Rifiuti di Roma: i misteri di Malagrotta e gli impianti di trattamento

Secondo Affaritaliani a Malagrotta sarebbero stoccate 8.000 tonnellate di Cdr: la prima pietra per il cancro delle ecoballe.

Mentre il Consiglio di Stato concede nuovamente la possibilità di trattare i rifiuti prodotti da Roma Capitale negli impianti di Tmb (trattamento meccanico biologico) fuori dalla Provincia, in via del tutto eccezionale, scatta l'allarme Cdr (combustibile da rifiuti): secondo Affaritaliani, notizia che nessuno fino a questo momento ha smentito, sarebbero 8.000 le tonnellate di Cdr stoccate a Malagrotta.

Una notizia che, ad occhi poco esperti, potrebbe non dire nulla ma che invece rappresenta una prima importante pietra per la costruzione di quei muri di ecoballe che in Campania conoscono, purtroppo, piuttosto bene. Ma andiamo con ordine.

Se i rifiuti di Roma possono tornare ad esser trattati negli impianti di Tmb a Albano Laziale (Roma), Viterbo, Colfelice (Frosinone) e Castelforte (Latina), una volta che questi sono tornati a Roma dove vanno a finire? L'"ecosalvezza" della città di Roma, quell'unica soluzione trovata dal ministro Clini e dal commissario all'emergenza Sottile, si dimostra oggi più pericolosa del problema stesso (cioè la saturazione della grande fogna a cielo aperto di Malagrotta).

Un problema, quello della gestione dei Cdr, irrisolto (come irrisolto è il problema dei rifiuti a Roma) e che ha portato ad accumulare oltre 8.000 tonnellate di combustibile da rifiuti addirittura nella fossa del gassificatore di Malagrotta: il 4 luglio scorso il Co.La.Ri. (il consorzio rifiuti che fa capo al monopolista della mondezza romana Manlio Cerroni) aveva avvisato del rischio la Regione, il Comune ed il commissario straordinario, con una lettera che riportava la saturazione degli impianti regionali destinati ad accogliere il Cdr e l'accumulo, a Malagrotta, del prodotto del trattamento meccanico biologico.

Le intenzioni istituzionali, poco nascoste (e che andrebbero in deroga alla normativa vigente), sarebbero quelle di imbarcarle verso Maiorca, nell'antieconomica operazione di bruciatura che farebbe tanto bene alle casse spagnole, ma la burocrazia italiana, e in parte il buon senso, hanno fino a questo momento frenato questa soluzione.

Nel frattempo gli inceneritori di Colleferro e San Vittore nel Lazio (ma anche quelli di Brescia, Dalmine, Bergamo, Ravenna ed Isernia) hanno cominciato a smaltire 18.000 tonnellate di Cdr fino ad oggi prodotte: altre 8.000 restano stoccate a Malagrotta, con Cerroni che continua a chiedere le autorizzazioni per le quattro linee di gassificazione, ma che rischiano di diventare l'incipit delle ecoballe nel Lazio.

Ecoballe che, val la pena farsi un giro nella Terra dei fuochi, non sono la soluzione al problema, bensì l'aggravarsi dello stesso:

"Lo scoop giornalistico, ancora non smentito, evidenzia dunque una vicenda gravissima. Urge ricordare, infatti, come il disastro dei sei milioni di ecoballe – ancora oggi stipate nelle province di Napoli e Caserta ed oggetto del secondo deferimento dell’Italia presso la Corte di Giustizia Europea - sia avvenuto proprio per il mancato rispetto del Decreto Napolitano che prevedeva il divieto di accumulo e di stoccaggio del combustibile derivato da rifiuti. L’inquietante precedente preoccupa e proprio per questo è urgente fare chiarezza su quanto rivelato dal Consorzio di Cerroni."

sostiene il radicale Massimiliano Iervolino, autore del libro "Il rifiuto del Sud".

Se le soluzioni sul piatto sono le più variegate: le linee di gassificazione del Co.La.Ri., la raccolta differenziata, l'immobilismo più totale in attesa dell'esasperazione, e dunque della nuova emergenza, una nuova discarica (forse a via Laurentina) in cui buttare tutto e dimenticarsi il problema per i prossimi 15-20 anni, quando passerà ai nostri figli.

L'unica certezza, per ora, è che una nuova discarica a Monti dell'Ortaccio non sarà realizzata. Ma, insieme a quest'emergenza, se ne sta silenziosamente creando un'altra, quella relativa allo smaltimento dei Cdr, che rischia di soffocare in culla questo ennesimo tentativo di risolvere l'annosa questione dei rifiuti a Roma.

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