Energie rinnovabili

Rinnovabili al Sud: nuove regole per investimenti PN Ric, 262 milioni per reti e pompe di calore

Il Piano Nazionale Ricerca estende gli incentivi per le rinnovabili nel Sud Italia ai comuni sotto 5.000 abitanti, con 262 milioni di euro e nuove tecnologie ammissibili.

Rinnovabili al Sud: nuove regole per investimenti PN Ric, 262 milioni per reti e pompe di calore

Le regole per incentivare le rinnovabili al Sud Italia cambiano in modo significativo. A ottobre 2026, la Conferenza Stato-Regioni ha approvato uno schema di decreto che modifica i criteri del PN RIC — il Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale — ampliando la platea dei beneficiari e gli interventi ammissibili al finanziamento. Non si tratta di un aggiornamento marginale: per la prima volta, i piccoli comuni del Mezzogiorno con meno di 5.000 abitanti entrano esplicitamente nel perimetro degli incentivi, e tecnologie come le pompe di calore e il solare termico vengono riconosciute come interventi finanziabili.

Cosa cambia con la modifica al PN RIC

Il PN RIC è il programma europeo co-finanziato che punta a sostenere la competitività del tessuto produttivo meridionale attraverso ricerca, innovazione e transizione energetica. L’Azione 2.2.1, in particolare, riguarda lo sviluppo di impianti fotovoltaici e termofotovoltaici nelle regioni del Sud. Con la nuova intesa approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, questa azione viene aggiornata su due fronti principali.

Il primo riguarda la geografia degli interventi: l’estensione ai comuni con meno di 5.000 abitanti apre opportunità concrete a territori che fino ad ora erano di fatto esclusi dai bandi, spesso perché le soglie dimensionali o i requisiti burocratici favorivano realtà più strutturate. Nel Mezzogiorno, una quota rilevante della popolazione vive proprio in questi centri minori, e la loro esclusione dagli incentivi aveva finora rallentato la diffusione delle rinnovabili in contesti rurali e montani.

Il secondo cambiamento riguarda le tecnologie ammissibili. Accanto al fotovoltaico, vengono ora inclusi tra gli interventi finanziabili le pompe di calore e i sistemi di solare termico. Si tratta di una scelta rilevante: le pompe di calore, in particolare, sono considerate una delle tecnologie più efficaci per ridurre i consumi di gas naturale nel settore residenziale e produttivo, e la loro diffusione nel Sud — dove il clima favorisce rendimenti elevati per buona parte dell’anno — era finora limitata da costi iniziali elevati e da incentivi frammentati.

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I 262 milioni di euro e il quadro finanziario

Sul fronte delle risorse, il riferimento confermato dalle fonti disponibili è un fondo da 262 milioni di euro destinato allo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili nel Sud Italia. Questa dotazione si inserisce nel quadro più ampio del PN RIC 2021-2027 e rappresenta uno degli stanziamenti più consistenti mai dedicati specificatamente alla transizione energetica del Mezzogiorno.

Per le imprese localizzate nelle regioni meridionali, le aliquote di incentivazione possono arrivare fino al 65% in contributi in conto capitale, secondo quanto indicato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che gestisce l’accesso agli sportelli del programma. Si tratta di una percentuale significativa, che può fare la differenza nella valutazione di fattibilità di un investimento, soprattutto per le PMI con capacità finanziaria limitata.

Va precisato che le fonti consultate non confermano una ripartizione specifica delle risorse tra reti, infrastrutture e singole tecnologie: il dato dei 262 milioni si riferisce al fondo complessivo per le rinnovabili al Sud, mentre eventuali suddivisioni interne tra voci di spesa non risultano dettagliate nei documenti ufficiali disponibili a questa data.

Perché questa modifica arriva adesso

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Immagine generata con AI

Il contesto in cui si inserisce questa revisione è quello di un Mezzogiorno che, nonostante la disponibilità di risorse solari tra le più alte d’Europa, sconta ancora un ritardo strutturale nella penetrazione delle rinnovabili rispetto al Centro-Nord. Le cause sono molteplici: reti elettriche meno sviluppate, tessuto imprenditoriale più frammentato, difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese, e una burocrazia locale spesso impreparata a gestire pratiche autorizzative complesse.

L’estensione degli incentivi ai comuni sotto i 5.000 abitanti risponde direttamente a uno di questi ostacoli. Molti di questi centri hanno già avviato processi di pianificazione energetica comunale, ma si trovavano privi di strumenti finanziari adeguati per passare dalla progettazione all’installazione. Con le nuove regole del PN RIC, questa distanza si riduce.

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L’inclusione delle pompe di calore, invece, risponde a una logica di sistema: non basta produrre energia rinnovabile se poi il calore viene ancora generato bruciando gas. Integrare la produzione fotovoltaica con sistemi di riscaldamento e raffrescamento ad alta efficienza permette di chiudere il cerchio energetico, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili sia sul lato elettrico sia su quello termico.

Cosa possono fare le imprese del Sud adesso

Per le imprese meridionali — artigiani, PMI, cooperative, ma anche enti locali a seconda delle specifiche condizioni di accesso — il momento è quello di verificare la propria eleggibilità rispetto all’Azione 2.2.1 del PN RIC e monitorare l’apertura degli sportelli gestiti dal GSE. Le aliquote fino al 65% rendono questi strumenti competitivi rispetto ad altre forme di finanziamento, ma i bandi hanno tipicamente finestre temporali limitate e requisiti tecnici precisi da rispettare.

È utile anche valutare la combinazione tra il fotovoltaico e le tecnologie ora ammesse: un impianto solare termico abbinato a pannelli fotovoltaici, ad esempio, può coprire sia il fabbisogno elettrico sia quello di acqua calda sanitaria, ottimizzando l’investimento complessivo. Le pompe di calore, poi, se alimentate da energia autoprodotta, abbattono ulteriormente i costi operativi nel tempo.

Il percorso non è privo di complessità: le procedure di accesso ai fondi europei richiedono documentazione tecnica accurata, e in molti comuni del Sud mancano ancora figure professionali specializzate in questo tipo di pratiche. Proprio per questo, l’intesa Stato-Regioni che ha approvato le nuove regole dovrebbe essere accompagnata da un rafforzamento delle capacità amministrative locali — un aspetto che le fonti disponibili non dettagliano, ma che resta un nodo critico per la reale efficacia degli incentivi.

Le modifiche al PN RIC rappresentano comunque un passo concreto verso una maggiore equità territoriale nella transizione energetica italiana: il Sud ha il sole, ha il potenziale e ora ha regole più favorevoli. La sfida, come spesso accade, è trasformare le risorse disponibili in impianti effettivamente installati e funzionanti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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