Salute e Ambiente

Alluvioni in Emilia-Romagna, la Lega chiede piani di rischio aggiornati

Tecnici in impermeabile controllano l’argine di un fiume in piena con una mappa e un tablet, cielo coperto
Sopralluogo tecnico lungo un fiume ingrossato per valutare argini e misure di prevenzione del rischio alluvioni in Emilia-Romagna.

Il consigliere regionale della Lega, Michele Facci, ha chiesto alla Regione Emilia-Romagna, con un atto ispettivo depositato a Bologna, di chiarire se gli interventi previsti nei Pgra, i Piani di gestione del rischio alluvioni, siano ancora necessari e con quali tempi si intenda procedere, alla luce delle alluvioni che hanno colpito diversi territori romagnoli e della necessità di verificare l’efficacia delle misure di prevenzione.

Pgra e rischio alluvioni, la richiesta della Lega alla Regione Emilia-Romagna

La domanda politica, questa volta, entra nel merito delle carte tecniche. Facci vuole sapere se gli interventi classificati come “critical”, “very high” e “high” negli attuali Pgra siano ancora considerati urgenti e, in caso positivo, quale sia il calendario previsto per la loro realizzazione. Non una questione solo amministrativa, sostiene il consigliere del Carroccio, ma un passaggio necessario dopo i danni subiti da aree già indicate nelle mappe di rischio.

Nel documento, il consigliere chiede anche se il procedimento di adeguamento alla Direttiva 2007/60/CE, relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni, sia stato “efficace ed adeguato alle circostanze di tempo e di luogo”. Una formula tecnica, certo. Ma il punto politico è chiaro: capire se il sistema di pianificazione, prevenzione e allerta abbia funzionato come previsto.

Direttiva europea e compiti di Autorità di bacino e Regioni

Nel suo atto, Facci richiama il quadro normativo che regola la materia. Le Autorità di bacino adottano i piani di distretto per l’assetto idrogeologico, mentre le Regioni predispongono il sistema di allerta per il rischio idraulico ai fini di protezione civile. Due livelli diversi, che dovrebbero dialogare in modo costante, soprattutto nei territori esposti a esondazioni e piene improvvise.

Le mappe di pericolosità e rischio alluvioni, ricorda ancora il consigliere, devono essere rese disponibili al pubblico dalle Autorità di bacino e dalle Regioni. Non solo documenti per tecnici, dunque, ma strumenti conoscitivi che riguardano amministratori locali, cittadini, imprese agricole e attività produttive. In Romagna, dove fiumi e torrenti attraversano città, frazioni e campagne, la differenza tra una mappa aggiornata e una misura rinviata può pesare molto.

Santerno e Lamone, gli interventi indicati nei piani

Tra gli esempi citati nell’atto figurano opere previste dal programma delle misure dei Pgra dell’Autorità di Bacino del Po. Una riguarda una cassa di espansione per la laminazione delle piene del fiume Santerno, indicata con priorità “high”. Un intervento pensato per ridurre la forza delle piene, trattenendo parte dell’acqua nei momenti di maggiore pressione sul reticolo idraulico.

L’altro caso riguarda il fiume Lamone, da Faenza fino alla foce: qui il piano richiama interventi strutturali di risezionamento e allargamento degli alvei, difesa e sovralzo arginale, con priorità “critical”. Proprio il Lamone, nelle recenti emergenze, è stato osservato con attenzione da tecnici, sindaci e residenti. “Bisogna capire che cosa era previsto, che cosa è stato fatto e che cosa resta da fare”, è il ragionamento che filtra dall’iniziativa leghista.

Gruppi tecnici e tempi delle opere, il nodo della risposta

Facci ricorda inoltre che l’Autorità di Bacino del Po e quella dell’Appennino centrale hanno attivato gruppi di coordinamento e gruppi di lavoro tecnici, con la partecipazione anche di rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, come previsto da una delibera di giunta del dicembre 2021. Un passaggio che, secondo il consigliere, rende ancora più necessario chiarire il livello di avanzamento delle valutazioni e delle opere.

Ora la palla passa alla Giunta regionale, chiamata a rispondere sui tempi, sulle priorità e sull’effettiva adeguatezza del percorso seguito. In base alla richiesta, la Regione dovrà indicare se gli interventi classificati a maggiore priorità siano ancora attuali e, soprattutto, quando potranno essere eseguiti. Per i territori colpiti dalle alluvioni, non è un dettaglio burocratico. È la domanda che amministratori e cittadini ripetono da mesi: cosa si farà, e quando.

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