EDF, colosso dell’energia (anche nucleare) francese è stato condannato con il pagamento di un ammenda da 1,5milioni di euro per spionaggio sul nucleare contro Greenpeace. A esprimere il giudizio il Tribunale di Nanterre. Il pasticciaccio ebbe inizio nel 2009 all’indomani della denuncia di Yannick Jadot per sottrazione di dati dal suo computer. Jadot all’epoca era il presidente di Greenpeace France e stava mettendo a punto un dossier verità sul reattore nucleare EPR a Flamanville. Attualmente ha lasciato l’incarico con Greenpeace per diventare portavoce di Eva Joly la canditata ecologista alle presidenziali del 2012. Ne scrivevo qui.
Tutti gli attori di quest’amara vicenda di spionaggio hanno subito dure condanne a partire dai due responsabili della sicurezza di EDF, l’ex poliziotto Pierre Pierre-Paul François e il suo superiore il contre-amiral Pascal Durieux ritenuti i committenti per aver richiesto a un azienda privata di introdursi nel computer di Jadot. Condannati il primo a 3 anni di reclusione ridotti a 30 mesi con la condizionale e il secondo a 3 anni ridotti a due anni dovranno anche risarcire con 500mila euro Greenpeace per danni. Questa decisione, secondo l’associazione ambientalista, rappresenta:
un segnale forte inviato all’industria nucleare.
Condannati anche Alain Quiros, l’hacker che materialmente ha sottratto informazioni dal computer di Jadot e Thierry Lohro ex dipendente del DGSE, Direction Générale de la Sécurité Extérieure, ossia l’agenzia di spionaggio francese dipendente dal Ministero della difesa, nonché amministratore di Kargus Consultans, la società che materialmente è stata incaricata da EDF attraverso François e Durieux.
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L’agenzia per la protezione ambientale scozzese lo ha ammesso che la contaminazione radioattiva nei dintorni dell’impianto nucleare di Dounreay non potrà mai essere del tutto bonificata. Secondo la Sepa è addirittura consigliabile di non fare più nulla perché il rischio è di provocare più danni che benefici. L’impianto, con i suoi due reattori, è chiuso dal 1994 ma fra il 1963 e il 1984 ha inquinato la costa attraverso gli scarichi delle acque usate per il raffreddamento dell’impianto.
Le particelle, letali se ingerite, hanno la dimensioni di un granello di sabbia e contengono il meno pericoloso Cesio-137 insieme al Plutonio-239, un elemento con un’emivita di 24000 anni. Qualcosa che rischia seriamente di sopravvivere anche alla razza umana. L’ammissione dell’agenzia per la protezione ambientale è significativa, soprattutto pensando a certi ottimisti che ritengono in ogni caso gli eventuali danni provocati dal nucleare in qualche modo sempre rimediabili.
Dal 2008 sono state rimosse 2300 particelle radioattive dai fondali, 351 delle quali utilizzando un robot subacqueo comandato a distanza, ma sin dal 1983 sono 480 i simpatici “granelli” ritrovati anche sulle spiagge attorno alla centrale. Nel 1998 la stessa agenzia aveva dichiarato prioritaria la bonifica dell’area per riportarla alle condizioni preesitenti ora ammettono che per provare a risolvere del tutto il problema potrebbe provocare una maggiore diffusione delle particelle stesse. “Meglio non rimestare nel fondo”.
Via | The Guardian
Fontana di Trevi desolantemente vuota. Saracinesche abbassate. Case abbandonate, alcune delle quali aperte a mostrare ciò che resta di una quotidianità sfuggita di mano. Stracci in preda al vento. Oltre tre milioni di persone evacuate. E cani randagi a tentare la sopravvivenza tra ciò che rimane… A pochi giorni dal referendum, Legambiente Lazio, in una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina a Roma, ha presentato un dossier (agghiacciante) in cui analizza il probabile catastrofico scenario che seguirebbe a un disastro nucleare di proporzioni simili a quello avvenuto a Fukushima. Ipotetici siti analizzati sono quelli - possibili in caso di vittoria dell’atomo in Italia - di Montalto di Castro (Vt) e di Borgo Sabotino (Lt).
In caso di incidente nucleare nella immaginata centrale di Borgo Sabotino (Lt) almeno 3 milioni e mezzo di persone sarebbero evacuate nel raggio prudenziale di 80 km in una zona compresa tra Latina, Roma e Frosinone. Centomila le aziende agricole in ginocchio; mattanza di milioni tra bovini, ovini e suini contaminati; turismo impossibile a far da cornice a vere e proprie città fantasma.
Leggeremente meglio, invece, potrebbe forse andare in caso di incidente nell’ipotetica centrale nucleare di Montalto di Castro: “appena” 600.000 persone evacuate fino alle porte di Roma e alla Sabina, studi interrotti nelle 51 istituzioni scolastiche presenti sul territorio e 38.115 aziende agricole distrutte. Questo il commento di Lorenzo Parlati, Presidente di Legambiente Lazio:
Quello presentato oggi è un dossiere crudo ma ben argomentato che evidenzia come per 80 km attorno ad una una centrale nucleare a Latina, si produrrebbe uno scenario agghiacciante. La pericolosità di una centrale diminuisce in base alla distanza, quindi più si è distanti meglio è. Ma per evitare questi rischi al referendum del 12 e 13 giugno bisogna votare sì
Foto | legambiente

La Cassazione lo ha appena deciso: il referendum sul nucleare è regolare e si vota il 12 e 13 giugno. A nulla è valso il decreto omnibus, poi ratificato in legge approvata la scorsa settimana dal presidente Napolitano, per provare a estrapolare il quesito sul ritorno delle centrali nucleari in Italia e far cadere una delle domande più importanti di questa tornata referendaria che include i quesito sulla privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento.
Tra le prime reazioni ricevute c’è quella di Alfonso Fimiani presidente dei Circoli per l’Ambiente e del gruppo degli astensionisti che nella sua nota alla stampa scrive:
Non esito a definire shockante la decisione della Cassazione: di fatto gli Italiani sono chiamati a pronunciarsi per abrogare una disciplina normativa che non esiste più perché consapevolmente cancellata da Camera e Senato. Proporrei, a questo punto, di votare l’anno prossimo per abrogare la pena di morte in Italia. È stata già abrogata? Melius adbundare quam deficere!
Naturalmente di parere diametralmente opposto le 80 associazioni che si riuniscono sotto il Comitato Fermiamo il nucleare che scrivono:
Oggi ha vinto lo spirito democratico e referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall’Italia. Domenica prossima tutti al voto contro il nucleare e per l’acqua pubblica.
L’obiettivo, oltre a abrogare le leggi attraverso il voto, è sopratutto raggiungere il quorum di votanti, il che rende, appunto, valida la votazione.
Foto | Fermiamo il nucleare

E’ stata votata la fiducia al decreto omnibus (313 voti a favore, 219 voti contrari e 2 astenuti) , in cui sono incluse oltre a una valanga di soldi da dare un po’ a tutti, anche le norme che congelano per un anno la ripresa del nucleare in Italia. Le reazioni politiche parlano di scippo del referendum sul nucleare. Di fatto non è proprio così e il referendum resta intatto e si andrà a votare il 12 e 13 giugno anche per impedire la privatizzazione dei servizi dell’acqua e contro il legittimo impedimento.
In ogni caso, la decisione di abrogare o meno i referendum spetta alla Cassazione e non al Governo. Infatti il decreto omnibus appena votato trasforma in legge la moratoria sul nucleare. Ossia congela tutte le procedure per individuare i siti adatti a ospitare le nuove centrali nucleari poiché prende tempo per ottenere maggiori informazioni sulle misure di sicurezza che saranno adottate. Il rinvio è imprecisato e può però essere revocato in qualunque momento dal presidente del Consiglio. Dunque la legge non risponde direttamente alle modifiche richieste dai quesiti referendari e ecco che il referendum resta intatto.
Spiega Antonio Rispoli su JulieNews:
Non basta modificare la legge che si vuole abrogare per annullare un referendum. C’è bisogno di una modifica che vada nel senso richiesto dai proponenti del referendum. Per cui, dato che i referendum vogliono l’abolizione della legge che decide la costruzione di quattro nuove centrali nucleari, l’unica modifica accettabile è una cancellazione della legge. Se anche il decreto venisse approvato a spron battuto, l’unica cosa che potrebbe accadere sarebbe un cambiamento del testo del referendum, che farebbe comunque la Cassazione, al fine di ottenere lo stesso risultato in caso di vittoria dei sì. Certo, a meno che la Suprema Corte non decida di rovesciare ciò che si fa da 35 anni; ma non ce ne sono i motivi.
Foto | Fermiamo il nucleare
Come già anticipato, il Consiglio dei Ministri con un apposito decreto legge ha fatto sapere di voler
disporre la sospensione, per un periodo di 12 mesi, delle procedure riguardanti la localizzazione e la realizzazione di centrali e impianti nucleari sul territorio italiano
Una moratoria insomma, di uno o, forse, anche di due anni - come rivelerebbero alcune indiscrezioni - sul ritorno al nucleare. Sperando, evidentemente, che nel frattempo la tensione che in questi giorni avvolge i reattori a Fukushima venga dispersa. Un bluff, si lamenta da più parti, condotto nella speranza che il senso della perduta urgenza possa convincere un certo numero di italiani a disertare le urne per l’importantissimo Referendum abrogativo ( su acqua pubblica, nuove centrali atomiche e legittimo impedimento) deciso dal Governo per domenica 12 e lunedì 13 giugno 2011.
Qualunque sia la nostra posizione in merito, è comunque necessario ribadire l’importanza della partecipazione alle giornate referendarie come, del resto, si propone di fare il comitato nazionale “fermiamo il nucleare” attraverso una manifestazione che si annuncia molto ampia, prevista per il prossimo 26 marzo a Roma. E non è inutile ricordare che per arginare la follia della costruzione delle centrali atomiche nel nostro Paese occorre votare “SI” al quesito referendario.
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Tre italiani su quattro sarebbero contro il nucleare. E non solo: il 70% del campione si mostra più agguerrito che mai su questo punto e pronto ad andare a votare al prossimo referendum con lo scopo di manifestare non solo il proprio dissenso ma anche per tentare di arginare la corsa all’atomo e per riaprire il dibattitto sullo sviluppo delle rinnovabili. A rivelarlo, un sondaggio condotto da Gnresearch, società internazionale specializzata nell’individuare gli umori dei cittadini di ogni Paese.
Osservando le tabelle, poi, colpisce che a impensierire gli italiani non siano, stranamente, i terribili echi di Fukushima bensì l’impatto negativo che l’atomo potrebbe avere sull’ambiente e sulla salute degli individui in genere. Temutissime, dal 45% del campione, sono le scorie mentre il 29% di esso si dichiara terrorizzato dalla possibilità di un errore umano. Solo l’11% degli intervistati ha ammesso l’ossessione delle conseguenze di un eventuale incidente naturale sulle centrali e mentre il 37% degli stessi ammette di essere disposto a pagare bollette più salate purché l’energia venga prodotta da fonti rinnovabili.
Già noto, poi, ma sempre piuttosto curioso è invece notare come il 20% dei ferventi sostenitori del nucleare, ammetta sì di caldeggiare l’atomo ma mai sul proprio territorio …
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Il Governo congela i nuovi incentivi (probabilmente al ribasso) al fotovoltaico. Con il decreto Romani varato ieri, a cui manca però la firma del Presidente Napolitano, infatti, le nuove tariffe, per chi installa un impianto oltre il 31 maggio 2011, saranno comunicate a aprile e ratificate a giugno. Salta il tetto degli 8mila MW.
Questo stato di incertezza sugli incentivi sta causando gravi problemi agli operatori del settore. Aper, Assosolare, Asso Energie Future e Gifi si sono riuniti oggi con grande urgenza per chiedere al Presidente Napolitano di non apporre la sua firma al decreto legislativo perché:
getta il settore delle rinnovabili nell’incertezza, aprendo la strada a una crisi che non si fermerà alle aziende del fotovoltaico e dell’eolico.
Che le rinnovabili, fotovoltaico e eolico in primis, si prestassero alle speculazioni (anche delle mafie), lo avevamo già detto. Ma avevamo anche scritto delle picconate del Governo agli incentivi e non per natura morale ma per la necessità economica di sostenere il rientro del nucleare in Italia. Dunque non si capisce bene se il decreto voluto dal Paolo Romani ministro per lo Sviluppo serva più a ridimensionare lo sviluppo delle rinnovabili, piuttosto che a regolamentare e soffocare la speculazione.
Continua a leggere: Fotovoltaico, incentivi congelati e le associazioni sono in crisi

Ecco qui un paio di verità che non piaceranno ai sostenitori del ritorno al nucleare che si affanneranno a confutare. La prima verità riguarda la quantità di energia necessaria all’Italia. Scrivono Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco:
I dati che citiamo in questo articolo provengono direttamente dalla fonte delle rilevazioni statistiche di Terna. Da queste tabelle si rileva che: l’Italia ha centrali per una potenza installata pari a 101 GigaWatt (dati 2009). I consumi oscillano tra 18 GW di notte e 52 GW di giorno. Il massimo picco di è avvenuto nel 2007, quando sono stati erogati 57 GW di energia elettrica. In Italia si produce, attualmente, una quantità di energia quasi doppia rispetto alle richieste.
Perché dunque si chiedono i due autori, e questa è la seconda verità, l’Italia importa energia elettrica prodotta da centrali nucleari francesi? (cavallo di battaglia di molti pro-nuke convinti).
Perché in Francia la produzione di energia elettrica avviene soprattutto tramite centrali nucleari, che per la loro struttura, non possono essere accese e spente a seconda della richiesta. Quindi di notte in Francia c’è un eccesso di produzione di energia elettrica che se non ceduta determinerebbe un sovraccarico della rete elettrica che potrebbe determinare gravi inconvenienti. La Francia allora la vende sottocosto ai Paesi confinanti, tra cui l’Italia. Di notte, quando la produzione di energia elettrica costa di più, l’Italia riduce fortemente la produzione di elettricità e l’acquista a basso costo dalla Francia che non può fare altrettanto e non può farne a meno. Di giorno succede il contrario e l’Italia, che come abbiamo visto ha un notevole surplus di potenza installata, esporta energia elettrica in Francia, guadagnandoci molto bene. La Francia, proprio per il massiccio ricorso alla energia nucleare, ha un sistema di produzione di energia elettrica poco flessibile, che produce scorie da smaltire a costi molto elevati, con un inquinamento dei territori molto pericoloso.

Secondo Claudia Kemfert, economista tedesca, in Italia c’è poco fotovoltaico; il nucleare è una tecnologia incerta; dovremmo valutare le nostre scelte di approvvigionamento energetico sulla base del PIL energetico; in futuro ci approvvigioneremo con un mix di rinnovabili.
Lo scenario è stato delineato a Padova durante la conferenza “Energie future: quale sostenibilità per una giusta crescita”, voluta da Segnavie la cui cronaca è stata riportata da Il Giornale di Vicenza. La relatrice, Claudia Kemfert è docente di economia alla Humboldt-Universität di Berlino, autrice nel 2008 del libro Die andere Klima-Zukunft Innovation statt Depression che tradotto sarebbe: “Oltre il futuro del clima, innovazione e non depressione”, nonché consulente di Banca Mondiale, Onu e membro del Gruppo consultivo della Ue su Energia e cambiamenti climatici.
Il nucleare è incerto, perché spiega l’economista:
Al momento le centrali nucleari sono di terza generazione avanzata: per arrivare alla quarta, quella del cosiddetto nucleare pulito in cui lo stoccaggio delle scorie avviene in sicurezza, ci vorranno molti anni. In Germania sono stati spesi nel tempo circa 80 miliardi di euro per 17 centrali nucleari, una cifra incredibile, e 7- 8 impianti sono già obsoleti e superati dal fotovoltaico. Gli impianti nucleari attualmente più all’avanguardia, ma anche i più costosi, si trovano in Francia e in Finlandia e purtroppo oltre all’onere per la realizzazione che si è scaricato sulla collettività, il problema delle scorie non ha trovato soluzione. Non credo sia opportuno costruire nuove centrali nucleari. Il nucleare è una tecnologia incerta che nel prossimo futuro verrà surclassata dalle rinnovabili, tre volte più efficienti.