Il 5 ottobre 2026 la Regione Liguria ha pubblicato il testo definitivo della legge sulle aree idonee per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Rispetto alla versione approvata in precedenza dalla Giunta, il provvedimento risulta meno restrittivo: un segnale che il dibattito interno al Consiglio regionale ha prodotto modifiche concrete, anche se i dettagli tecnici delle singole disposizioni restano da analizzare nel merito.
Cosa stabilisce la legge sulle aree idonee in Liguria
Il cuore del provvedimento riguarda la classificazione del territorio regionale in superfici e aree idonee e non idonee all’installazione di impianti di produzione di energia a fonte rinnovabile. Si tratta di uno strumento che le regioni italiane sono chiamate ad adottare in attuazione della normativa nazionale, con l’obiettivo di definire dove questi impianti possono essere realizzati — e dove no — in modo da contemperare la transizione energetica con la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio culturale.
La Liguria è una regione morfologicamente complessa: territorio prevalentemente montuoso e collinare, costa densa di vincoli paesaggistici, superfici agricole limitate. Questo contesto rende particolarmente delicata la definizione delle aree idonee agli impianti rinnovabili in Liguria, dove ogni scelta cartografica ha ricadute immediate sulla possibilità di sviluppare nuova capacità installata.
Il testo definitivo, secondo quanto riportato da Rinnovabili.it, si ammorbidisce rispetto alla bozza licenziata dalla Giunta. Non si tratta di una liberalizzazione totale, ma di un aggiustamento che allarga — almeno in parte — lo spazio disponibile per i nuovi impianti.
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Perché il testo finale è diverso dalla versione della Giunta
Il passaggio da una bozza di giunta a un testo di legge definitivo comporta quasi sempre modifiche: è il risultato del confronto in Consiglio regionale, delle audizioni con portatori di interesse, delle pressioni politiche e tecniche che si accumulano durante l’iter. Nel caso ligure, l’esito è stato un ammorbidimento del provvedimento iniziale.
Questo tipo di evoluzione non è insolita nel panorama italiano delle leggi regionali sulle aree idonee. Alcune regioni hanno adottato norme molto restrittive, di fatto limitando fortemente la possibilità di installare nuovi impianti; altre hanno scelto un approccio più aperto. La Liguria sembra collocarsi in una posizione intermedia, con un testo che tiene conto delle specificità del territorio senza chiudere completamente la porta allo sviluppo delle rinnovabili.
Va detto che i dettagli specifici delle singole disposizioni — quali zone esatte risultino idonee, quali esclusioni siano state mantenute o rimosse, quali soglie di potenza si applichino — non sono ancora stati verificati in modo esaustivo da fonti indipendenti. La sostanza del cambiamento è confermata, ma la sua portata pratica richiede un’analisi puntuale del testo completo.
Il quadro nazionale in cui si inserisce la norma ligure

La legge ligure si inserisce in un processo avviato a livello nazionale con il decreto legislativo che ha recepito la direttiva europea sulle energie rinnovabili e con i successivi decreti attuativi che hanno assegnato alle regioni il compito di individuare le aree idonee entro termini precisi. L’obiettivo di fondo è accelerare l’installazione di nuova capacità rinnovabile in Italia — necessaria per raggiungere i target europei al 2030 — riducendo al contempo l’incertezza autorizzativa che storicamente rallenta i progetti.
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In questo senso, la classificazione delle aree idonee per gli impianti rinnovabili non è solo uno strumento urbanistico: è anche uno strumento di politica energetica. Dove un’area è dichiarata idonea, le procedure autorizzative si semplificano. Dove è dichiarata non idonea, i progetti incontrano ostacoli maggiori o vengono esclusi del tutto.
Per la Liguria, con la sua conformazione geografica e la forte pressione turistica e paesaggistica, trovare un equilibrio tra queste esigenze è particolarmente complesso. La legge appena pubblicata rappresenta il tentativo della regione di rispondere a questo equilibrio difficile.
Cosa cambia in concreto per chi vuole installare impianti
Per operatori del settore, comuni e privati che intendono sviluppare progetti di energia rinnovabile in Liguria, il testo definitivo della legge diventa ora il riferimento normativo principale. La classificazione delle aree idonee e non idonee determinerà quali procedimenti autorizzativi si applicano, con quali tempi e con quali condizioni.
Il fatto che il testo finale risulti meno restrittivo rispetto alla versione della Giunta può tradursi — in linea teorica — in una maggiore flessibilità per alcune tipologie di impianto o in alcune zone del territorio. Tuttavia, senza un’analisi dettagliata delle mappe e delle norme tecniche allegate, è prematuro quantificare l’impatto reale.
Quel che è certo è che la Regione Liguria ha ora uno strumento normativo operativo per la gestione delle aree idonee agli impianti rinnovabili: uno strumento che, rispetto alle prime intenzioni della Giunta, si è evoluto verso posizioni meno rigide. Come questo si tradurrà nei progetti concreti sul territorio dipenderà dall’applicazione pratica della legge nei prossimi mesi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








