Energie rinnovabili

Energy Dome inaugura l’hub di Piacenza: la batteria a CO2 italiana punta ai mercati mondiali

Energy Dome inaugura l'hub di Piacenza per la produzione della CO2 Battery, tecnologia innovativa di accumulo energetico a lunga durata che punta ai mercati globali.

Energy Dome inaugura l'hub di Piacenza: la CO2 Battery italiana punta ai mercati mondiali

A Piacenza è operativo il nuovo hub produttivo di Energy Dome, l’azienda italiana specializzata nell’accumulo energetico a lunga durata. L’inaugurazione, avvenuta nell’ottobre 2026, segna un passaggio concreto dalla fase sperimentale alla produzione su scala industriale della CO2 Battery, la tecnologia di accumulo energetico sviluppata dall’azienda che utilizza anidride carbonica come vettore termodinamico per immagazzinare e restituire energia elettrica.

Cosa produce l’hub di Piacenza e perché è rilevante

Lo stabilimento di Piacenza è il centro nevralgico da cui Energy Dome intende rifornire i mercati internazionali con la sua soluzione di long-duration energy storage. Il concetto alla base della CO2 Battery è diverso da quello delle batterie agli ioni di litio: invece di elettrochimica, sfrutta cicli termodinamici con CO2 in fase gassosa e liquida per accumulare energia sotto forma di lavoro meccanico e calore, poi restituirla alla rete elettrica quando necessario.

Questo approccio è pensato per coprire finestre temporali più lunghe rispetto alle batterie convenzionali — un limite strutturale che diventa sempre più critico man mano che la quota di rinnovabili intermittenti, come solare ed eolico, cresce nei sistemi elettrici nazionali. La capacità di stoccare energia per molte ore, non solo per uno o due cicli giornalieri, è uno dei requisiti centrali per la stabilità delle reti ad alta penetrazione rinnovabile.

L’investimento da 6,5 milioni e il piano di espansione

A supportare il salto di scala produttiva è arrivato un investimento da 6,5 milioni di euro, destinato a triplicare la capacità produttiva dell’hub di Piacenza. Si tratta di un segnale di fiducia significativo per una tecnologia che, fino a pochi anni fa, esisteva soltanto come prototipo.

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Il punto di partenza storico è il giugno 2022, quando Energy Dome aveva avviato in Sardegna il primo impianto dimostrativo commerciale al mondo basato sulla CO2 Battery. Quell’impianto ha rappresentato la prova che il ciclo termodinamico funzionava in condizioni reali, non solo in laboratorio. Piacenza è il passo successivo: non più un banco di prova, ma una struttura pensata per produrre componenti da esportare e installare su scala globale.

Tra i partner dell’azienda figura Google, una presenza che testimonia l’interesse del settore tecnologico — notoriamente esposto a consumi energetici elevati e a obiettivi di decarbonizzazione ambiziosi — verso soluzioni di accumulo alternative al litio.

Il mercato globale dello storage e la posizione europea

Il settore dell’accumulo energetico a lunga durata è oggi uno dei più competitivi e strategici nell’intera filiera della transizione energetica. Le tecnologie in campo sono diverse: dai sistemi idroelettrici a pompaggio, ai flow battery, fino alle soluzioni basate su aria compressa o calore. La CO2 Battery di Energy Dome si inserisce in questo panorama con una proposta che, secondo l’azienda, punta su componenti industriali già disponibili sul mercato — compressori, turbine, serbatoi — riducendo così i rischi legati alla catena di approvvigionamento di materiali critici.

Questo aspetto non è secondario. La dipendenza da litio, cobalto e altri minerali rari è uno dei punti di vulnerabilità del sistema attuale di accumulo. Una tecnologia che si basa su CO2 — un gas abbondante, anche se da gestire con attenzione dal punto di vista dei processi industriali — e su componentistica standard offre potenzialmente una filiera più controllabile, almeno in linea di principio.

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Va detto, però, che il mercato dell’accumulo a lunga durata è ancora in una fase di sviluppo: la maggior parte delle tecnologie alternative al litio non ha ancora raggiunto la maturità commerciale necessaria per competere su scala con i sistemi consolidati. Energy Dome è tra le poche aziende ad aver superato la fase pilota, ma la strada verso una presenza diffusa sui mercati internazionali richiede ancora impianti di riferimento, contratti commerciali e dati operativi pluriennali.

Cosa significa per il sistema energetico

L’accumulo energetico a lunga durata — e la CO2 Battery come soluzione concreta in questo segmento — risponde a un problema che diventerà sempre più pressante nei prossimi anni: come gestire la variabilità della produzione rinnovabile quando il sole non splende e il vento non soffia per periodi prolungati.

Le reti elettriche europee stanno già sperimentando questo tipo di tensione. Le interconnessioni tra paesi aiutano, ma non risolvono il problema nelle ore o nei giorni in cui la produzione è strutturalmente bassa su aree geografiche estese. L’accumulo stagionale o plurigiornaliero è ancora un capitolo aperto, e le tecnologie in grado di colmarlo sono poche e costose.

L’hub di Piacenza non è, da solo, la risposta a questa sfida. Ma rappresenta un segnale concreto che la filiera industriale dell’accumulo a lunga durata sta iniziando a strutturarsi anche in Europa, con aziende che passano dalla ricerca alla produzione. Per approfondire lo stato dell’arte delle tecnologie di long-duration energy storage a livello globale, l’Agenzia Internazionale dell’Energia pubblica aggiornamenti periodici sul tema.

Nei prossimi mesi si capirà se la capacità produttiva triplicata di Piacenza troverà riscontro in ordini concreti dai mercati internazionali, e se la CO2 Battery riuscirà a conquistare una quota rilevante in un settore dove la concorrenza — anche da parte di attori statunitensi e asiatici — è già molto agguerrita.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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