
Un sondaggio commissionato da Oxfam e che coinvolto oltre 16 mila persone in tutto il mondo rivela come l’aumento dei prezzi del cibo stia cambiando velocemente la nostra dieta e lo sta facendo in peggio. Nella rilevazione non c’è il nostro paese, ma sono comunque 17 le nazioni coinvolte ed alcune sono nazioni industrializzate ed europee il che permette una comparabilità sulla carta con la situazione italiana.
In Germania le persone che dichiarano di aver “non mangiare più lo stesso cibo che mangiavano due anni fa” sono il 37%, in Spagna e nel Regno Unito addirittura il 46%. Fra questi soltanto un terzo sostiene di averlo fatto per il proprio benessere, cercando cioè prodotti provenienti da agricoltura biologica, più sani o magari legati alla filosofia del Km zero. I restanti due terzi ammettono di aver modificato le proprie scelte alimentari per via dell’aumento dei prezzi causato sia dalle speculazioni sui mercati sia dai cambiamenti climatici. Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia, ha dichiarato:
I leader mondiali devono agire ora per rifondare questo sistema alimentare al collasso, regolando i mercati delle materie prime e facendo marcia indietro sui biocarburanti per tenere sotto controllo i prezzi. L’Italia, uno dei paesi più rilevanti nel sistema alimentare globale, conosciuto per l’eccellenza dei suoi prodotti, ha la responsabilità di dare il suo contributo attivo. Il nostro paese, sede delle agenzie internazionali specializzate in cibo e agricoltura, ha un ruolo cruciale nel favorire gli investimenti sui piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo e aiutarli ad adattarsi ai cambiamenti climatici.
Diventa operativo il patto siglato tra Unione delle Province Upi e Confooperative Puglia per la promozione di energie rinnovabili, sopratutto biomasse e biogas, e risparmio energetico nelle cooperative agricole. Questo accordo segue quello firmato dal governatore Vendola e Enelsi per la promozione del fotovoltaico in Puglia. Dunque, viene aggiunto un altro tassello per portare la Regione all’autoproduzione di energia.
In Puglia ci sono oltre 1300 cooperative agricole, centomila soci e 15mila lavoratori, per un fatturato complessivo di oltre un miliardi di euro. Ha detto paolo De Castro europarlamentare e presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo:
L’Europa deve prendere esempio dagli Stati Uniti che da tempo hanno puntato sull’agroenergia. I nostri terreni agricoli non devono soltanto essere destinati ai prodotti alimentari, ma bisogna riuscire a sfruttare le risorse necessarie al fabbisogno energetico. E questo è un modo per salvaguardare I terreni e limitare l’aggressione degli impianti di eolico e fotovoltaico
Via | Agricard Club, Gazzetta del Mezzogiorno,
Foto | Flickr
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L’agricoltura italiana sempre più taroccata: dopo il maxi sequestro di finti limoni biologici nel siracusano di pochi giorni fa, questa volta è toccato al pomodoro: i militari del Nucleo Antifrodi dei Carabinieri (Nac) di Salerno hanno scoperto e sequestrato ad Angri ben 4.607 quintali di doppio concentrato di pomodoro made in China etichettato come italiano. Un quantitativo enorme, dal valore di circa 400 mila euro.
Come nel caso dei limoni, la contraffazione avviene in uno dei luoghi di produzione più importanti d’Italia. Probabilmente per rendere la frode più credibile. Ciò, però, non fa altro che screditare l’agricoltura del nostro paese e mettere a rischio la salute dei consumatori. Comprensibile, per questo, il plauso del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan ai Carabinieri:
Mi congratulo con i carabinieri del ministero delle Politiche agricole del nucleo antifrodi di Salerno, che hanno sequestrato migliaia di quintali di passata di pomodoro etichettati illegalmente come prodotto italiano e che in realtà era cinese. Quella dei controlli è una sfida che non intendiamo perdere, e anzi continueremo a tenere alta l’attenzione, senza nessuno sconto per coloro che attentano alla trasparenza e alla legalità, uniche garanzie necessarie per la valorizzazione e la tutela della qualità dei prodotti made in Italy
Continua a leggere: Maxi sequestro di concentrato di pomodoro cinese taroccato
L’uva, così zuccherina e deliziosa, è irresistibile quando è matura… specie per gli storni che, nelle splendide campagne di Reims, nel nord-est della Francia, si aggirano più o meno furtivi per “rubare” i pregiati chicchi da cui, tra pochi giorni, verrà realizzato lo Champagne… Le perdite dovute alla golosità di questi passeriformi sono valutate in parecchie migliaia di euro… E dopo aver sperimentato, senza particolare successo la via delle reti di plastica (costose, inquinanti e utilizzabili solo una volta) per proteggere, “corrazzandole”, le preziose viti, la nota “maisonPommery” ha deciso di ricorrere a modalità più naturali che, se non dovessero incidere sensibilmente sulla quantità della raccolta, sicuramente avranno riflessi positivi sulla qualità della stessa, a detta degli esperti…. E il merito sarà tutto - o quasi - di Chico e Benti, due splendidi esemplari di falco, impegnati all’alba e al tramonto, inizialmente sotto la guida di un falconiere, a proteggere dall’alto i 25 ettari dell’azienda.
I due rapaci, con la loro semplice presenza, infatti, tengono lontani anche altri piccoli animali “disturbatori”, come tordi, corvi e conigli, e , presto, l’esempio della nota maison potrebbe trovare altri adepti nella zona…
Via | liberation
Foto | Flickr
Buone notizie per i produttori agricoli ma anche per gli amanti della buona tavola e del cibo a chilometro zero: il recente decreto ministeriale 212/2010 permette alle aziende produttrici di orzo di creare una malteria o un birrificio aziendale e di venderne il prodotto (cioè la birra artigianale) con il vantaggio della tassazione agricola.
Il reddito prodotto dalla vendita della birra, in pratica, sarà tassato come quello proveniente dalla vendita dell’orzo a patto che la birra sia fatta con almeno il 51% di malto derivante da orzo prodotto in azienda. La stessa cosa è permessa anche per chi produce grano o uva: i produttori potranno farsi la distilleria o il mulino-panificio aziendale.
L’idea che sta alla base del decreto è quella di far ricadere sugli agricoltori almeno una parte del valore aggiunto delle rispettive filiere, visto che spesso l’uva, il grano o l’orzo si vendono a niente e il vino, il pane o la birra si vendono a peso d’oro.
Il risultato finale, oltre al lato strettamente economico per gli agricoltori, dovrebbe essere quello di moltiplicare le distillerie, i panifici e le birrerie artigianali e semiartigianali che verranno situate all’interno delle aziende che producono le materie prime di birra, grappa e pane.
Se amate la filiera+corta e i cibi a km zero, quindi, è una gran bella notizia.
Via | Confagricoltura
Foto | Flickr

Inaugurato a Martinengo (in provincia di Bergamo) un nuovo impianto di produzione di biogas dai rifiuti della filiera zootecnica lombarda. Realizzato con gli sforzi di dieci imprese zootecniche riunite nell’Agroenergie Bergamasche Sca, l’impianto prende i classici due piccioni con una fava.
Da una parte produce biogas, utile per produrre energia elettrica, dall’altra abbatte l’inquinamento da nitrati derivante soprattutto dalla gran quantità di letame prodotto dagli animali d’allevamento. Nitrati che, se non opportunamente trattati, rischiano di infiltrarsi nei terreni e andare a finire nelle falde acquifere.
La legge, però, è molto stringente sulle quantità di nitriti e nitrati presenti nelle acque potabili e, per tanto, questi residui chimici della decomposizione del letame potrebbero rendere inutilizzabili per l’uso umano molte falde. Ragionevole, per questo, la soddisfazione dell’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Giulio De Capitani:
Il Biogas in Lombardia non è solo un’energia, ma molto di più. Significa rispetto per l’ambiente, ma è anche elemento di grande sviluppo economico per le nostre aziende. La nostra regione è leader nazionale in questa tecnologia. Un settore con numeri importanti e in costante crescita: 90 sono gli impianti in funzione e oltre 120 quelli già programmati. Biogas e digestione anaerobica degli affluenti di allevamento sono un mezzo per assicurare un futuro ecosostenibile a una moderna zootecnia, contribuendo a garantire contemporaneamente il necessario rispetto dei parametri ambientali: la qualità delle acque, la qualità dell’aria e la stessa qualità del suolo
Soddisfatti anche gli allevatori che, oltre al latte e alla carne, adesso possono vendere anche un po’ di energia elettrica. In tempi di crisi della zootecnia, come questi, non è male.
Via | Regione Lombardia
Foto | Flickr

Assosementi, organizzazione di categoria delle aziende produttrici e di quelle distributrici in Italia di sementi, prende posizione in merito alla questione delle semine illegali di ogm in provincia di Pordenone. In un comunicato stampa l’associazione ribadisce il suo appoggio alla posizione presa dal ministro dell’Agricoltura Galan: ok alla sperimentazione in campo aperto ma senza “fai da te “:
Sulla vicenda delle presunte semine di mais modificato geneticamente in provincia di Pordenone siamo assolutamente in sintonia con la posizione del Ministro Giancarlo Galan e del Presidente regionale Renzo Tondo sul rispetto innanzitutto della legalità. Lo sviluppo e l’introduzione dell’innovazione non possono passare attraverso scorciatoie, ma debbono basarsi sul reciproco riconoscimento delle indicazioni provenienti dalla ricerca e dalla sperimentazione, abbandonando pericolose contrapposizioni di sapore ideologico
Legalità da una parte, ma fermissimo appoggio agli ogm dall’altra. Assosementi, in fatti, chiede che la sperimentazione sia favorita e accelerata:
Continua a leggere: Ogm, Assosementi con Galan: sì sperimentazione, no illegalità

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.
L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:
Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto
Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.
Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr

Dalla monnezza al cibo, con la collaborazione dell’università di Salerno, della Cia e del Ministero dell’Agricoltura. Risultato: “Riciclelle”, la prima patata italiana di qualità ottenuta utilizzando compost da rifiuti.
Per ora è solo una sperimentazione, effettuata con il compost prodotto dai rifiuti organici di poche pattumiere familiari, ma promette bene e fa il paio con i risultati, altrettanto buoni, ottenuti concimando l’insalata con il compost. Soddisfatta la Cia, che vede nel compost da rifiuti una risorsa molto interessante per l’agricoltura italiana:
Le abbiamo battezzate con il nome di “riciclelle” e sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando. E’ bastato recuperare e “compostare” la parte organica dei rifiuti di poche famiglie, per ottenere fertilizzante utile ad una produzione di patate in grado di soddisfare una porzione delle loro esigenze alimentari. Si tratta così di un processo di riciclaggio completo. Tale processo una volta irreggimentato potrà attenuare anche il problema della spazzatura, divenuto una complicazione annosa e gravosa in molte aree del Paese.
Rifiuti, quindi, che da costo si trasformano in beneficio economico per un settore perennemente alla ricerca di soluzioni che abbattano i costi di produzione. Il compost potrebbe essere una di queste, togliendo dai campi una discreta quantità di fertilizzanti chimici e, contemporaneamente, togliendo dalle discariche una delle parti più delicate da trattare: l’umido.

Da “Via dal Vento”, sito internet della lobby italiana anti eolico, leggo una lettera inviata da Vittorio Sgarbi al Corriere della Sera. La lettera, come è ormai un’abitudine per il sindaco di Salemi, è una forte invettiva contro le fonti rinnovabili e, in particolare, eolico e fotovoltaico:
Gli impianti fotovoltaici, proprio come gli impianti eolici, sono orrori contro l`agricoltura, contro la civiltà, contro il paesaggio, contro il territorio. Per complicità della Regione e per complicità dell`Europa. La campagna viene stuprata: si estirpano i vigneti per realizzare le piattaforme di cemento armato. I pannelli solari e le pale eoliche creano un`alterazione del paesaggio, anche se vengono montate con un obiettivo positivo: produrre energia pulita. Gli impianti fotovoltaici e le pale eoliche sono in palese contrasto con l`articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Impianti fotovoltaici e pale eoliche sono dunque illegali. Se ci sono dei soldi dell`Unione Europea, indirizziamoli all`unica energia vera che è l`energia dell`agricoltura. Questi soldi, diamoli all`agricoltura, diffondiamo nel mondo la qualità dei nostri prodotti
E poi, sul fotovoltaico
Al posto della civiltà agricola un immenso specchio di vetro. L`incombenza di questa nuova minaccia all`integrità del paesaggio - pannelli solari al posto di vigneti e uliveti - mi spinge a chiedere nuovamente al presidente della Repubblica di aiutarci a difendere il grande paesaggio italiano
Continua a leggere: Sgarbi, le pale eoliche della mafia e le vigne dell'assistenzialismo...