Clima

Consiglio europeo: niente sospensione dell’ETS, ma richiesta di ridurre la volatilità dei prezzi della CO2

Il Consiglio europeo respinge la sospensione dell'ETS ma incarica la Commissione di contenere la volatilità prezzi CO2. Decisione ottobre 2026 su ETS 2 e costi energetici

Consiglio europeo: niente sospensione ETS, ma richiesta di ridurre volatilità CO2

Il Consiglio europeo ha chiuso il vertice del 15 e 16 ottobre 2026 con un compromesso che lascia aperte molte questioni, ma stabilisce almeno un punto fermo: l’Emissions Trading System non si sospende, e l’ETS 2 partirà nel 2028 senza ulteriori rinvii. A fronte di pressioni significative da parte di diversi Paesi membri, i capi di Stato e di governo hanno trovato un accordo che non accontenta nessuno del tutto, ma che affida alla Commissione europea il compito di studiare correttivi concreti per affrontare il problema dell’ETS, della volatilità dei prezzi della CO2 e del loro impatto sui costi energetici.

Nessuna sospensione, ma il dibattito non è chiuso

La richiesta di sospendere temporaneamente il sistema europeo di scambio delle quote di emissione era arrivata al tavolo del vertice con una certa forza politica. Diversi governi, tra cui quelli del blocco di Visegrád — Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia — avevano spinto per uno stop o almeno un rinvio sostanziale, sostenendo che il meccanismo stia aggravando i costi industriali ed energetici in una fase economica già difficile.

Il Consiglio ha respinto questa posizione. L’ETS rimane in vigore nella sua forma attuale, e l’ETS 2 — che estenderà il sistema ai settori dell’edilizia e dei trasporti su strada — è confermato per il 2028. Non ci sarà lo slittamento al 2030 che alcuni Paesi avevano auspicato.

Il compromesso, però, non è stato indolore. Il comunicato finale riconosce esplicitamente le preoccupazioni legate alla volatilità dei prezzi della CO2 e all’effetto di questi sul costo dell’elettricità, e incarica la Commissione europea di esaminare misure correttive, con la possibilità di proporre interventi specifici se ritenuto necessario.

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L’ETS, la volatilità dei prezzi CO2 e il mandato alla Commissione

Il nodo centrale del dibattito è proprio questo: l’ETS genera volatilità nei prezzi della CO2, e quella volatilità si trasferisce, in parte, sui prezzi dell’energia. Quando il prezzo delle quote di emissione sale rapidamente, le imprese energivore e i produttori di elettricità che dipendono da fonti fossili scaricano i costi aggiuntivi a valle. Il risultato, nei momenti di picco, sono bollette industriali più alte e pressioni competitive per i settori manifatturieri esposti alla concorrenza internazionale.

Il mandato affidato alla Commissione è quindi tutt’altro che secondario. L’istituzione dovrà valutare strumenti in grado di limitare l’impatto della volatilità dei prezzi della CO2 senza però smontare la logica di fondo del sistema, che è quella di rendere economicamente svantaggioso emettere gas serra. Trovare questo equilibrio non è banale: un tetto ai prezzi troppo rigido svuoterebbe il segnale di prezzo che è alla base dell’ETS; nessun intervento lascerebbe irrisolto il problema politico che ha portato diversi governi a chiedere la sospensione.

Tra gli strumenti già discussi in passato ci sono meccanismi di stabilizzazione automatica, riserve di quote attivabili in caso di picchi improvvisi, e revisioni delle aste. La Commissione dovrà ora valutare quali di questi strumenti siano compatibili con gli obiettivi climatici europei e con le regole del mercato interno.

Il ruolo dell’Italia e la divisione tra gli Stati membri

Nel quadro del vertice, l’Italia si è allineata alla posizione del blocco di Visegrád, chiedendo maggiore flessibilità sul mercato ETS. È una posizione che riflette le preoccupazioni di diversi settori industriali italiani, esposti sia ai costi diretti delle quote di emissione sia agli effetti indiretti sulla bolletta elettrica.

Il Consiglio europeo, come istituzione, ha però trovato un compromesso che non ha accolto la richiesta di sospensione. Questo significa che i Paesi favorevoli al sistema — in genere quelli del Nord Europa, con economie già più avanzate nella transizione energetica — hanno mantenuto la posizione di fondo, accettando però di aprire uno spazio di discussione sulle misure correttive.

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La divisione tra gli Stati membri su questo tema non è nuova, ma il vertice di ottobre ha reso evidente che il dibattito sull’ETS è tutt’altro che risolto. Il fatto che il Consiglio abbia dovuto dedicare parte del comunicato finale alla questione della volatilità dei prezzi CO2 è già un segnale politico: il sistema funziona, ma il suo funzionamento crea tensioni che non possono essere ignorate.

Cosa cambia concretamente per industria ed energia

Nel breve periodo, la conferma dell’ETS senza modifiche strutturali significa che le imprese devono continuare a pianificare i propri acquisti di quote sulla base delle regole attuali. L’ETS 2, con la sua estensione ai trasporti e all’edilizia, rimane fissato al 2028: chi opera in questi settori ha meno di due anni per prepararsi a un sistema che introdurrà un costo diretto sulle emissioni di CO2 anche per il riscaldamento degli edifici e per i carburanti da autotrazione.

Le misure correttive che la Commissione potrebbe proporre — e che per ora restano da definire — potrebbero incidere sui meccanismi di asta, sulla riserva di stabilità del mercato o su altri parametri tecnici. Ma fino a quando non saranno formulate e adottate, il quadro normativo non cambia.

Per i consumatori, l’effetto più diretto della volatilità del mercato ETS si misura nelle bollette elettriche, in particolare nei momenti in cui il prezzo delle quote sale rapidamente. Il mandato alla Commissione è un riconoscimento ufficiale che questo problema esiste e merita una risposta. Se e quando quella risposta arriverà, dipenderà dai tempi dell’iter legislativo europeo — che raramente è rapido. Nel frattempo, il sistema rimane quello che è: uno strumento potente per ridurre le emissioni, ma non privo di effetti collaterali che i governi faticano sempre di più a ignorare.

Per chi vuole seguire l’evoluzione del dossier, le conclusioni ufficiali del vertice sono disponibili sul sito del Consiglio dell’Unione europea, dove vengono pubblicati i documenti adottati dai capi di Stato e di governo.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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