L’8 ottobre 2026 le Commissioni IV e V del Consiglio regionale pugliese hanno approvato un testo interamente riformulato del disegno di legge sulle aree idonee puglia rinnovabili, segnando un passaggio rilevante nel percorso normativo regionale per la transizione energetica. Il nuovo testo non si limita a modificare il precedente: lo sostituisce completamente, riscrivendo da zero le regole che definiranno dove potranno essere installati gli impianti a fonti rinnovabili sul territorio pugliese.
Un ddl riscritto da zero: perché è una notizia rilevante
La Puglia è da anni una delle regioni italiane più esposte alla pressione degli operatori del settore energetico, che puntano su un territorio con alta irradiazione solare e venti costanti. Allo stesso tempo è una regione con paesaggi agricoli e naturali di grande valore, spesso al centro di conflitti tra sviluppo delle rinnovabili e tutela del territorio.
In questo contesto, il fatto che le Commissioni IV e V abbiano scelto di riscrivere integralmente il disegno di legge — anziché apportare correzioni parziali — indica che il testo precedente presentava criticità strutturali, non semplici lacune tecniche. Il risultato è un provvedimento nuovo nella forma e, almeno in parte, nei contenuti, che dovrà ora completare il suo iter in Consiglio regionale.
La definizione delle aree idonee è una competenza che il decreto legislativo 199/2021, di recepimento della direttiva europea sulle energie rinnovabili, ha attribuito alle Regioni, con l’obiettivo di semplificare le procedure autorizzative per gli impianti che ricadono in queste zone. Ogni Regione è quindi chiamata a individuare, entro i criteri nazionali, dove gli impianti possono essere installati con iter più rapidi. La Puglia, con questo ddl riformulato, prova a dare una risposta organica a questa esigenza.
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La posizione di Legambiente: sì alla riforma, ma sulla Sau si poteva osare di più
Legambiente ha accolto favorevolmente la riforma approvata dalle Commissioni. L’associazione ambientalista, che segue con attenzione il dossier delle rinnovabili in Puglia, ha riconosciuto il valore del percorso compiuto, segnalando però che il testo non ha sfruttato appieno le possibilità offerte dalla normativa, in particolare sul fronte della superficie agricola utilizzata, nota con l’acronimo Sau.
La Sau è il parametro che misura la superficie agricola effettivamente coltivata o comunque destinata a uso agricolo. Nel contesto delle aree idonee per le rinnovabili, la questione riguarda in che misura queste superfici possano essere incluse tra le zone ammissibili per l’installazione di impianti — soprattutto fotovoltaici a terra — e con quali criteri e limitazioni.
Secondo Legambiente, il testo approvato in commissione lascia spazio a un approccio più ambizioso su questo punto. L’associazione non si oppone all’esclusione delle aree agricole più sensibili, ma ritiene che si poteva fare di più per consentire uno sviluppo delle rinnovabili compatibile con il territorio agricolo pugliese, anziché adottare una linea eccessivamente restrittiva.
È una posizione che riflette un dibattito nazionale tutt’altro che risolto: quanto suolo agricolo è accettabile destinare al fotovoltaico? La risposta dipende da molti fattori — qualità del suolo, tipo di coltura, disponibilità di superfici alternative come tetti e aree industriali dismesse — e non esiste una formula universale applicabile a tutte le regioni italiane allo stesso modo.
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Il nodo delle aree idonee in Puglia tra rinnovabili e tutela del paesaggio
La Puglia si trova in una posizione peculiare nel panorama energetico italiano. È già una delle regioni con la maggiore capacità installata da fonti rinnovabili, ma la domanda di nuove autorizzazioni continua a crescere, alimentata dagli obiettivi europei e nazionali di decarbonizzazione.
Il rischio, senza una legge sulle aree idonee puglia rinnovabili chiara e operativa, è duplice: da un lato la proliferazione disordinata di impianti in zone sensibili, dall’altro il blocco di progetti anche in aree dove lo sviluppo sarebbe pienamente compatibile con il paesaggio e l’ecosistema locale. Una normativa ben costruita dovrebbe evitare entrambi gli estremi.
Il ddl riformulato prova a tracciare questa linea. Il fatto che sia stato riscritto integralmente suggerisce che le Commissioni abbiano preso sul serio le osservazioni arrivate durante il percorso di lavoro. Che il risultato sia all’altezza delle aspettative lo dirà l’iter successivo in Consiglio regionale, dove il testo potrà essere ulteriormente modificato.
Legambiente, nel segnalare che sulla Sau si poteva osare di più, lancia di fatto un messaggio ai consiglieri regionali: c’è ancora margine per migliorare il testo prima dell’approvazione definitiva. Un invito a non fermarsi al compromesso raggiunto in commissione, ma a valutare se le norme sulla superficie agricola siano davvero calibrate in modo da favorire uno sviluppo delle rinnovabili che sia anche realistico e coerente con gli obiettivi climatici che la Puglia — come il resto d’Italia — è chiamata a rispettare.
Il testo approvato l’8 ottobre rappresenta quindi un punto di partenza importante, non un punto di arrivo. Il confronto sulle aree idonee in Puglia è destinato a continuare, dentro e fuori dall’aula del Consiglio regionale, con le associazioni ambientaliste, gli operatori del settore e i Comuni che dovranno fare i conti con le scelte che verranno fatte nelle prossime settimane. Per approfondire il quadro normativo nazionale di riferimento è utile consultare l’analisi di QualEnergia sulla posizione di Legambiente e sulle implicazioni del provvedimento.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








