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Case Green, le nuove norme italiane per la direttiva UE: cosa prevede la bozza del MASE

Il MASE ha trasmesso la bozza di norme per il recepimento Case Green Italia nella legge di delegazione europea 2026, avviando il percorso di efficientamento energetico de

Recepimento Case Green in Italia: la bozza di norme del MASE per la direttiva UE

Qualcosa si muove sul fronte dell’efficientamento energetico degli edifici in Italia. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha trasmesso una bozza di norme contenente i principi e i criteri direttivi per il recepimento Case Green Italia nell’ambito della legge di delegazione europea 2026. Un passaggio atteso, che avvia formalmente il percorso legislativo interno per adeguarsi agli obiettivi fissati da Bruxelles — ma che arriva in un contesto già segnato da almeno un ritardo significativo rispetto alle scadenze europee.

Cosa prevede la direttiva europea sugli edifici

La Direttiva UE 2024/1275 — comunemente nota come direttiva Case Green o EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive) — fissa obiettivi ambiziosi per ridurre i consumi energetici del patrimonio edilizio europeo entro il 2050. Non si tratta di un provvedimento isolato: la direttiva si inserisce nel quadro del pacchetto Fit for 55, che punta a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, come tappa intermedia verso la neutralità climatica a metà secolo.

Il settore edilizio è uno dei principali responsabili dei consumi energetici in Europa. Riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria e illuminazione negli edifici residenziali e commerciali pesano in modo considerevole sulla domanda totale di energia del continente. Per questo la direttiva punta su una progressiva riduzione dei consumi, con obblighi di ristrutturazione che riguarderanno soprattutto gli edifici con le prestazioni peggiori — quelli classificati nelle classi energetiche più basse.

Va anche ricordato che la direttiva sull’efficienza energetica citata dal MASE come prima priorità strategica — la Direttiva (UE) 2023/1791 del 13 settembre 2023 — è un testo distinto ma complementare, che aggiorna il quadro generale sull’efficienza energetica a livello comunitario. I due strumenti viaggiano in parallelo e si rafforzano reciprocamente.

Il recepimento in Italia: a che punto siamo

Il percorso italiano di recepimento della direttiva Case Green non parte da una posizione di vantaggio. L’Italia ha già mancato la prima scadenza prevista per la presentazione del Piano di Ristrutturazione a Lungo Termine (Long-Term Renovation Strategy), documento richiesto dalla stessa EPBD IV come strumento di pianificazione nazionale. Un ritardo che non è passato inosservato a livello europeo e che rende ancora più urgente il lavoro normativo ora in corso.

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La trasmissione della bozza da parte del MASE rappresenta quindi un segnale concreto di avanzamento, anche se siamo ancora nella fase preliminare: quella dei principi e dei criteri direttivi, che costituiscono la cornice entro cui il legislatore delegato dovrà poi costruire le norme attuative. Non si tratta ancora di obblighi operativi per i proprietari di casa, ma del primo tassello formale di un processo che richiederà ulteriori passaggi parlamentari e regolamentari.

La legge di delegazione europea è lo strumento con cui il Parlamento italiano autorizza il governo a recepire le direttive comunitarie, fissando i limiti e gli indirizzi entro cui esercitare quella delega. Il fatto che il MASE abbia già trasmesso la sua proposta di principi e criteri indica che il ministero considera il recepimento della direttiva Case Green una priorità strategica per il 2026.

Cosa cambierà concretamente per gli edifici italiani

Il patrimonio edilizio italiano è tra i più datati d’Europa. Una quota rilevante degli edifici residenziali è stata costruita prima che esistessero standard energetici significativi, con consumi che in molti casi sono oggi del tutto incompatibili con gli obiettivi climatici. La direttiva impone agli Stati membri di definire percorsi di ristrutturazione progressiva, con attenzione particolare agli immobili più energivori.

In pratica, questo significa che nei prossimi anni — secondo le scadenze che l’Italia dovrà recepire — i proprietari di edifici nelle classi energetiche più basse potrebbero trovarsi di fronte all’obbligo di intervenire, almeno in determinate circostanze come la compravendita o l’accesso a determinati finanziamenti pubblici. I dettagli, tuttavia, dipenderanno in larga misura da come il governo italiano trasformerà i criteri direttivi in norme concrete.

Tra gli interventi tipicamente richiesti per migliorare la classe energetica di un edificio ci sono:

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  • l’isolamento termico dell’involucro (cappotto, sostituzione degli infissi);
  • la sostituzione degli impianti di riscaldamento con sistemi a più alta efficienza o alimentati da fonti rinnovabili;
  • l’installazione di pannelli fotovoltaici o sistemi solari termici;
  • l’adozione di sistemi di ventilazione meccanica controllata.

I costi di questi interventi variano enormemente in funzione della dimensione dell’edificio, dell’anno di costruzione, della zona climatica e delle soluzioni tecniche scelte. Proprio per questo, uno degli aspetti più delicati del recepimento riguarderà il sistema di incentivi e supporto finanziario che accompagnerà gli obblighi normativi — tema su cui la bozza del MASE, almeno nella sua formulazione attuale di principi e criteri, non fornisce ancora indicazioni definitive.

Perché i criteri direttivi sono il punto di partenza, non d’arrivo

Chi si aspettava dalla bozza del MASE un quadro completo di obblighi, scadenze e incentivi potrebbe restare deluso — ma sarebbe un’aspettativa non corretta rispetto alla natura del documento. I principi e criteri direttivi sono, per definizione, le istruzioni che il Parlamento consegna al governo per esercitare la delega legislativa: stabiliscono gli obiettivi da perseguire, i limiti da rispettare, le tutele da garantire. Non sono ancora le norme operative.

Il passaggio successivo — la redazione dei decreti legislativi veri e propri — è quello in cui si definiranno le regole concrete: quali edifici saranno interessati, con quali scadenze, a quali condizioni e con quale sistema di supporto economico. È in quella fase che il dibattito si farà più acceso, perché è lì che si misureranno gli interessi di proprietari, inquilini, costruttori, enti locali e associazioni di categoria.

Per chi vuole seguire l’evoluzione normativa, il riferimento istituzionale resta il sito ufficiale del MASE, dove vengono pubblicati i documenti relativi alle procedure di recepimento delle direttive europee.

Il cammino del recepimento della direttiva Case Green in Italia è appena iniziato nella sua fase formale. La trasmissione della bozza da parte del MASE è un primo passo necessario, ma tra i principi direttivi e le norme operative c’è ancora molta strada da percorrere — e il tempo, considerato il ritardo già accumulato, non è illimitato.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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