Expo 2015: McDonald’s sponsor, Slow Food non gradisce

Il tema dell’Expo è Nutrire il pianeta, ma l’invasione delle multinazionali dell’alimentazione mette a nudo le contraddizioni dell’evento

Che le contraddizioni dell’Expo fossero molte lo si era già capito quando era stato annunciato il tema - Nutrire il pianeta – mentre gru, scavatrici e betoniere sottraevano chilometri e chilometri quadrati di suolo libero a ovest di Milano. Era solamente l’inizio. L’evento espositivo che andrà in scena dal 1° maggio al 31 ottobre avrà fra i suoi sponsor McDonald’s, il colosso del fast food che con i suoi 36mila ristoranti dislocati in 120 Paesi del mondo “nutre il Pianeta” a modo suo, con il mix di indubbio successo di fast food e bibite gassate che poco hanno a che vedere con l’idea di partenza dell’Expo.

Quando la manifestazione ha individuato il suo filo conduttore, Nutrire il pianeta, ha cercato una sponda in Slow Food, tanto che anche il Salone del Gusto e Terra Madre dello scorso ottobre sono stati pensati in un’ottica preparatoria dell’evento milanese.

Expo Milano 2015 sarà l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso),

si legge sul sito della manifestazione.

Già, le contraddizioni. Nella nota del 27 febbraio scorso è stato annunciato lo spazio che verrà riservato alla ristorazione di Mc Donald’s: 300 posti per 400 mq più 200 mq di terrazza. In occasione di Expo la multinazionale del fast food darà vita al progetto Fattore Futuro che consisterà nell’ingaggio di 20 agricoltori under 40 come fornitori della catena di ristorazione nelle filiere delle carni bovine e avicole, più pane, insalata, patate, latte e frutta. Il tutto con il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole.

Sul sito di Slow Food il giudizio espresso su questa mossa è molto severo:

La contraddizione stride. E fa male. Expo 2015 si è posta un obiettivo ambizioso come pochi: interrogarsi su un tema cruciale qual è il nutrire il pianeta in futuro. In questa ottica, la presenza di McDonald’s suona più come un autogol clamoroso che non come una affermazione del diritto di confrontare liberamente le varie tesi, che Expo vorrebbe garantire. La presenza di McDonald’s significa che il pianeta potremo continuare a ingozzarlo a fast food o a junk food – chiamatelo come volete – senza curarci troppo del suo stato di benessere.

Come dargli tolto? L’Italia potrebbe giocare la carta delle eccellenze enogastronomiche, della gastronomia e dell’enologia senza paragoni di cui dispone e accoglie, in una rassegna nata sotto la bandiera della difesa dell’eterogeneità, le aziende che maggiormente lavorano per l’omologazione e la stereotipia del cibo e delle bevande.

Slow Food non gradisce e nell’articolo lo ribadisce spiegando che

la presenza di Slow Food e di altre organizzazioni della società civile racconterà una storia completamente diversa: quella di un pianeta che può e deve nutrirsi salvaguardando la biodiversità, tutelando le piccole produzioni, promuovendo il rispetto nei confronti delle risorse naturali e delle comunità contadine.

Insomma secondo Slow Food le scelte fatte per Expo 2015 rischiano di essere politicamente dannose:

Per noi la politica dell’ugual peso in questo caso è sbagliata e manca completamente di coerenza, ed è gravissimo avere scelto come interlocutori della visione sul futuro alimentare del pianeta coloro che sono tra i maggiori responsabili dei problemi e delle contraddizioni insanabili del sistema alimentare attuale. Un evento come Expo dovrebbe fornire linee guida, orientamenti e non farsi cassa di risonanza di visioni antitetiche che mai e poi mai potranno essere considerate risposte, tutte ugualmente valide, alla stessa domanda. Come si fa a promuovere la Carta di Milano, accogliendo le parole di Papa Francesco e di Carlo Petrini come un punto di riferimento e poi spingersi non solo ad accogliere McDonald’s, ma addirittura costruirci assieme un progetto che ambisce a essere contributo di contenuti?

Mancano due mesi all’inizio e i primi “nodi” deontologici vengono al pettine. E, c’è da crederlo, non sarà certo quella sollevata da Slow Food la prima querelle dell’Expo milanese.

RUSSIA-UKRAINE-CRISIS-US-TRADE-FOOD-MCDONALDS

Via | Slow Food

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