Paghiamo un prezzo alto per il costo basso della carne

Per capire come è possibile che una fetta di carne sia arrivata a costare meno di frutta e verdura negli ipermercati basta osservare la risposta di molti produttori alle mutate abitudini alimentari dei consumatori. Dover saziare un carnivoro solo nei giorni di festa e dover sfamare un carnivoro sette giorni su sette richiede strategie produttive diverse. Il primo consumatore non ha un grande appeal per l'industria della carne, il secondo è un target più appetibile che va accontentato con tagli convenienti e carne a buon mercato, in due parole: allevamenti intensivi.

In tutta questa corsa al miglior prezzo/maggior quantità abbiamo sacrificato il benessere animale, la qualità, l'ambiente, la salute. La guida al consumo responsabile di carne redatta da Slow Food (vi invito a leggerla) è un illuminante viaggio a ritroso dalla fettina di carne all'animale ancora vivo rinchiuso in un allevamento intensivo.

Prima di morire quella carne "conveniente" spesso era un animale imbottito di antibiotici, dopato per crescere più in fretta, con le ossa ed i muscoli indeboliti a causa degli ambienti di vita troppo angusti che vietano di muoversi, un animale costretto a respirare le esalazioni dei suoi stessi escrementi, un animale frutto di una selezione genetica che lo ha mutato per soddisfare il desiderio dei consumatori di un petto di pollo extralarge.

Per il popolo del chissenefrega del benessere animale, sono un predatore a cui la carne piace low cost, sono elencati anche i costi nascosti per noi consumatori della carne di scarsa qualità proveniente dagli allevamenti intensivi: resistenza agli antibiotici; esposizione a tassi più elevati di inquinamento; propagazione di nuove malattie virali; maggiore incidenza delle malattie legate al consumo eccessivo di proteine animali (cancro, diabete, patologie cardiovascolari); diminuzione dei terreni destinati alla produzione agroalimentare ed aumento delle colture foraggere; scarsa presenza di nutrienti nella carne.

Chi pensa sia stupido pagare di più per comprare la stessa fettina di carne (magari in quantità inferiori) ma da allevamenti biologici non ha fatto bene i conti: mangiare meno carne di maggiore qualità, variando senza acquistare i soliti tagli e le solite carni (le più richieste), ci costa meno in salute, degrado ambientale ed inquinamento.

Foto | Flickr

  • shares
  • +1
  • Mail