progetto “Equilibri naturali” promossa nel 2009 dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Il progetto, che si sostanzia in attività di formazione specifiche per quanti lavorano nel campo della tutela delle aree protette e in una serie di incontri con l’infanzia volti a rafforzare il legame con la “Madre terra” in tutta la vastità delle sue accezioni, sta vivendo una fase di rapida espansione sotto il coordinamento dell’AIDAP-Unione per i Parchi e la Natura d’Italia.
Martedì 9 febbraio, presso l’ambasciata Usa a Roma, le esperienze maturate in un anno nel nostro Paese e negli Stati Uniti verranno confrontate per individuare una strategia comune finalizzata alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema del “disturbo da deficit di natura” e sull’importanza delle aree protette come laboratori en plein air. Affinché i bambini possano ricominciare a interfacciarsi con la magia del mondo naturale perdendosi tra giochi, sogni, escursioni e amicizia.. Sarà possibile seguire la conferenza in diretta su facebook
Nella giornata di ieri, sulla scia delle discussioni relative all’articolo 38 che condurrebbe, se approvato anche alla Camera, a una stagione venatoria praticamente onnipresente, l’Associazione Vittime della Caccia (AVC) ha presentato un interessante dossier al Senato contenente i numeri degli incidenti relativi a questa discutibile attività nell’arco dei soli 5 mesi in cui essa, al momento, è consentita.
Nel periodo 2 settembre 2009 - 31 gennaio 2010, dunque, si sono contati 23 morti e 72 feriti. Per lo più concentrati nei mesi di ottobre (25 feriti, 6 morti) e novembre (17 feriti, 4 morti). Il primato negativo, con 4 feriti e 9 morti, tocca a un’atterita Emilia Romagna. Più in dettaglio, le donne colpite al volto - fra cui la moglie di un cacciatore deciso a mandar via gli uccelli dal giardino di casa inforcando il fucile.. - sono state 5. Impallinati, tra gli altri, anche innocenti frequentatori dei boschi e gaudenti cercatori di funghi, oltre a ciclisti e operai… Non stupisce, evidentemente, il fatto che le più numerose vittime si contino, però, proprio tra gli stessi cacciatori. Insomma: ce n’è per tutti i gusti… E abbastanza per riflettere anche per quanti non pongono esattamente al primo posto fra i propri interessi la tutela degli animali…
Foto | Flickr
Ospitiamo post e video di Stefano Marzola, appassionato di motori (anche quelli più eco-friendly), nonché collega di Autoblog e Motoblog, che ha partecipato per Ecoblog all’inaugurazione dell’impianto fotovoltaico nel centro di assemblamento Lamborghini di Sant’Agata Bolognese.
Al di sotto di quel tetto, si assemblano supercar fra le più blasonate al mondo. Al di sopra di quel tetto si produce energia elettrica. Ecco l’impianto fotovoltaico installato presso la sede di Lamborghini Automobili di Sant’Agata Bolognese, il più grande tetto a pannelli solari di tutta la regione Emilia Romagna. Insieme ad altri interventi (coibentazione del tetto, domotica, etc) consentirà una riduzione delle emissioni di CO2 del 30%, pari a oltre 1067 tonnellate all’anno. Oltre all’avvio dell’impianto fotovoltaico, che fruisce degli incentivi del 55%, la giornata di ieri (giorno dell’inaugurazione) è servita anche per consegnare una promessa, un’ulteriore riduzione del 20% delle emissioni di CO2.
L’impianto è stato realizzato da Gestamp Asetym Solar sl,Sinergia Sistemi SpA e ha una potenza complessiva di 1,4 Megawatt (MW) con una produzione di energia per 1.582 Megawattora (MWh) per anno, equivalenti a una riduzione del 20% delle emissioni di CO2.
Un altro 10% di riduzione delle emissioni è ottenuto tramite l’isolamento termico dell’intera copertura dello stabilimento produttivo, l’introduzione della domotica per gli impianti di illuminazione e riscaldamento, e per finire, l’utilizzo di destratificatori per aria calda. Un counter, posizionato all’ingresso dell’azienda, riporterà in tempo reale i kilowattora di energia elettrica prodotti ed il risparmio effettivo di kilogrammi di CO2.
Per ora niente ibride anche se in Lamborghini stanno lavorando alla riduzione delle emissioni per le supercar (motori a 10 e 12 cilindri con potenze fino a 670 cavalli e fino a 480 g/km di CO2) e tutt’al più si potranno avere miglioramenti nel rapporto peso-potenza grazie allo studio sui materiali.
Da mesi si aspettava una reazione del Governo alle numerose iniziative di opposizione duramente manifestate da alcune regioni italiane contro il nucleare. Oggi, a 6 giorni dall’approvazione definitiva del decreto sulla localizzazione delle centrali, il Consiglio dei ministri, su proposta di Claudio Scajola - ministro dello sviluppo economico - ha deciso di adire la Corte Costituzionale sulla presunta incostituzionalità delle leggi regionali che vietano le istallazioni sul territorio di Puglia, Campania e Basilicata.
Le tre Regioni interessate, ovviamente, hanno prontamente risposto all’iniziativa del Consiglio ribadendo il proprio no al nucleare. In particolare, la Basilicata che in più di un’occasione ha avuto modo di manifestare la proprie posizioni in merito:
E’ inconcepibile che il governo possa pensare di realizzare impianti nucleari senza l’assenso della regione interessata
fa sapere Vito De Filippo, presidente della giunta lucana. In effetti, non si capisce come un Governo che fa del federalismo il proprio vessillo possa inascoltare le voci delle Regioni. Scajola ha difeso la propria posizione definendola “necessaria” poiché le tre leggi intervengono in una materia di competenza “concorrente” con lo Stato, e non “esclusiva” delle Regioni, secondo il dettato dell’articolo 117 comma 2 della Costituzione e bloccando un punto fondamentale del governo Berlusconi per ridare slancio alla questione energetica nazionale.
In realtà, ciò che più di ogni altra cosa si teme, è che la posizione assunta da Basilicata, Puglia e Campania, possa essere presa ad esempio anche da altre Regioni riducendo seriamente il numero delle aree effettivamente disponibili per la localizzazione delle numerose centrali nucleari di nuova generazione previste sul territorio…
Dell’importante ruolo della comprensione e della formazione ai fini della risoluzione dei problemi ambientali si parla sempre e si fa molto poco. Specialmente all’interno delle scuole nel nostro paese. In effetti, se raffrontate alla realtà di Stati completamente differenti – basti citare l’esempio di Cuba, in cui la raccolta differenziata rientra a pieno titolo tra gli obblighi scolastici – si possono ravvisare tutte le pecche del nostro sistema educativo. Per quest’ordine di ragioni, dunque, viene salutata con entusiasmo l’iniziativa portata avanti dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nell’ambito dei progetti per la diffusione della cultura scientifica sulla base della legge 6/2000 che, fino alla fine di febbraio, dà la possibilità ai ragazzi delle scuole di potersi inserire nel dibattito globale sui cambiamenti climatici attraverso la partecipazione ad un concorso ad hoc: Eureka! Energia e Ambiente.
Realizzando un elaborato in formato multimediale – previo esame del CD Eureka scaribile da Internet - , infatti, i ragazzi avranno la possibilità di conoscere e, poi, di esporre il proprio personalissimo punto di vista sulla questione dei cambiamenti climatici proponendo misure contro la crescita incontrollata della domanda energetica e, in genere, sullo sviluppo di una maggiore sostenibilità nazionale.
Al bel progetto, realizzato dall’Associazione Culture and Science con la collaborazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas e della Terna Spa, hanno aderito l’ENEA, il GSE, la Federutility, l’Acquirente Unico e la Filca Biocasa. Insomma: se gli esperti in materia non sanno più a che santo votarsi per le nuove idee , ben vengano le proposte delle giovani leve ….
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Su Ecoblog abbiamo più volte parlato di minieolico sottolineando come la diffusione di questa tecnologia in Italia avesse serie difficoltà a prendere piede. Lo scorso anno, dopo estenuanti attese, lo Stato ha finalmente reso operativa la tariffa omnicomprensiva per la diffusione del minieolico nel nostro Paese.
Quest’incentivazione prevede in sostanza l’erogazione di una tariffa pari a 0,30 euro per kWh netto immesso in rete, per un periodo di quindici anni dal momento di entrata in funzione dell’impianto. L’incentivo è nettamente inferiore rispetto a quello elargito ai possessori di impianti fotovoltaici, tuttavia, almeno sulla carta, i risultati dovrebbero essere garantiti dal fatto che il piccolo eolico ha in media un costo compreso tra 1.400 e 2.000 euro a kW di potenza installata, rispetto ai prezzi tripli (se non quadrupli) del fotovoltaico.
Eppure c’è un segno meno da registrare. Sembrerebbe infatti che nei primi sei mesi in cui questa incentivazione è stata attivata, i nuovi impianti entrati in funzione siano stati appena 24. Se di goccia nell’oceano si può parlare, il dato è davvero desolante. Attenzione però: probabilmente è ancora presto per dire che il sistema di incentivazione sia un fallimento.
Continua a leggere: Minieolico: il punto della situazione in Italia

La GDO si arricchisce di due nuovi punti per l’erogazione di detersivi alla spina a Pomezia e Ciampino. A essere coinvolti i supermercati Europlanet in via J.F.Kennedy 84 a Ciampino e in via dei Castelli Romani 12 di Pomezia dove sono in vendita quattro tipi di detersivi con tensioattivi di origine vegetale: piatti, ammorbidente, lana-delicati e detergente per il bucato.
Ecologos che gestisce la diffusione dei punti di erogazione di detersivi alla spina spiega in un comunicato stampa:
Ogni volta che si acquista un flacone di detersivo infatti, si acquista un futuro rifiuto. Basti pensare che un flacone di plastica dal peso di 60 gr richiede per la sua produzione il corrispettivo di energia di 25 lampadine ad incandescenza da 100W accese contemporaneamente per un’ora, di 2 vasche da bagno piene di acqua e comporta l’emissione di CO2 prodotta dal consumo di un’auto di media cilindrata nel percorso di 1 km; è presto contabilizzato quanto, anche con un piccolo gesto, è possibile risparmiare. Il sistema attivato in varie località laziali consente ai cittadini di abbattere questi consumi diminuendo, inoltre, in maniera drastica il volume dei rifiuti direttamente alla fonte.
Per ulteriori informazioni sui punti di vendita di detersivi sfusi nella GDO si possono consultare i siti: www.ecologos.it, www.detersivisfusi.it, www.riducimballi.it
Foto | detersivisfusi