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Tutti gli articoli con tag India

India: elefanti fuori dagli zoo ritornano nelle riserve

pubblicato da alessandra

Per le loro caratteristiche fisiche e biologiche, oltreché per le particolarità comportamentali e sociali, gli elefanti indiani sono da considerarsi assolutamente inadatti alla vita in cattività che potrebbe mettere a rischio il loro stato di salute e le capacità riproduttive. E’ questa la splendida eppure banalissima motivazione addotta dall’Autorità Centrale dei Giardini Zoologici Indiani per giustificare un importantintissimo provvedimento, reso noto proprio in questo giorni, che comporterà a breve la reintroduzione in natura di tutti gli splendidi pachidermi attualmente detenuti all’interno degli zoo indiani.

Certamente il provvedimento non è totalmente scevro da considerazioni di tipo economico legate al turismo più o meno naturalistico che, ogni anno, porta con le migliaia di presenze all’interno delle riserve, anche migliaia di dollari nella casse dello Stato. Eppure, è impossibile non esserne, almeno un pò, contenti. Ovviamente, sarebbe più che auspicabile che questo genere di considerazioni venissero applicate a tutte le situazioni di sfruttamento degli elefanti e degli animali in genere, ma la consapevolezza che qualcosa cominci a muoversi, seppure solo altrove e non Italia, non può non generare un pizzico di gioia.

Giovanni Guadagna, responsabile dell’Ufficio cattività dell’ENPA, commenta così questa notizia:

mentre l’India libera gli elefanti dagli zoo per restituirli ai parchi naturali, l’Italia, con la scusa di presunti progetti conservazionistici, premia anche economicamente le strutture della cattività animale. Alcuni mesi fa, toccò alla Bolivia darci il buon esempio con la chiusura dei circhi con gli animali; adesso è il turno dell’India. Saremo in grado di seguire il buon esempio?

Via | ENPA
Foto | Flickr

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Greenpeace e Amnesty International insieme sul Bhopal Bus

pubblicato da alessandra

Impossibile non conoscere la tragedia di Bhopal, in India: decine di tonnellate di isocianato di metile e oltre 12.000 Kg di reagenti chimici fuoriuscirono dallo stabilimento della Union Carbide provocando fumi tossici e devastando quanto trovarono sul proprio percorso. L‘eco mortale di questo disastro ambientale ancora si aggira nei luoghi che ne costituirono il triste proscenio. A quasi 25 anni di distanza da quell’orribile 2 dicembre 1984, in cui persero la vita circa 25.000 persone oltre a un numero imprecisato di bovini e altri animali – necessari alla sopravvivenza di queste genti - nessuna azione di bonifica è stata intrapresa dal governo indiano e quanti ci si aspetterebbe paghino per quell’infausto incidente sono ancora in attesa di un giudizio, all’ombra dei sopravissuti.

Satinath Sarangi, fondatore emerito del Gruppo d’informazione e azione su Bhopal fa sapere che:

ancora oggi oltre 100.000 persone, esposte alle esalazioni tossiche e alla contaminazione del terreno e dell’acqua di Bhopal, continuano a soffrire mentre sale il numero delle morti premature. In tutto questo, le responsabili Union Carbide e Dow Chemical continuano a evadere la giustizia e a evitare di assumersi ogni responsabilità legale per i danni causati a Bhopal.

Per ricordare tutto questo e, insieme, per cercare di raccogliere i fondi necessari alla vita delle persone che ancora vivono in queste zone, in Italia è arrivato in questi giorni il Bhopal bus con una rappresentanza dei sopravvissuti a questo immane disastro. A ospitare la delegazione sono Greenpeace e Amnesty International. Domani, dopo aver toccato Milano, il Bhopal bus sarà a Roma. Per il calendario degli eventi in programma cliccare qui.

Foto| Flickr

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Baladarshan fair trade product e le artigiane del rifiuto

pubblicato da alessandra

Quando il commercio, il riciclo e il rispetto delle donne s’incontrano, esplode una girandola di colori incandescenti che sembra davvero poter investire la realtà e modificarla - in meglio! - prendendo l’aspetto di una semplice, bellissima, borsa. E’ questa la mission alla base del Baladarshan fair-trade product che, insieme all’associazione SPEED Trust, sta portando avanti un progetto da pelle d’oca: aiutare le donne disabili, qualche volta vedove, degli slums indiani – parìa tra i parìa – a diventare “artigiane del rifiuto”.

Il leitmotiv: ciò che è stato buttato via da una parte, può rinascere altrove! In questo modo, donne poverissime non solo lavorano, guadagnano, studiano, e fanno bene all’ambiente ma possono forse sperare di muovere qualcosa in quel complesso ingranaggio di caste che è l’india, così duro a morire. E non è del tutto impossibile quando vedove e disabili, cieche o con gravi patologie spesso innescate dalla presenza di rifiuti tossici, da sole riescono a sfamare una famiglia intera e a mandare i figli a scuola contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente in uno dei paesi che annovera alcune tra le città più inquinate al mondo.

Gli oggetti del Baladarshan sono assemblati a partire da polipropilene interamente riciclato, da carta e altri materiali di scarto che, altrimenti, andrebbero ad alimentare le diffusissime discariche a cielo aperto che, chiunque abbia viaggiato un po’ India, conosce benissimo.

Foto | Flickr

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India e Cina cercano posizioni comuni nella lotta al global warming

pubblicato da alessandra

India e Cina hanno siglato a Delhi un accordo, valido per 5 anni, finalizzato a conseguire posizioni negoziali comuni sui trattati internazionali climatici. E’ stata inoltre manifestata, in questo stesso consesso, la volontà di intensificare gli sforzi congiunti nei campi dell’efficienza economica, delle energie rinnovabili, delle tecnologie pulite, dei trasporti, dell’agricoltura sostenibile e, non da ultima, della deforestazione.

In particolare, i ministri degli esteri cinese e indiano, Xie Zhenhua e Jairam Ramesh, hanno fatto sapere che scienziati climatici specializzati provenienti da ambedue i paesi coopereranno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni a basso contenuto di carbonio.Il tutto non arretrando di un passo rispetto alla questione dei limiti alle emissioni di Co2 imposti arbitrariamente dai paesi industrializzati. A tal proposito, inoltre, non è stato taciuto che a fronte di un mancato mutamento di richieste da parte di questi ultimi le aspettative per un accordo al summit di Copenhagen in dicembre non potrebbero essere molto ampie.

Se da una parte è evidente, pertanto, il tentativo da parte dei paesi asiatici di fare fronte comune contro una riduzione delle emissioni che, a detta di questi ultimi, danneggerebbe la crescita economica in Asia, dall’altra lo stesso presidente statunitense Obama, ha fatto sapere, in più di un’occasione, di voler cooperare con la Cina per ridurre le emissioni inquinanti. Intanto, la possibilità che il vertice di Copenaghen si riduca a una mera dichiarazione di principio tra gli stati partecipanti sembra sempre più che plausibile.

Via | Asianews
Foto | Flickr

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Bucato ecologico: lavare con le noci per pulire i capi senza detersivo

pubblicato da missunderstanding

noci per bucato ecologicoUna mia amica che fa la costumista sui set di tutta Italia, e lava, lava e lava in continuazione, era alla ricerca di un metodo per detergere a fondo quintali di costumi ogni giorno, senza inquinare. Ha scovato le noci di cui già ci aveva parlato lumachina, un sostituto naturale del detersivo per la lavatrice e dell’ammorbidente insieme, che deterge a fondo ed è ottimo per chi soffre di allergie o ha la pelle sensibile.

Le noci per lavare sono il frutto dell’albero Sapindus Mukorossi (noce del sapone), tipico dell’India e Nepal. I suoi frutti sono a base di una sostanza chiamata saponina che, sciolta nell’acqua a 40° circa, agisce come il sapone. La saponina è un tensioattivo non ionico semplice che agisce sul bucato in modo naturale e raggiunge risultati soddisfacenti di lavaggio, senza presentare la composizione chimica dei detersivi tradizionali.

In India e in Nepal, i frutti vengono raccolti da secoli sotto il controllo dell’autorità forestale e sono utilizzati come noci da bucato, per decotti di sapone liquido, e per estratti a base di saponina. Da noi si cominciano a usare da poco, ma chiunque li abbia usati ne è soddisfatto. Avete mai utilizzato le noci da bucato per detergere i vostri panni al posto del detersivo? Io le ho usate per lavare capi di cotone colorato, e le ho trovate ottime. Qualora vogliate provare, trovate le noci in erboristeria o nei negozi del Commercio Equo e Solidale a circa 7 euro, e qui tutte le istruzioni su come fare il bucato con le noci in base alla durezza dell’acqua e allo sporco del bucato.

Bozza ONU per accordi post-Kyoto: tagli alle emissioni in India e Cina

pubblicato da Orangeskies


Mercoledì scorso, l’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), ha pubblicato la prima bozza del trattato che dovrebbe sostituire il Protocollo di Kyoto, sottoscritto nel 1997, che scade nel 2012.

Il documento, di 53 pagine, è stato pensato come base per gli accordi che dovrebbero essere sottoscritti nell’incontro internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre 2009.

La principale novità consiste nel fatto che il nuovo documento, a differenza di quello di Kyoto, propone significative riduzioni nelle emissioni di gas serra anche per i paesi in via di sviluppo, oltre che per quelli già sviluppati.

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Ricordando Bhopal

pubblicato da Roberto Bosio

persone che manifestano a Bhopal Nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1984, a Bhopal, fuoriuscirono più di 40 tonnellate di isocianato di metile, un gas altamente tossico. Fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della Union Carbide. Morirono subito quattromila persone, seguite, negli anni successivi, da almeno altre 10.000, oltre alle centinaia di migliaia di persone condannate a soffrire perché questa “gas tragedy” continua ad avvelenare l’ambiente e ad uccidere.

E’ il peggiore disastro chimico della storia. Risultò poi che nello stabilimento erano stati disattivati tutti i sistemi d’allarme e intervento, così come era stata interrotta la refrigerazione delle vasche e la manutenzione ordinaria. E tutto solo per risparmiare un po’ di soldi. Nonostante questo la Union Carbide se l’è cavata pagando 470 milioni di dollari al governo indiano nel 1989. Senza nemmeno avviare una bonifica della zona, assicurare l’assistenza medica ai sopravvissuti, o fornire acqua potabile alle comunità residenti, visto che le falde acquifere sono ancora fortemente contaminate.

Il presidente della Union Carbide - nel 1999 è stata poi acquistata dalla Dow Chemical - era Warren Anderson. Lasciò la sua carica nel 1986, e dal 1992 sulla sua testa c’è un mandato di cattura internazionale. Da allora è latitante. Agli indiani è andata peggio. In 5 anni, Rashida ha visto morire di tumore il padre, il marito, due figlie, un fratello e due cognati. Sachin ha una grave deformazione alla gambe ed al torso, Rambabu è spastico, Imran è cieco… Tutto grazie all’Union Carbide.

Migliaia di storie che sono state rappresentate nelle foto di Raghu Rai, raccolte in una mostra fotografica di Greenpeace - le foto sono presenti anche a partire da qui -, e in due video che vi propongo dopo il salto.

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Oscar della fotografia naturale ad un italiano

pubblicato da Roberto Bosio

foto dello schermo con sito del premio

Il “Wildlife Photography of the year” è un concorso organizzato dalla rivista della Bbc “Wildilfe” e dal museo di storia naturale londinese, ed è una sorta di Oscar della fotografia. La 44° edizione del premio ha visto la partecipazione di più di 3.000 fotografi provenienti da 82 paesi con oltre 32.000 scatti.

Il primo premio è stato assegnato a Steve Winter, un fotografo USA che lavora per il “National Geographic”. Con la foto vincitrice è riuscito a catturare il profilo di un leopardo delle nevi sullo sfondo di uno splendido cielo stellato. Lo scatto è stato fatto sulle alture dell’Himalaya a 40 gradi sotto zero, ed è il frutto di 10 mesi di lavoro.

Tra i vincitori c’è anche un italiano: il valdostano Stefano Unterthiner ha vinto il premio nella categoria “Animal Portraits” con il ritratto di un macaco dell’isola Sulawesi, in Indonesia. Avvicinarlo è stato facile. Molto più complicato riuscire a scattare la foto, perché la scimmia voleva giocare.

La più giovane tra i premiati è una quindicenne, che ha vinto la categoria “Young Wildlife Photographer of the Year” con uno scatto fatto in Namibia nel quale un leone attacca una giraffa.
Le foto premiate sono esposte a Londra, nelle sale del Natural History Museum. Per chi non può andare a Londra, sul sito del Natural History Museum c’è una ricca gallery a cui si può accedere da qui.

Via ⎥ Corriere della Sera, Dphoto, Il Sole 24 Ore

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Festival indiani "tossici"

pubblicato da simona

Hindu idolsMigliaia di statue di dei Hindu stanno inquinando le acque di fiumi e laghi di tutta l’India, contaminando pesci e riserve di cibo. Questi idoli elaboratamente dipinti e decorati dopo lunghe processioni attraverso le strade cittadine vengono immersi nelle acque di fiumi, laghi e mari secondo quanto previsto dalla fede Hindu.

Gli ambientalisti lanciano un allarme circa la pericolosità di questo rito: le statue composte da materiali non biodegradabili come plastica, cemento, intonaco e dipinti con colori tossici, dopo la loro immersione sprigionano tossine che contaminano le acque utilizzate dai contadini per le irrigazioni dei campi e di conseguenza anche i raccolti.

Le pitture utilizzate contengono metalli quali mercurio, cadmio e piombo, che attraversano tutta la catena alimentare fino ad arrivare all’uomo. L’intonaco a sua volta oltre a non dissolversi facilmente, riduce la quantità di ossigeno delle acque e provoca quindi la morte di pesci ed altri organismi acquatici.

Via | Reuters.com
Foto | Flickr

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Speciale G8. L'inutile vertice tra spreco di cibo, fame da biocarburanti e petrolio alle stelle

pubblicato da Marina

Un momento della manifestazione di ieri dei gruppi No Global

Quello che va concludendosi a Hokkaido in Giappone è forse uno dei vertici più inutili fatti si qui. La prima cosa che hanno tenuto a precisare i leader a confronto è che nella tre giorni di lavori (è iniziata ieri e si conclude domani 9 luglio) non saranno prese decisioni e che queste saranno rimandate al vertice in Italia del 2009.

Intanto intorno al summit iniziano a girare notizie non più di crisi (a Hokkaido i leader parlano solo di quello in una sorta di autocommiserazione) ma di allarme, se non di emergenza, per una sostanziale mancanza di politiche mondiali nei confronti delle scelte da fare nel settore alimentare e energetico che si sono rivelate correlate come ha dimostrato il dossier riservato della Banca Mondiale scovato dal The Guardian.

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