Energie rinnovabili

Puglia, le Commissioni regionali riformulano il ddl sulle aree idonee per le rinnovabili

Le Commissioni regionali pugliesi hanno approvato la riformulazione del disegno di legge sulle aree idonee per le rinnovabili in Puglia, con modifiche significative rispe

Ddl aree idonee in Puglia: il testo riformulato dalle Commissioni regionali

Il percorso legislativo sulle aree idonee rinnovabili in Puglia ha compiuto un passaggio significativo: le Commissioni IV e V del Consiglio regionale pugliese hanno approvato a maggioranza una riformulazione completa del disegno di legge originariamente varato dalla Giunta regionale il 10 marzo 2026. Il testo, registrato come Ddl n. 31, è stato riscritto in modo sostanziale rispetto alla versione iniziale, con modifiche che riguardano anche aspetti tecnici rilevanti come l’eliminazione dei riferimenti al fotovoltaico flottante.

Cosa prevede il Ddl sulle aree idonee in Puglia

Il disegno di legge è strutturato in dieci articoli e nasce con tre obiettivi dichiarati dalla Giunta regionale: il contrasto al cambiamento climatico, la soddisfazione del fabbisogno energetico regionale e la decarbonizzazione del sistema energetico e industriale pugliese. Si tratta, in sostanza, del tentativo della Regione di dotarsi di uno strumento normativo proprio per disciplinare dove e come possono essere installati gli impianti a fonti rinnovabili sul territorio.

La Puglia è da anni una delle regioni italiane con la maggiore concentrazione di impianti eolici e fotovoltaici, e la pressione per nuove installazioni — sia da parte di operatori privati sia in risposta agli obiettivi nazionali ed europei di transizione energetica — è costante. Definire con precisione le aree idonee per le rinnovabili in Puglia significa, concretamente, stabilire quali porzioni di territorio possono ospitare nuovi impianti senza conflitti con vincoli paesaggistici, agricoli o ambientali, e quali invece restano escluse.

La riformulazione delle Commissioni: cosa cambia nel testo

Il passaggio in Commissione ha portato a una riscrittura che, secondo quanto riportato dalle fonti di settore, va ben oltre correzioni marginali. Il testo approvato a maggioranza dalle Commissioni IV e V è stato definito una riformulazione completa, il che indica una revisione profonda dell’impianto originario.

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Uno degli elementi concreti documentati è l’eliminazione dei riferimenti al fotovoltaico flottante — tecnologia che prevede l’installazione di pannelli su specchi d’acqua, laghi artificiali o bacini — e l’introduzione di condizioni diverse per i terreni agricoli. Quest’ultimo punto è particolarmente delicato in una regione come la Puglia, dove la competizione tra uso agricolo del suolo e installazione di impianti fotovoltaici è una delle tensioni più ricorrenti nel dibattito pubblico locale.

La scelta di eliminare il fotovoltaico flottante dal testo non è un dettaglio secondario: si tratta di una tecnologia che in alcune regioni italiane era stata indicata come soluzione per ridurre il consumo di suolo agricolo, installando impianti su superfici acquatiche già esistenti. Escluderla dal perimetro delle aree idonee rinnovabili in Puglia restringe le opzioni disponibili, anche se le ragioni specifiche di questa scelta non sono state rese esplicite nelle fonti disponibili.

Un iter legislativo ancora aperto

Il voto delle Commissioni non chiude il percorso: il testo riformulato dovrà passare all’esame dell’Aula del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Solo a quel punto la Puglia avrà una legge regionale operativa sulle aree idonee per le fonti rinnovabili.

Il contesto nazionale è rilevante. Il comunicato ufficiale della Regione Puglia inquadra il Ddl nell’ambito degli obiettivi di decarbonizzazione, ma la definizione delle aree idonee è anche un recepimento di quanto previsto dalla normativa nazionale, che delega alle Regioni il compito di individuare concretamente le zone adatte all’installazione degli impianti. Le Regioni che non adottano propri criteri rischiano di trovarsi in una situazione di incertezza normativa che, paradossalmente, può rallentare anziché accelerare le autorizzazioni.

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In questo senso, il fatto che il testo sia stato riformulato completamente in sede commissionale — piuttosto che approvato nella versione originaria della Giunta — segnala che il tema è tutt’altro che privo di controversie politiche e tecniche. L’approvazione a maggioranza, e non all’unanimità, conferma che le posizioni all’interno del Consiglio regionale non sono omogenee.

Perché questa legge riguarda anche i cittadini pugliesi

Una normativa sulle aree idonee rinnovabili in Puglia non è materia riservata agli addetti ai lavori. Le sue ricadute pratiche toccano diversi livelli: il paesaggio rurale e costiero, il valore dei terreni agricoli, la localizzazione delle future infrastrutture energetiche e, più in generale, la velocità con cui la regione potrà raggiungere i propri obiettivi di produzione da fonti pulite.

La Puglia produce già una quota rilevante di energia da rinnovabili, ma la domanda di nuove installazioni — in particolare da grandi impianti agrivoltaici ed eolici offshore — è in crescita. Senza una mappa chiara delle zone dove queste installazioni sono consentite, ogni progetto rischia di impantanarsi in contenziosi amministrativi che allungano i tempi e aumentano i costi. Allo stesso tempo, una mappa troppo permissiva potrebbe aprire la porta a installazioni in aree sensibili, con impatti su paesaggio e agricoltura difficilmente reversibili.

L’equilibrio tra questi interessi è esattamente ciò che il Ddl n. 31 — nella versione riformulata dalle Commissioni — dovrà dimostrare di aver trovato, quando arriverà al voto definitivo in Aula.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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