Sul caro energia in Italia non esistono soluzioni rapide e indolori. Lo dice chiaramente Banca d’Italia, con una posizione che punta dritta alle cause strutturali del problema invece di inseguire misure tampone. A ottobre 2026, intervenendo alla 10ma giornata del Credito, il Direttore Generale Paolo Angelini ha delineato un pacchetto di proposte che ruota attorno a tre assi: più rinnovabili, reti e accumuli più efficienti, e una revisione degli oneri che pesano sulle bollette elettriche degli italiani.
Nessuna scorciatoia sul costo dell’energia
La premessa di Angelini è netta: «Sul costo dell’energia non vi sono scorciatoie, né interventi privi di difficoltà». Una frase che suona quasi come un avvertimento politico, in un contesto in cui le pressioni per trovare soluzioni rapide al caro energia sono costanti, sia da parte delle famiglie sia delle imprese.
Banca d’Italia non nega che in presenza di shock eccezionali — come quelli vissuti tra il 2022 e gli anni successivi con la crisi dei mercati del gas — possano essere giustificate misure mirate e temporanee. Ma il punto centrale dell’analisi è un altro: queste misure non possono sostituire una risposta strutturale. Senza intervenire sulle cause profonde del problema, il caro energia in Italia rimane una variabile fuori controllo, esposta alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle fragilità del sistema elettrico nazionale.
Rinnovabili, reti e accumuli: il cuore della proposta
Il primo pilastro indicato da Angelini è l’accelerazione delle energie rinnovabili. Non è una novità in sé — la transizione verso solare ed eolico è da anni al centro delle politiche energetiche europee — ma qui la richiesta è precisa: serve un cambio di passo reale, non una progressione graduale. L’Italia ha ancora margini significativi di crescita nella capacità installata, e ogni ritardo si traduce in una maggiore dipendenza da fonti fossili i cui prezzi dipendono da fattori geopolitici difficilmente governabili.
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Il secondo pilastro riguarda lo sviluppo delle reti elettriche e dei sistemi di accumulo. Questo è forse l’aspetto meno visibile nel dibattito pubblico, ma tecnicamente cruciale. Produrre più energia rinnovabile senza reti adeguate significa sprecare potenziale: l’energia prodotta non riesce a raggiungere dove serve, oppure viene immessa in modo discontinuo senza sistemi di stoccaggio che la rendano disponibile nelle ore di picco. Angelini invita esplicitamente ad accelerare su questo fronte, riconoscendo che reti e accumuli sono infrastrutture abilitanti senza le quali la transizione energetica resta incompleta.
Il terzo elemento riguarda una leva spesso sottovalutata: gli oneri di sistema che compaiono nelle bollette elettriche. Si tratta di voci che finanziano una serie di costi legati al sistema energetico nazionale — dagli incentivi alle rinnovabili di vecchia generazione alle agevolazioni per alcune categorie industriali — e che incidono in modo rilevante sul totale pagato da famiglie e imprese. Banca d’Italia propone di valutare ulteriori riduzioni di questi oneri, con una parte dei costi trasferita alla fiscalità generale. In pratica, invece di scaricare tutto sulla bolletta, una quota verrebbe coperta attraverso il bilancio pubblico.
Perché spostare i costi sulla fiscalità generale cambia le cose
La proposta di trasferire parte degli oneri energetici alla fiscalità generale non è banale, e merita una spiegazione. Oggi la bolletta elettrica incorpora costi che non hanno un legame diretto con il consumo di energia: sono oneri di sistema che il legislatore ha deciso di far pagare agli utenti finali. Questo meccanismo ha una logica, ma presenta anche distorsioni: pesa in modo proporzionalmente maggiore sui consumatori a basso reddito, che spendono una quota più alta del loro reddito in energia, e aumenta i costi di produzione per le imprese italiane rispetto ai concorrenti europei.
Spostare una parte di questi costi sulla fiscalità generale significa redistribuirli in modo più ampio, attraverso il sistema tributario. Il risultato atteso è una bolletta strutturalmente più leggera, non per effetto di un sussidio temporaneo, ma perché quella voce di costo viene rimossa o ridotta stabilmente. Naturalmente, come ricorda Angelini stesso, non esistono interventi privi di difficoltà: finanziare questi costi attraverso la spesa pubblica richiede coperture e scelte di bilancio che hanno le loro complessità.
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Misure mirate sì, ma non come sostituto della strategia
Banca d’Italia non chiude la porta agli interventi di sostegno diretto — quelli che negli ultimi anni hanno preso la forma di bonus energia, azzeramenti degli oneri in periodi di crisi, contributi per le famiglie vulnerabili. Ma li inquadra in modo preciso: sono strumenti accettabili in presenza di shock eccezionali, quando i prezzi salgono in modo improvviso e violento, e devono essere mirati e temporanei.
Il rischio che Angelini sembra voler evitare è quello di trasformare le misure emergenziali in una politica strutturale per default: intervenire ogni volta che i prezzi salgono con sussidi che non risolvono nulla alla radice, scaricando costi sulle finanze pubbliche senza ridurre la vulnerabilità del sistema. La posizione di Banca d’Italia è che il caro energia in Italia ha radici strutturali — dipendenza dalle importazioni, infrastrutture insufficienti, ritardi nella transizione — e che solo risposte strutturali possono affrontarlo davvero.
Per chi vuole approfondire il quadro delle politiche energetiche europee e il ruolo delle rinnovabili nella riduzione dei costi, l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) pubblica analisi aggiornate sui mercati e sulle traiettorie di decarbonizzazione dei principali paesi industrializzati.
Quello che emerge dall’intervento di Angelini alla 10ma giornata del Credito è un’istituzione che sceglie di dire cose scomode: che abbassare le bollette richiede tempo, investimenti e scelte difficili, non annunci. In un momento in cui il caro energia rimane una delle principali preoccupazioni per famiglie e sistema produttivo italiano, la posizione di Banca d’Italia contribuisce a definire i contorni di un dibattito che non può più permettersi di girare intorno al problema.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








