Energie rinnovabili

Rinnovabili in Italia: 675 MW a settembre, le connessioni restano il collo di bottiglia

A settembre 2026 l'Italia aggiunge 675 MW di potenza rinnovabile, ma i dati Terna evidenziano un rallentamento persistente nelle connessioni alla rete elettrica.

Rinnovabili in Italia: 675 MW a settembre, ma connessioni rimangono critiche

A settembre 2026 l’Italia ha aggiunto 675 MW di nuova potenza rinnovabile alla rete, un dato che segnala un’accelerazione rispetto ai ritmi registrati nei mesi precedenti e che si inserisce in un anno già positivo sul fronte delle installazioni. Nei primi sei mesi del 2026 erano stati raggiunti 3,4 GW complessivi, un risultato che conferma come il settore stia spingendo sull’acceleratore. Eppure, proprio mentre le rinnovabili in Italia a settembre mostrano numeri incoraggianti, i dati di Terna — il gestore della rete di trasmissione nazionale — mettono in evidenza un problema che non accenna a risolversi: le connessioni alla rete crescono troppo lentamente rispetto all’energia che si vorrebbe immettere.

Un mese da record, ma in un contesto ancora fragile

I 675 MW installati a settembre rappresentano un picco mensile significativo. Per dare una misura concreta: si tratta di una potenza sufficiente, in condizioni ottimali, ad alimentare centinaia di migliaia di abitazioni. Il dato va però letto in prospettiva. Anche se il ritmo delle installazioni è in accelerazione, l’Italia deve ancora colmare un divario considerevole per avvicinarsi agli obiettivi europei di decarbonizzazione fissati per il 2030.

Le tre tecnologie protagoniste dello sviluppo rinnovabile italiano restano fotovoltaico, eolico e idroelettrico. Il solare fotovoltaico continua a guidare la crescita in termini di nuovi impianti, grazie a costi in calo e alla relativa semplicità installativa, sia su grande scala che distribuita. L’eolico — soprattutto onshore — mantiene un ruolo rilevante nelle regioni del centro-sud, dove le condizioni di vento sono più favorevoli. L’idroelettrico, invece, cresce meno in termini assoluti perché molti siti sfruttabili sono già stati sviluppati, ma rimane una componente stabile e programmabile del mix energetico nazionale.

Il collo di bottiglia che rallenta tutto: le connessioni alla rete

Il vero nodo critico non riguarda la capacità di installare impianti, ma quella di connetterli effettivamente alla rete elettrica. I dati Terna evidenziano un rallentamento persistente nelle nuove connessioni, un fenomeno che gli operatori del settore segnalano da mesi e che sta diventando uno dei principali freni allo sviluppo delle rinnovabili in Italia.

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Come funziona il processo? Un impianto fotovoltaico o eolico, una volta costruito, deve essere collegato alla rete di trasmissione o distribuzione per poter immettere energia. Questo collegamento richiede autorizzazioni, lavori infrastrutturali e tempi tecnici che, nel caso italiano, si sono allungati in modo preoccupante. Il risultato è che esiste una forbice crescente tra la potenza installata e quella effettivamente connessa e operativa.

Non si tratta di un problema tecnico in senso stretto, ma di un intreccio tra burocrazia, carenza di personale specializzato, congestione delle code di richiesta e, in alcuni casi, necessità di potenziare le infrastrutture di rete esistenti. Le aree del sud Italia, dove il potenziale eolico e solare è più elevato, sono spesso quelle con le reti meno sviluppate, il che crea un paradosso: più sole e vento dove è più difficile trasportare l’energia prodotta.

Perché le infrastrutture di rete contano quanto i pannelli solari

È un aspetto che tende a passare in secondo piano nel dibattito pubblico, ma la rete elettrica è l’infrastruttura abilitante di tutta la transizione energetica. Senza una rete capace di trasportare grandi quantità di energia da zone di produzione a zone di consumo, anche il miglior impianto fotovoltaico rimane inutilizzato o sottoutilizzato.

Il problema delle connessioni ha anche una dimensione economica diretta per gli operatori. Un impianto che non riesce a connettersi nei tempi previsti genera costi fissi senza ricavi, mettendo sotto pressione i bilanci delle aziende — spesso medio-piccole — che investono nelle rinnovabili. Questo può scoraggiare nuovi investimenti proprio nel momento in cui sarebbero più necessari.

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Terna ha in corso piani di sviluppo della rete che prevedono investimenti significativi nei prossimi anni, ma i cantieri richiedono tempo. Nel frattempo, la coda di richieste di connessione continua ad allungarsi. ANIE Rinnovabili, l’associazione che rappresenta le imprese del settore, ha più volte sollecitato interventi strutturali per semplificare e accelerare le procedure di allacciamento.

Cosa significano questi dati per il 2026 e oltre

Con 3,4 GW installati nei primi sei mesi e un settembre che da solo contribuisce con 675 MW, il 2026 si avvia a essere uno degli anni migliori di sempre per le rinnovabili italiane in termini di nuova potenza. Ma il rischio è che questa crescita rimanga parzialmente bloccata a monte del contatore, in attesa di connessioni che tardano ad arrivare.

Per il cittadino comune, il messaggio pratico è che l’energia rinnovabile prodotta in Italia potrebbe essere ancora più abbondante — e potenzialmente meno cara — se il sistema di rete riuscisse a stare al passo con le installazioni. Le bollette elettriche, la stabilità del sistema e la capacità di raggiungere gli obiettivi climatici dipendono non solo da quanti pannelli vengono montati, ma da quanto rapidamente l’energia che producono riesce a raggiungere le case e le fabbriche.

Chi vuole approfondire i dati mensili può consultare la dashboard di monitoraggio aggiornata da QualEnergia, che elabora i dati ufficiali Terna e offre una lettura dettagliata dell’andamento delle installazioni e delle connessioni.

Il quadro che emerge da settembre 2026 è quindi duplice: un settore che accelera, trainato soprattutto dal fotovoltaico, e un’infrastruttura di rete che fatica a tenere il passo. Risolvere questo secondo problema è probabilmente la sfida più concreta e urgente che il sistema energetico italiano si trova ad affrontare nei prossimi mesi.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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