Dal 15 ottobre 2026 le imprese italiane che hanno completato con successo la seconda fase del percorso amministrativo possono accedere alla piattaforma Nuovo Piano Transizione 5.0 per presentare le comunicazioni di completamento degli investimenti. Si tratta del passaggio conclusivo di un iter in tre fasi che determina l’effettiva fruizione del beneficio fiscale, e per molte aziende rappresenta il momento in cui l’incentivo smette di essere una promessa e diventa credito d’imposta concreto. L’iperammortamento fase 3 apre quindi una finestra operativa attesa da migliaia di imprese che hanno prenotato risorse nel corso dei mesi precedenti.
Un programma da 10 miliardi con una partenza record
Il Nuovo Piano Transizione 5.0 dispone di circa 10 miliardi di euro di risorse nazionali allocate, un volume che segnala l’ambizione del programma nel sostenere la trasformazione digitale e sostenibile del sistema produttivo italiano. I numeri della fase iniziale confermano che le imprese hanno risposto con interesse: nei soli undici giorni successivi all’apertura della piattaforma GSE, avvenuta il 12 giugno 2026, erano già state presentate 3.355 prenotazioni per un totale di oltre 1,25 miliardi di euro di investimenti.
Una partenza che ha sorpreso anche gli addetti ai lavori, considerando che il programma copre un arco temporale che va dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. La domanda concentrata nelle prime settimane indica che molte imprese avevano già pianificato gli investimenti e attendevano soltanto l’apertura dello sportello per formalizzare le proprie richieste.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha seguito da vicino il lancio del piano, che punta a collegare gli incentivi fiscali a obiettivi misurabili di efficienza energetica e innovazione tecnologica.
Come funziona il percorso in tre fasi
Per accedere al credito d’imposta dell’iperammortamento, le imprese devono completare un iter articolato in tre fasi distinte, ciascuna con adempimenti specifici.
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La prima fase consiste nella comunicazione preventiva, accompagnata da una certificazione ex ante. In questa fase l’impresa descrive l’investimento programmato e ottiene una prenotazione del credito d’imposta sulla base di quanto dichiara di voler realizzare.
La seconda fase è la comunicazione di conferma, che attesta l’avanzamento dell’investimento con almeno il 20% di acconto versato. È il completamento positivo di questa fase che dà accesso all’iperammortamento fase 3: soltanto le imprese che hanno ricevuto esito favorevole dalla comunicazione di conferma possono ora procedere con la comunicazione di completamento.
La terza fase, appunto quella ora operativa, riguarda la comunicazione di completamento degli investimenti. È il momento in cui l’impresa certifica di aver realizzato quanto pianificato e dichiarato nelle fasi precedenti, aprendo di fatto la strada alla fruizione effettiva del beneficio fiscale. I dettagli documentali specifici richiesti per questa fase andrebbero verificati direttamente sulla piattaforma GSE e con un consulente fiscale, poiché le istruzioni operative possono aggiornarsi nel corso del programma.
Quanto vale l’incentivo: la deduzione fino al 180%
Il meccanismo dell’iperammortamento prevede un incremento della deduzione fiscale che può arrivare fino al 180% del costo di acquisto per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. In termini pratici, questo significa che un’impresa può dedurre dal proprio reddito imponibile un valore superiore al costo effettivo del bene acquistato, riducendo sensibilmente il carico fiscale complessivo.
Si tratta di un’agevolazione pensata per beni strumentali che contribuiscono a obiettivi di efficienza energetica e trasformazione digitale, in linea con le priorità del Piano Transizione 5.0. La percentuale di deduzione varia in funzione dell’entità dell’investimento: per importi superiori alla soglia dei 2,5 milioni di euro le aliquote si riducono progressivamente, quindi la pianificazione finanziaria dell’investimento incide direttamente sul beneficio ottenibile.
Per le imprese che si trovano ora nella fase di completamento, questo è il momento in cui la dimensione reale dell’investimento realizzato viene confrontata con quanto dichiarato in fase preventiva. Eventuali scostamenti significativi possono influire sul credito effettivamente riconosciuto.
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Cosa devono fare le imprese adesso
Le aziende che hanno ricevuto l’esito positivo della comunicazione di conferma devono ora accedere alla piattaforma Nuovo Piano Transizione 5.0 e avviare la procedura per la comunicazione di completamento. Il portale è gestito dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che ha già gestito le fasi precedenti del percorso.
Alcuni aspetti pratici da tenere a mente:
- La comunicazione di completamento va presentata dopo aver effettivamente concluso l’investimento, non prima.
- È consigliabile raccogliere tutta la documentazione relativa all’acquisto, all’installazione e all’entrata in funzione dei beni prima di procedere.
- La certificazione rilasciata nelle fasi precedenti costituisce la base su cui viene verificato il completamento: coerenza tra quanto dichiarato e quanto realizzato è un elemento centrale.
- In caso di dubbi sulla documentazione richiesta o sulla corretta compilazione della comunicazione, il confronto con un professionista abilitato — commercialista o esperto contabile — può ridurre il rischio di errori che potrebbero rallentare o compromettere l’erogazione del beneficio.
Guido Rosignoli, vicepresidente della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, ha sottolineato l’importanza di seguire con attenzione le fasi operative del piano, un segnale che anche le categorie professionali stanno monitorando da vicino l’evoluzione del programma.
Un incentivo che guarda all’efficienza, non solo all’innovazione
Il Piano Transizione 5.0 si distingue dai precedenti strumenti di iperammortamento per un elemento strutturale: il legame esplicito con obiettivi di risparmio energetico. Non basta investire in macchinari avanzati o sistemi digitali: gli investimenti devono contribuire a una riduzione misurabile dei consumi energetici del processo produttivo.
Questo approccio introduce una logica di valutazione più complessa rispetto agli incentivi puramente tecnologici del passato, ma anche più coerente con gli obiettivi europei in materia di efficienza e decarbonizzazione industriale. Per le imprese, significa che la scelta dei beni da acquistare non può prescindere da una valutazione energetica: un investimento che non produce un miglioramento verificabile dell’efficienza rischia di non qualificarsi per l’agevolazione massima.
Con la terza fase ora aperta e un programma finanziato fino al 2028, le imprese che non hanno ancora avviato il percorso hanno ancora tempo per pianificare. Quelle già a buon punto, invece, si trovano davanti all’ultimo passaggio formale prima di poter contabilizzare concretamente il beneficio. Per approfondire le istruzioni operative aggiornate, il riferimento diretto resta la piattaforma ufficiale del GSE.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








