“La centrale a idrogeno di Fusina è la dimostrazione che a noi l’età della pietra non piace”, così l’ex ministro dell’Agricoltura, oggi governatore della Regione Veneto, Luca Zaia commenta la possibilità di costruire una centrale nucleare nel suo territorio.
Il commento, diffuso alla stampa e tramite il suo blog, è chiaro e non ammette interpretazioni ed è stato pronunciato il giorno dell’inaugurazione della centrale ad idrogeno Enel di Fusina.
Un impianto che produce una quindicina di MW di energia bruciando idrogeno. Niente Co2 e pochi ossidi di azoto, molto pulita. Se non fosse che il calore recuperato dalla combustione dell’idrogeno va ad alimentare il ciclo a vapore della attigua centrale a carbone.
Enel la chiama sperimentazione, i malpensanti greenwashing. Poco importa cosa si pensi della centrale ad idrogeno, la notizia (che non è poi una novità) è il contemporaneo sì al carbone e no al nucleare di Zaia. Il governatore, infatti, pur non citando mai sul blog il nucleare lo esclude con un gioco di parole:
Rispetto al fabbisogno del Veneto di 30 Gigawatt con l’avvio del carbone pulito a Porto Tolle il bilancio energetico della regione è in pareggio. Questa è programmazione, ma noi ci troviamo a combattere quotidianamente con chi non vuole programmare e desidera che restiamo all’età della pietra: l’impianto a idrogeno dimostra che a noi l’età della pietra non ci piace
Al Veneto, quindi, basterebbe il buon vecchio carbone che non lascerebbe altro spazio alle grosse centrali nucleari.
Via | Luca Zaia Blog
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Anche quest’anno Enel ha deciso di offrire un po’ di buona musica agli abitanti dei comuni che ospitano le sue centrali elettriche. L’iniziativa si chiama “Correnti musicali” e non bada a spese: big della musica, gratis per tutti, su un mega palco all’interno degli impianti di produzione di energia. Non tutti, però, gradiscono il regalo…
A Brindisi, zona Cerano, esiste un gruppetto di rompiscatole che odiano la musica e proprio non ne vogliono sapere di scroccare un concertone, sorridere ed essere felici. Dicono che l’evento musicale, quest’anno suona Irene Grandi il 7 agosto, è tutta una montatura per fare sembrare bella la centrale elettrica a carbone e olio combustibile denso. In effetti la centrale non è proprio una meraviglia: occupa 270 ettari di spazio, brucia otto milioni di tonnellate di carbone l’anno, e secondo il Wwf è la venticinquesima centrale in Europa per emissioni di Co2.
Il gruppetto di contestatori, l’anno scorso, se l’era presa con il concerto di Renzo Arbore e Arisa e aveva organizzato un controconterto monostrumento: 300 persone davanti i cancelli per fischiare contro la centrale, mentre l’Orchestra italiana suonava “O Sarracino”. In quell’occasione ci fu anche uno spiacevole intervento delle autorità: il Questore di Brindisi, infatti, con un’ordinanza cercò di vietare fischi e schiamazzi, ma per fortuna alla fine i poliziotti furono tolleranti.
Continua a leggere: Da Brindisi parte una lettera a Irene Grandi per dire no al carbone
Secondo il report dell’Unione Europea sulle emissioni di gas serra messo a punto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (Eea) è dimostrato come vi sia stato un netto calo delle emissioni di CO2 per l’anno 2008. Queste, per quel che riguarda i 27 Paesi membri, avrebbero segnato un 11,3% sotto il livello registrato nel 1990, mentre per l’Europa dei 15 si sarebbe raggiunta una riduzione del 6,9% comparata allo stesso periodo di riferimento.
Il report dice che l’Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi target di riduzione delle emissioni con le sole misure di politica interna. Secondo il direttore della Eea a determinare quest’aspetto sarebbero state le scelte politiche adottate dai Paesi membri. Secondo altri esperti è certo che il report per il 2009 avrà un bilancio ancora più roseo; tuttavia a pesare in questa situazione non sarà tanto la strada maestra imboccata dagli Stati membri verso uno sviluppo più sostenibile (che avrebbe comunque un peso significativo) quanto la recessione economica.
Ancor più in particolare ne verrà fuori che il fattore determinante sarà la combinazione dei prezzi alti di carbone e carbonio accompagnata da un calo di quelli del gas naturale che avrebbe portato i produttori di energia elettrica e termoelettrica a ridurre le proprie emissioni di gas serra nel 2008. Con le emissioni del 2008 così basse l’Europa avrebbe così già raggiunto più della metà del target di riduzione del 20% entro il 2020.

La catena di fast food Burger King ha inaugurato il suo primo negozio alimentato da fonti rinnovabili. Si trova a Waghausel, in Baviera, ed è un prototipo realizzato in collaborazione con Wirsol Solar. La particolarità di questo fast food è quella di utilizzare pannelli fotovoltaici e impianti eolici per produrre parte dell’energia elettrica utilizzata.
E, di solito, i fast food di energia ne consumano parecchia: locale molto illuminato, piastre elettriche e friggitrici sempre accese, impianti di condizionamento sempre al massimo. Sul risparmio energetico ancora la multinazionale del panino ha da lavorare parecchio, e i margini sono enormi.
Quanto meno, però, dall’installazione degli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile le emissioni di CO2 causate dalla gestione del negozio bavarese vengono ridotte notevolmente. Burger King, infatti, parla di una percentuale vicina al 30%, con un risparmio annuo di 120 tonnellate di CO2. Un valore che sembra ottimistico…
Interessante anche il modello economico, visto che si tratta di un franchising: un negozio chiavi in mano alimentato da fonti rinnovabili è un investimento che permette, nel tempo, di ammortizzare meglio e prima i costi iniziali. Certo, nella scelta di Burger King c’è molto di green washing, ma va anche ammesso che la scelta delle rinnovabili fa il paio con quella, di poco tempo fa, di rinunciare alle patate ogm.
Resta, però, il dubbio se il grosso dell’impatto ambientale dei fast food stia dentro o fuori dal negozio, nella catena produttiva dei milioni di tonnellate di carne che finiscono nei menù: recentissimo, infatti, è l’appello dell’Onu a limitare il consumo di carne e dei suoi derivati.
Via | Agi
Foto | Burger King
Burger King scommette sulle fonti rinnovabili



Il Canada fa un passo avanti verso la nuova legge che impegna il paese a ridurre le proprie emissioni di CO2: la Camera dei Comuni, infatti, ha recentemente votato favorevolmente il New Democrat Climate Change Accountability Act.
Si tratta di una legge che mira a ridurre le emissioni di gas serra del 25% rispetto ai livelli registrati nel 1990 entro il 2020 e dell’80% nel 2050. Obbiettivi decisamente ambiziosi, che si basano sulla possibilità, affidata dalla legge al governo centrale, di stilare nuove regole e provvedimenti specifici per la riduzione delle emissioni. Una sorta di “delega verde” affidata dal parlamento al governo canadese. Bruce Hyer, deputato primo firmatario della legge ha salutato positivamente la sua approvazione:
Il Canada potrà finalmente avere regole e quadri chiari per combattere il cambiamento climatico e camminare a testa alta all’interno della comunità internazionale
Anche alcune regioni e province canadesi stanno mettendo in atto ulteriori sforzi, oltre a quelli del governo centrale, per la riduzione della CO2: la British Columbia, ad esempio, ha proposto il Clean Energy Act relativo alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Si parla di un impegno notevolissimo: dal 90% al 93% del totale.
Numeri del genere potrebbero sembrare irrealizzabili, ma il Canada ha dalla sua parte la possibilità di utilizzare in modo massiccio l’idroelettrico. Unico lato “oscuro” del Canada in fatto di politiche ambientali resta, a questo punto, il fermo intendimento di produrre grandi quantità di petrolio non convenzionale nei prossimi anni. Che sia destinato al mercato estero nell’ottica di una politica energetica a due facce?
Via | Italia Clean Technology
Foto | Flickr

Terna rende noto di aver avviato l’iter burocratico per la costruzione dell’”anello elettrico” tra Capri, Ischia, Procida e Torre Annunziata. Si tratta di un cavo ad alta tensione, in gran parte sottomarino, che collegherà elettricamente le isole con la terraferma.
Ciò permetterà, a lavori ultimati, di mandare in pensione la vecchia e inquinante centrale elettrica a gasolio di Capri, con grande vantaggio per l’ambiente. Ma anche per la sicurezza: più volte è capitato, infatti, che l’obsoleto impianto di produzione di energia elettrica andasse in tilt causando incidenti e incendi.
La nuova linea, anche per questo, garantirà un servizio migliore per i capresi e i turisti: meno interruzioni elettriche, una linea più stabile, il tutto con meno emissioni inquinanti e zero CO2 in atmosfera: l’elettricità consumata a Capri, Ischia e Procida, infatti, verrà in futuro prodotta fuori dalle isole, ottimizzando il sistema elettrico campano.
Secondo Terna, se non ci saranno intoppi burocratici, i lavori per il nuovo cavo inizieranno nel 2011 e dureranno un paio di anni.
Lexus, la divisione Toyota specializzata in auto di lusso, ha lanciato la campagna pubblicitaria per la nuova CT200h. Una sportivetta che mira a rosicchiare quote di mercato alla Bmw serie 1 e all’Audi A3 puntando sulla motorizzazione ibrida derivata dall’esperienza maturata da Toyota con la Prius.
La campagna pubblicitaria è quanto meno strana per una ibrida: tutti i cliché classici della motorizzazione ibrida (rispetto per l’ambiente, basse emissioni di CO2, consumi di carburante ridotti) vengono totalmente ignorati in favore degli stereotipi pubblicitari tipici delle vetture sportive: aggressività, velocità, potenza.
Ne deriva una campagna alla “Fast & Furious” che fa a pugni con il concetto di auto ibrida. Probabilmente alla Lexus avranno avuto il timore che la nuova CT200h passasse per una berlinetta tranquilla da quarantenne ecologista e hanno preferito puntare su concetti più familiari per il cliente medio del brand.
Volete guidare come un tamarro, sgasare al semaforo, far fischiare le ruote e contemporaneamente sentirvi un figo che ha cura per l’ambiente? Avete trovato l’auto che fa per voi.

L’associazione ambientalista Marevivo lancia un pesantissimo allarme sullo stato di salute del mare che sarebbe “avvelenato”, “soffocato” e “bollente”.
I problemi, infatti, secondo Marevivo sono molti e tutti gravi. Innanzitutto si sta riscaldando, come tutto il pianeta, a causa delle emissioni di CO2.
Poi sarebbe avvelenato dal petrolio e dagli altri idrocarburi che vengono sversati in mare da migliaia di petroliere e piattaforme petrolifere. Un problema che colpisce soprattutto il Mediterraneo: Marevivo stima una quantità di petrolio immesso nel nostro mare pari a 600 mila tonnellate all’anno.
Altro gravissimo problema è la pesca selvaggia che starebbe desertificando il mare: 145 milioni di tonnellate di pesce vengono “sottratti” ogni anno dai mari.
L’inquinamento da rifiuti, batterie soprattutto, è la ciliegina su questa torta assai poco gustosa. E’ giunto il momento, conclude Marevivo, di prendere provvedimenti:
E’ arrivato il momento di dire basta e di chiedere ai Signori del mondo di sedersi ad un tavolo per affrontare, in modo globale, anche il tema dell’ecosistema marino. Per disegnare una strategia di salvaguardia del mare, mettendo a punto politiche concertate e misure di tutela che possano garantire agli oceani di continuare a svolgere il loro ruolo di produzione dell’80% di ossigeno e di assorbire il 30% di anidride carbonica. Numeri questi che se non saranno presi seriamente in considerazione rischiano di veder fallire anche gli ambizioni obiettivi del ’20.20.20’, faticosamente ribaditi a Copenaghen
Enel ha consegnato oggi al sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la prima Smart elettrica prevista dal protocollo d’intesa dello scorso primo ottobre.
L’accordo tra Enel e il Comune di Roma prevede la fornitura di 35 vetture elettriche e l’installazione di 150 colonnine di ricarica (100 per uso pubblico e 50 per uso privato) che integreranno la rete già esistente di punti di ricarica, che oggi conta 96 colonnine.
Alemanno sembra aver gradito, oltre al lato ecologico dell’accordo, anche i vantaggi economici:
Oltre a non inquinare, le auto elettriche sono molto più economiche di quelle alimentate da carburante: un pieno di ricarica elettrica costa il 40% in meno rispetto a un pieno di benzina
Roma, ad oggi, è la città italiana più motorizzata e ne paga le conseguenze sia in termini di emissioni di CO2 e PM10 che in termini di traffico e carenza cronica di parcheggi. Con una massiccia diffusione di veicoli elettrici almeno i primi due problemi potrebbero essere alleviati. In attesa di una moderna flotta di mezzi pubblici elettrici.
Via | Enel, Comune di Roma
Foto | Comune di Roma
La fusione controllata, ritenuta da molti la risposta definitiva ad ogni problema di approvvigionamento dell’energia senza aumentare le emissioni di CO2, si fa sempre più lontana.
Il progetto Iter, punta di diamante della ricerca nucleare internazionale (vi partecipano Unione europea, Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Russia e Corea del sud), continua ad incontrare problemi. Soprattutto economici.
La Commissione europea ha infatti comunicato all’Europarlamento che i soldi stanziati fino ad oggi per il progetto Iter non basteranno: da un’ipotesi iniziale di spesa di 2,7 miliardi di euro si passa a 7,2 miliardi.