Sughi Barilla, da google street al barattolo: è on line la filiera agroalimentare

La filiera agroalimentare italiana di Barilla per la produzione dei sughi va on line con Google street e National Geographic

Visitare Barilla e la fabbrica dei sughi su google street


Si è tenuto stamane il webinar di Barilla che ha presentato anche on line il progetto di filiera agroalimentare trasparente per i sughi pronti. In sostanza attraverso Google street e il sito guardatustesso (che però sarà aperto al pubblico stasera alle 20,00) sarà possibile visitare in ogni momento attraverso il web lo stabilimento di Rubbiano a Parma. Siamo nella Food Valley e poco meno di 7 Km da Parma città amministrata dal sindaco pentastellato Federico Pizzarotti che non è riuscito a fermare l'ecomostro: l'inceneritore. Prima di ricevere richiami dai vari uffici stampa preciso che la questione inceneritore non piace neanche a Coldiretti che si è sempre dichiara contraria a un simile impianto in un territorio tanto delicato quale la Food Valley e che Barilla fa test e analisi di verifica sui prodotti.

Parma è uno dei regni dell'agroalimentare italiano che vanta produzioni di eccellenza e esportate in tutto il mondo sotto la bandiera del Made in Italy. Ecco che affilare le armi contro la contraffazione e la scarsa trasparenza nella filiera di approvvigionamento agroalimentare diventa un atto dovuto, almeno per quelle aziende che vogliono restare a galla in Italia e all'estero, sebbene l'export faccia registrare una crescita a due cifre. A collaborare con il pioneristico progetto di Barilla anche Google che già punta sull'agroalimentare italiano, National Geographic Channel che ha prodotto i documentari e l'agenzia Young&Rubicam al timone della comunicazione. Il progetto asseconda l'inclinazione al web degli italiani: l'87% delle interazioni verso marchi e prodotti avviene dallo schermo poiché si cercano proprio on line le infromazioni che interessano.

Visitare Barilla e la fabbrica dei sughi su google street

Alla presentazione hanno preso parte Paolo Barilla (Vicepresidente Barilla), Vichi Gitto l'uomo degli spot (Young&Rubicam), Fabio Vaccarono di Google Italia, Alessandro Militi di Fox che distribuirà i documentari girati con il National Geographic, firma che rappresenta l'affidabilità. Sono 6 i documentari da 3 minuti ognuno girati che saranno visibili agli abbonati Sky da Fox International Channels, su National Geographic Channel, sulla piattaforma guardatustesso.it e dal minisito Natgeofan.

Ha detto Paolo Barilla in conferenza stampa:

Abbiamo abbattuto le barriere tra il consumatore e il prodotto. Aprire le porte di uno stabilimento alimentare non è uno scherzo e se lo fai è perché hai qualcosa da raccontare. Il consumatore può conoscere così fin nei minimi termini il valore e la qualità di quel che porta in tavola. Non c'è mai il filtro di qualcosa che viene ritoccato ma è tutto fatto come un reportage. I tuoi interlocutori entrano in contatto con l'azienda conoscendo prodotti che apparentemente non hanno grande innovazione.

L'azienda ha voluto rispondere a una domanda: cosa c'è nel vasetto di vetro di un sugo pronto? come viene fatto, ad esempio il pesto che si compra al supermercato? Ebbene, partendo da questa semplice questione ha sviluppato il progetto. Fabio Vaccarono di Google Italia spiega:

Salutiamo con grande entusiasmo questa iniziativa e Barilla la prima azienda al mondo a aver aperto le porte della filiera usando google. Qunado un brand con questo profilo esplora con coraggio le nuove modalità della tecnologia credo che vengano fuori progetti interessanti. Per la prima volta i consumatori italiani sono più avanti e non sempre le aziende sono pronti assecondarli. Qui l'esempio è che l'azienda apre al sistema di approvvigionamento dando ai consumatori la possibilità di toccare con mano il livello di sicurezza e la forza del sistema di qualità di Barilla.

Nel pratico cosa andremo a vedere sul sito guardatustesso.it? Vedremo i campi di basilico e di pomodori e di come questi prodotti siano raccolti e consegnati alla fabbrica di Rubbiano, di come siano puliti, lavati e mescolati agli altri ingredienti per produrre i sughi pronti.

Poco dopo il giro di presentazione del progetto iniziano letteralmente a fioccare le prime domande non dalla sala in cui sono ospitati 20 giornalisti accreditati, ma proprio dal web essendo stato il webinar trasmesso on line. Anche io ho girato 4 domande di cui tre hanno ricevuto risposta in merito a una possibile apertura alla conoscenza della filiera del grano per la pasta Barilla , all'uso dell'olio di palma nei prodotti da forno (non mi hanno risposto ma ho interagito con Chiara campione di Greenpeace Ita), se i pomodori usati sono solo provenienti dal nord (a discapito di produzioni meridionali) e che tipo di olio viene usato per condire i sughi.

La scelta di rispondere nel merito dell'uso di pomodori provenienti solo dal nord nelle aree vicino allo stabilimento lascia intuire (ma è probabilmente solo una mia impressione) che non si scelgono approvvigionamenti dalle filiere meridionali quali Campania, Puglia e Sicilia perché manca un rapporto di fiducia e perché? Magari Barilla mi risponderà.

Il perché Barilla abbia puntato a far conoscere la filiera di approvvigionamento per i sughi pronti procrastinando la presentazione della filiera del grano (dove ci sono maggiori richieste) lo spiega il vicepresidente:

Abbiamo scelto i sughi poiché lo stabilimento è stato inaugurato poco tempo fa, è avveniristico e strutturato per prodotti molto delicati come il basilico e pomodori. Gli abbiamo dato una priorità per la complessità della ricetta che non la pasta e sopratutto perché quando il consumatore vede il barattolo industriale si chiede: cosa ci avete messo dentro? La pasta sarà molto importante quanto riguarda il raccolto dei grani, ma sarà un progetto che continueremo. In Italia si fa la migliore pasta del mondo e siamo un paese leader. Nello stile di consumo che c'è nei vari paesi il sugo rappresenta un prodotto legato al successo della pasta in quanto rappresenta il buon accompagnamento. Avevo chiesto tempo fa di avere gli stabilimenti attrezzati per le visite del pubblico. Ma i costi non erano sostenibili. Quando è nato lo stabilimento dei sughi ho chiesto che fosse visitabile ma evidentemente non possiamo portar dentro un milione di persone. Poi non ho più detto niente e mi sono trovato questo progetto perché la tecnologia offre possibilità straordinarie. Poi proporremo dunque qualcosa di concreto anche sui grani.

La sensazione finale che ho ricevuto è che quando si vuole allora è possibile interagire e affermare la propria policy aziendale con il consumatore che resta sovrano, in quanto paga di tasca propria, rispetto alla necessità di informazioni sulla filiera di approvvigionamento. Certamente Barilla ha rotto gli indugi e colto una importante occasione offerta dalla tecnologia. Ora mi aspetto sempre meno marketing e più onestà (che poi è una gran bella moneta): perché le premesse ci sono tutte, peccato sprecarle!

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