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La muffa era diventata un incubo, poi ho scoperto questo trucco geniale e le ho detto addio per sempre

Come dire addio all'incubo muffa
Muffa, un incubo a cui bisogna dire addio (ecoblog.it)

Se la muffa continua a tornare bisogna capire con preciso e qual è il problema e, soprattutto, risolverlo nel modo più giust9. 

Ci sono pareti che sembrano tranquille per mesi e poi, appena arriva novembre, rifanno uscire quella chiazza nell’angolo vicino alla finestra. Prima grigia, poi nera. Di solito si compra uno stucco antimuffa, magari quello consigliato dal commesso accanto agli scaffali delle pitture lavabili. Si gratta un po’ il muro, si passa il prodotto, mano bianca sopra e via. Per qualche tempo funziona pure.

Poi ricompare. Sempre nello stesso punto.

Lo stucco antimuffa ha senso in certe situazioni precise. Bagni ciechi dove il vapore resta appeso alle piastrelle per ore. Camere con armadi enormi messi contro muri freddi. Case abitate poco, magari chiuse tutto il giorno d’inverno con le finestre sigillate e il bucato steso dentro. In quei casi il problema spesso è la condensa. L’acqua nell’aria si deposita sulle superfici fredde e le spore fanno il resto. Lo stucco aiuta perché crea una base meno favorevole alla muffa e regge meglio la pittura. Ma il muro deve essere asciutto davvero. Non “sembra asciutto”.

Una volta ho visto un proprietario usare lo stucco sopra una parete che aveva ancora l’odore umido del cemento bagnato. Tre settimane dopo l’intonaco sembrava pane carasau spezzato con le dita.

Quando il muro sta dicendo altro

Ci sono segnali che cambiano completamente il discorso. Il muro freddo solo in un punto. Le bolle sotto la pittura. Gli aloni giallastri che allargano i bordi quando piove. Oppure quella specie di polvere bianca vicino al battiscopa, simile al sale fino. Lì spesso non c’entra la ventilazione. C’entra l’acqua che entra o che risale.

Problema muffa che ritorna

Muffa, come smettere di vederla tornare (ecoblog.it)

Lo stucco, in quei casi, diventa quasi un tappo. Trattiene l’umidità dentro la parete e rallenta l’evaporazione. Il risultato è strano: fuori sembra tutto sistemato, dietro il muro continua a marcire piano. Alcune muffe iniziano perfino a spuntare lateralmente, a mezzo metro dalla zona trattata. Succede più spesso nelle case anni Sessanta con i pilastri in cemento non isolati bene. Gli angoli vicino ai balconi sono micidiali.

C’è anche un equivoco abbastanza diffuso: pensare che la muffa nasca sempre dove si vede. Non è così. A volte compare nell’unico punto in cui il muro riesce ancora a respirare. Il problema vero magari è sopra, dietro una guaina fatta male o una perdita lentissima dal terrazzo del vicino.

Il fai-da-te ha un limite preciso: quando la macchia cambia forma

Se la muffa torna identica ogni inverno, si può ancora ragionare su aerazione, temperatura interna, abitudini. Quando invece si allarga, cambia colore, compare in stanze diverse, lì qualcosa sotto si sta muovendo.

I tecnici seri non arrivano con la vernice in mano. Prima misurano. Termocamera, igrometro, a volte perfino carotaggi piccoli vicino al battiscopa. Non sempre la diagnosi è immediata. Le infiltrazioni vecchie sono bastarde: l’acqua segue percorsi imprevedibili. Entra da un punto e compare due metri più in là.

Certe soluzioni poi non sono nemmeno spettacolari. Ho visto casi migliorare semplicemente spostando un armadio di otto centimetri dal muro e lasciando una microventilazione costante. Altri invece hanno richiesto lavori pesanti, cappotti termici interni fatti stanza per stanza perché fuori il condominio non autorizzava nulla.

Lo stucco antimuffa resta uno strumento utile. Però assomiglia più a una medicazione che a una cura. E quando senti quell’odore dolciastro entrando in una stanza chiusa da ore, spesso il muro ha già iniziato a raccontare un’altra storia.

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