Mancano meno di due mesi al referendum anti-trivelle e ieri anche Greenpeace è scesa in campo con una manifestazione in Piazza Venezia, a Roma, per invitare gli italiani a votare al referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile.
“L’Italia non si trivella” è stato il mega striscione srotolato sul prato davanti all’Altare della Patria, dove sono state allestire una trentina di piccole trivelle. Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace ha sottolineato come
[related layout=”big” permalink=”https://ecoblog.lndo.site/post/162072/no-triv-chi-sono-che-cosa-chiedono”][/related]Sono nove le regioni italiane che hanno promosso il referendum del prossimo 17 aprile: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.“estrarre il pochissimo gas, il pochissimo petrolio che ci sono sotto i nostri fondali avrebbe ricadute insignificanti per l’occupazione, le casse pubbliche, la bolletta energetica del paese. Ma sarebbe invece un rischio enorme, un danno per i nostri mari e con essi per la bellezza dell’Italia, per il turismo, la pesca, le comunità costiere”.
Delle regioni italiane che si affacciano sul mare mancano all’appello solamente Sicilia, Toscana, Friuli Venezia Giulia e Lazio.
È importante che gli italiani vadano a votare affinché possa essere raggiunto il quorum e, proprio per evitare che ciò avvenga, il Governo Renzi – da sempre a favore delle energie fossili – ha fatto in modo di separare il referendum dalle elezioni amministrative che si terranno in giugno. Una mossa non solo estremamente scorretta, ma anche anti-economica.
Sul suo sito Greenpeace invita tutti gli italiani a votare “sì” al referendum del 17 aprile, per respingere le trivelle e chiedere al governo un diverso futuro energetico.








