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Biciclette, in futuro più flotte aziendali per incentivare i pendolari

A Fa’ la cosa giusta 2014 sono stati presentati i dati sul livello di mobilità in bici delle città italiane: in futuro avremo meno auto aziendali e più flotte di bici per i pendolari?.

    Ran autrice di Pinkblog ha partecipato a fa la costa giusta! 2014. Ecco il suo contributo per i lettori di ecoblog.it.

Come sarebbe più pulita, meno caotica e più ordinata una città se al posto delle auto ci fossero più biciclette e più gente a piedi? Inutile dirlo, si vivrebbe molto meglio sia dal punto di vista della salute personale e collettiva, sia da quello del portafogli, con meno spese di gestione del proprio mezzo motorizzato. E proprio sull’uso della bici per gli spostamenti su circuito urbano si è concentrata una ricerca di Legambiente, Rete Mobilità Nuova e bikeitalia.it che hanno presentato a Fa’ la cosa giusta 2014 il dossier l’A-bici della mobilità.

L’obiettivo era ricercare dati esaustivi sui livelli di mobilità e ciclabilità dei comuni d’Italia. Per farlo è stato somministrato un questionario a tutti i capoluoghi di provincia italiani in cui veniva richiesto di indicare il modal share del proprio territorio (ossia la scelta da parte dei cittadini del veicolo più usato per gli spostamenti), più le informazioni sulle ciclabili presenti, sulle isole ciclopedonali, sulle strade a velocità moderata e sulle zone a traffico limitato. L’analisi dei dati ha fornito un risvolto particolarmente interessante, cioè che la presenza di piste non era necessariamente sinonimo di ciclabilità. Questo perché molti comuni virtuosi dal punto di vista dei km offerti in percorsi ciclabili, poi di fatto non vantavano il giusto corrispettivo numerico di ciclisti. Causa: la mancanza di infrastrutture e servizi adeguati per incentivare il cittadino ad abbandonare l’auto e salire in sella.

Il tipo di lavoro ipotizzato, per ottenere dei risultati validi in tal senso, va verso la collaborazione fra governo centrale e comuni, come è accaduto a Bilbao o in alcune città ungheresi negli ultimi anni. Qui i governi hanno investito in piste ciclabili e cicloposteggi, mentre i rispettivi comuni si sono prodigati per scoraggiare l’accesso delle auto nelle aree centrali, aumentando i prezzi delle soste e riducendo i parcheggi.

Che fare in Italia? La proposta di legge

Per avvicinarsi alle best practices su citate o all’ideale delle metropoli del Nord Europa, per cui la mobilità su bici o mezzi pubblici è il pane quotidiano, l’associazione Rete Mobilità Nuova ha elaborato una proposta di legge appena depositata alla Camera dei Deputati italiana. Il focus è l’abbassamento del limite di velocità nei centri urbani da 50Km/h a 30Km/h. In questo modo le città sarebbero più sicure, meno rumorose, meno inquinate e anche meno trafficate, in quanto la maggiore lentezza sarebbe la leva per incentivare modalità di spostamento alternative all’auto privata.

La proposta di legge introduce anche degli obiettivi vincolanti di modal share per i comuni con più di 50mila abitanti: entro 2 anni dall’approvazione della legge la quota massima degli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del territorio comunale dovrà essere sotto al 50% degli spostamenti totali. A partire dal secondo anno e al termine di ognuno degli anni successivi si stabilirà un’ulteriore riduzione, introducendo un meccanismo di bonus-malus che premia i comuni virtuosi e penalizza gli inadempienti.

Un buon esperimento di mobilità su bici: Cicli Aziendali

Sempre in seno alla fiera Fa’ la cosa giusta 2014, sono stati presentati i risultati di un progetto durato sei mesi dal nome Ibike2work, vincitore del bando 2012 per la Responsabilità Sociale d’Impresa della Regione Lombardia. Le attività connesse a tale progetto sono state denominate Cicli Aziendali e hanno riguardato una serie di programmi di incentivazione all’utilizzo della bici per gli spostamenti casa-lavoro.

Il progetto è stato portato avanti seguendo due binari, uno per le alle aziende e l’altro per i rispettivi dipendenti. In poche parole le aziende si sono accollate l’onere dell’acquisto di una flotta aziendale ciclistica, con bici di ogni tipologia per soddisfare le esigenze individuali dei propri dipendenti, mentre a questi ultimi è stato anche messo a disposizione un portale web dove registrare il proprio profilo di ciclista.

Da qui ogni utente ha potuto controllare i chilometri effettuati, con il conteggio delle calorie bruciate e la CO2 risparmiata per i propri spostamenti su bici anziché su mezzo motorizzato. In più, come in una sorta di programma a premi, alcuni esercizi commerciali hanno messo a disposizione dei piccoli sconti per gli utenti con un certo numero di miglia accumulate, in cambio di visibilità sul portale cicliaziendali.it.

Il portale è stato congegnato per non trascurare neppure l’ambito social, permettendo un alto grado di interazione e confronto fra colleghi circa le proprie esperienze di mobilità. Il tutto accompagnato da comode aree news e tutorial vari relativi ad aspetti più pratici del muoversi in bici, come le modalità per cambiare correttamente una gomma bucata o l’abbigliamento più comodo per la pedalata in città.

La casa editrice Terre di Mezzo, alla base dell’organizzazione della fiera Fa’ la cosa giusta, è stata fra le aziende “cavia” di questo esperimento e Fausto Trucillo, Digital Project Manager dell’azienda, ha commentato positivamente l’esperienza. Ciò che è stato notato nei sei mesi di progetto è che i dipendenti di Terre di Mezzo hanno migliorato la propria attività aziendale, si sono assentati di meno per malattia e hanno visto cambiare in positivo anche il proprio umore.

In più l’esperienza è stata commisurata sulle varie esigenze di mobilità degli utenti, permettendo a ciascuno di scegliere il proprio mezzo:

È stato importante poter contare sul taglio delle biciclette, scegliendo i modelli più adatti alle esigenze del singolo dipendente.

E questo ha fatto sciogliere ogni riserva di adesione anche a chi proveniva da zone molto distanti dal luogo di lavoro: con la bici pieghevole i dipendenti più lontani hanno pedalato sicuri sulle strade urbane e poi hanno ridotto l’ingombro del mezzo a bordo di treni e altri mezzi pubblici.

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