
Oggi è un triste anniversario per il Giappone: sei mesi fa, l’11 marzo 2011, il terremoto prima, tsunami poi e incidente nucleare a Fukushima Daiichi. Nella città di Soma nella Prefettura di Fukushima, (la foto in alto di Japan Today) i cittadini, per commemorare le vittime, hanno librato nel cielo centinaia di lanterne. L’immagine è molto poetica e vuole portare un po’ di dolcezza in tutta questa amara vicenda.
A amareggiare ulteriormente, infatti le dimissioni del ministro all’economia, Yoshio Hachiro rassegnate dopo aver pronunciato, durante la conferenza stampa di venerdì, alla fine della visita alla città di Fukushima:
Purtroppo, non c’era un’anima viva per le strade. Questo ricordava una città di morte.
Non solo, ma dopo aver visitato la centrale nucleare di Fukushima Daiichi fa il gesto di strofinare la sua giacca contro quella di un giornalista spiegandogli che così lo avrebbe contaminato con le radiazioni.
Alla centrale di Fukushima Daiichi l’incidente nucleare, innescato dal terremoto e tsunami dello scorso 11 marzo è tutt’ora in corso. Mi preme specificarlo perché sembra che la notizia essendo sparita dai mainstream nazionali sia anche sparita dalla realtà. Purtroppo per i giapponesi e noi tutti non è così.
Corinne Lepage , coraggiosa eurodeputata francese (nonché ex ministro per l’Ambiente con il governo di destra di Juppé) ha visitato la Prefettura di Fukushima dal 29 agosto al 2 settembre e dell’esperienza riporta una testimonianza allarmante. Ne scrive su Rue89 (De retour de Fukushima, où le silence et les mensonges tuent - Ritorno da Fukushima dove il silenzio e le bugie uccidono) e ha rilasciato una breve intervista a 20minutes.
Oggi il Giappone è un paese che nonostante tutto prova a reagire: ad esempio hanno ridotto drasticamente i consumi elettrici. Il punto, però, è che nessuno materialmente li aiuta. Sono lasciati al loro destino sopratutto i residenti della Prefettura di Fukushima a cui non sono state date informazioni né indennizzi per abbandonare la zona contaminata. Ricevono per ora solo false rassicurazioni mentre all’aeroporto di Tokyo sono bloccati ancora 40mila dosimetri per cui ancora troppe persone non conoscono di fatto a quale livello di radiazioni sono sottoposte. Non è migliore l’informazione che giunge in Francia, spiega l’eurodeputata, poiché le notizie sono filtrate dalle lobby del nucleare per cui la verità ci viene nascosta. Lepage è riuscita a fotografare la situazione visitando i luoghi e parlando con le persone e toccando con mano come si vive a Fukushima. Ha incontrato oltre a gente comune, rappresentanti di associazioni e gruppi, anche il segretario all’Ambiente, il vice ministro all’Ambiente e il vice governatore di Fukushima.
Dopo il salto una parte del racconto riportato dalle due testate.
Continua a leggere: Corinne Lepage eurodeputata racconta il silenzio che uccide a Fukushima Daiichi
Il Giappone avvia i test sulle centrali nucleari dopo il dossier preoccupante rilasciato da AIEA. Intanto, a Fukushima città che sorge a 65 Km dalla centrale nucleare in cui è ancora in atto un incidente, si registra una situazione preoccupante, a causa delle radiazioni. Molte associazioni chiedono che l’area di evacuazione sia estesa dagli attuali 30Km a 60Km. Sarebbero così circa 300mila le persone da allontanare con tutte le conseguenze del caso. Le autorità della Prefettura di Fukushima, però rassicurano e dicono che tutti i valori rientrano nelle norme internazionali e che dunque non vi è pericolo (qui le malattie causate dalle radiazioni e qui un po’ di conti sulle radiazioni.)
Il limite fissato dalle autorità giapponesi per le radiazioni è di 20 millisievert ritenuto fascia di sicurezza. Ma questo limite viene duramente contestato dalle associazioni francesi (che di nucleare se ne intendono) poiché è il medesimo che viene applicato ai lavoratori del nucleare, tra i più esposti, ossia quelli conosciuti come “categoria A”. La loro dose di esposizione è costantemente monitorata però e sono seguiti da medici. Anche ai bambini di fukushima sarà fornito, come ai lavoratori del nucleare, un dosimetro per calcolare la quantità di radiazioni a cui sono sottoposti. Il punto è che sono bambini che non hanno scelta mentre i lavoratori hanno scelto il loro rischio. Per un lavoratore del nucleare una contaminazione interna dovrebbe essere un evento eccezionale; per i bambini di Fukushima rischia di diventare routine.
Che vi sia contaminazione da cesio dunque è certo. Ultima dimostrazione le analisi sulle urine condotte da ACRO su un campione di 10 bambini dai 6 ai 16 anni che vivono nella città di Fukushima: contengono cesio 134 e cesio 137 che non dovrebbero proprio esserci. Inoltre sebbene decadano in pochi giorni non sono esenti dall’effetto accumulo, restando le persone comunque nei luoghi contaminati in una condizione di continuo assorbimento.
Riporta Temoignage chretienne i dati raccolti a Fukushima città dagli ingegneri del CRIIRAD:
Hanno registrato in una scuola e in diversi quartieri un tasso di radiazioni a un metro dal suolo venti volte superiore a quanto stabilito dalle norme internazionali. Sottolineano che le radiazioni sono elevate anche all’interno delle abitazioni incluse quelle al quarto piano. Nelle camere sul tatami dove dormo anche i bambini le dosi sono superiori di 3 volte e di 6 volte nel salone.
Via | TF1, Le nouvel Lobs, La Croix, Libération Science
Foto | Temoignage chretienne
Da Fuskushima città giungono notizie diverse, masticate e sputate dal mainstream e perciò complicate da verificare. Dunque ieri come riferisce Reuters una manifestazione organizzata dalle mamme e dai papà preoccupati per la salute e il futuro dei loro figli. Le radiazioni nucleari conseguenza dell’incidente alla centrale di Fukushima Daiichi ci sono anche se il Governo giapponese continua a dire che è tutto sotto controllo. In atto la raccolta di firme per una petizioneche obblighi le autorità a proteggere i più piccoli.
L’associazione indipendente francese ACRO ha diffuso le rilevazioni sulle radiazioni nell’area di Kanto e Prefettura di Miyagi e non sono belle cifre. Secondo i dati diffusi anche da NHK le persone residenti a 40Km dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi sono state esposte a 3,2 3.2 millisieverts per circa 2 mesi.
Nell’attesa gli abitanti di Fukushima si difendono come possono o come sanno, anche piantando girasoli.

Chiamatela come volete: pennichella, riposino, pisolino, siesta, cioè il sonnellino veloce del dopo pranzo, quello che va dalle 13 alle 15. Non solo fa bene alla salute , ma anche al risparmio energetico, in questo caso del Giappone. La Prefettura di Gifu ha chiesto ai suoi dipendenti di andare a casa dalle 13 alle 15 per fare un pisolino, al fine di ridurre il consumo di energia negli uffici (qui le buone regole per una sana pennica).
L’iniziativa è stata battezzata Siesta Holiday e come spiega un funzionario della Prefettura al Tokyo Times:
Siesta Holiday è il nome dato alla pausa pomeridiana in Spagna ed è una delle idee che abbiamo adottato per tagliare i consumi di energia elettrica. Servirà a risparmiare il 20% dsi elettricità in estate e l’11% per l’intero anno.
Dunque dopo aver alleggerito il dress code da ufficio, invitando a smanicarsi e scosciarsi per stare più freschi e tenere così la temperatura dei condizionatori più alta, ora i dipendenti giapponesi sono invitati a fare un bel riposino nella pausa pranzo.
Foto | Flickr

In Giappone pur di sostenere l’espansione di auto elettriche hanno messo a punto una stazione mobile di ricarica che in tempi brevi riporta l’autonomia elettrica. In pratica è una sorta di carro attrezzi che arriva qualora le batterie dovessero lasciare a terra e l’iniziativa, per ora è in una fase di test. L’idea è di provare a rassicurare gli automobilisti rispetto all’ansia da ricarica dell’auto elettrica, in attesa che si strutturi, come è accaduto per i rifornimenti di carburante, una rete di ricarica capillare.
L’iniziativa, partita il 7 giugno, è stata messa a punto da Nissan che ha fornito il carro attrezzi con la stazione di ricarica e JAF, Japan Automobile Federation, ossia il corrispettivo della nostra ACI. E la JAF ha intrapreso una serie di iniziative per accogliere l’arrivo dei nuovi veicoli elettrici tra cui la formazione di personale sia per la manutenzione sia per il pronto intervento.
Masakazu Kume, Direttore Esecutivo di JAF ha detto:
Stiamo lavorando per favorire gli automobilisti che decidono di guidare un’auto elettrica e per dare loro la certezza di un’assistenza qualificata. Abbiamo già approntato guanti isolanti e occhiali di protezione per il nostro personale di servizio che e saremo attivamente impegnati nel rispondere alle richieste degli automobilisti di veicoli elettrici.
Via | JackTech, PanOrient, Nissan Global
Foto | Autoguide

Oggi in Giappone a tre mesi dalla tragedia del terremoto e dello tsunami dello scorso 11 marzo è tempo di ricordi e commemorazioni per i 23.500 defunti, 8000 dispersi e 90mila rifugiati. Ma anche di manifestazioni contro il nucleare sparse in tutto il Paese, a cui hanno preso parte oltre 1 milione di persone.
Migliaia di manifestanti hanno sfilato a Tokyo e in tantissime altre città dell’arcipelago per reclamare il fermo delle centrali nucleari. Un altro corteo ha sfilato davanti la sede della TepCo, la società che gestisce Fukushima Daiichi mostrando cartelli con su scritto:
Non vogliamo più centrali nucleari.
Dopo il salto il video delle manifestazioni di oggi.
Continua a leggere: Nucleare, a tre mesi da Fukushima 1 milione di giapponesi è no-nuke

Incolore e insapore. E’ questo l’aspetto del tè che si beve a Fukushima. Le prime foglie raccolte quest’anno non forniscono una bevanda di qualità. Il 10 maggio scorso c’è stata la prima raccolta, 24h su 24h per imprigionare tutti gli aromi e i profumi e preservare le qualità organolettiche. Ma le foglie non sono buone: o troppo grandi o troppo piccole e per la prima volta il Giappone rischia di non avere il suo tè. E coltivatori e raccoglitori accusano le radiazioni nucleari per aver inficiato la crescita e la qualità delle piante da tè.
Secondo coltivatori e produttori sembra che la causa sia da ricercarsi nell’incidente nucleare ancora in corso alla centrale di Fukushima Daiichi e che dista un centinaio di chilometri dalle zone di di raccolta del tè di Okukuji e a 150 km da Tukaimura.
Spiega Saito Hidekazu presidente delle cooperative di raccoglitori e appartenente a una famiglia che da cinque generazioni coltiva il tè:
Non vi sarà raccolto di foglie di tè per quest’anno in questa zona del Giappone. Dalla prima esplosione della centrale abbiamo chiesto alla Prefettura della Regione di effettuare dei test ma ci ha risposto di non conoscere i livelli di radiazioni per cui il tè sia da considerare pericoloso.
Continua a leggere: A Fukushima cerimonia del tè al nucleare

Il Giappone ripensa seriamente alla sua politica energetica nel mentre dell’incidente nucleare a Fukushima Daiichi. Da qui al 2030 saranno obbligatori sui tetti dei nuovi edifici i pannelli fotovoltaici. Il Giappone sta progettando per questo una legge e Naoto Kan (nella foto in alto), il primo ministro, la potrebbe presentare al G8 che inizia domani a Deauville in Francia.
L’obiettivo è ridurre notevolmente l’uso di energia proveniente da fonte nucleare. Naoto Kan, annuncerà anche le centrali nucleari saranno sottoposte a test e controlli. Sembra però che l’intenzione sia quella di far accettare ai giapponesi, nonostante l’incidente a Fukushima Daiichi, la presenza delle centrali nucleari, sostenendo che comunque la transizione verso un modello energetico sostenibile sarà piuttosto complesso e lungo da organizzare. Riferisce il quotidiano Nikkei di un primo incontro informale che si è tenuto oggi tra Kan e Sarkozy a Parigi. Il presidente francese ha riferito ai giornalisti:
Kan ha detto che il Giappone continuerà ad essere dipendente da energia nucleare, assicurando più alti standard di sicurezza.
Intanto Softbank terzo operatore nel settore delle telecomunicazioni in Giappone annuncia che investirà nella realizzazione di centrali fotovoltaiche.
Via | Bati-Depot
Foto | Flickr
A due giorni del Northeast Asia trilateral forum, il consesso internazionale tra Cina, Corea del sud e Giappone in cui si è discusso della necessità di potenziare la cooperazione ambientale e di soccorso - soprattutto per le emergenze nucleari - fra i partecipanti, il governo nipponico ha pubblicato la carta sui livelli di radiazione nei pressi della centrale di Fukushima Daiichi. In precedenza, erano state resi noti solo i dati relativi alla zona esterna alla cintura di evacuazione (stimata in circa 20 km dal luogo del disastro).
Secondo i dati diffusi nella giornata di ieri, i livelli di radiazione varierebbero sensibilmente in funzione della direzione: è a nord ovest della centrale, ad esempio, che questi risulterebbero più preoccupanti e in fase di crescita, mentre a sud ovest i parametri risulterebbero decisamente più bassi e stazionari.
Più in dettaglio, la mappa si basa sui dati raccolti fino al 21 aprile in 2.138 punti limitrofi la centrale per una persona che fosse sottoposta a radiazioni cumulative nell’arco di un anno per 8 ore al giorno. Il risultato, comunque, è che la zona di evacuazione tende a crescere - nonostante gli esperti facciano sapere di avere riscontrato anche valori più bassi rispetto a quelli attesi - mentre i valori nella fascia dei 20 km dovrebbero essere intorno ai 20 millisievert o anche di più.
Via | Greenreport, crionline
Foto | Flickr