
Mercoledì scorso il Parlamento europeo ha proposto che le pubblicità delle automobili siano accompagnate da messaggi di avvertimento come quelli sulle sigarette e i tabacchi: messaggi che avvertano dell’impatto ambientale del proprio acquisto.
Secondo la proposta, il 20% dello spazio pubblicitario o della durata di uno spot dovrebbe essere riservato ad informazioni sui consumi dell’auto e sulle emissioni di CO2, di cui dovrebbe essere anche messo in evidenza il collegamento col riscaldamento globale.
Continua a leggere: Warning le auto fanno male come le sigarette: una proposta europea
Niente limiti di velocità nelle autostrade tedesche. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha intenzione di opporsi fermamente alla richiesta dei Social Democratici che, durante il loro congresso, hanno votato una proposta di inserire il limite di 130 Km/h in autostrada.
Lo scorso marzo ci aveva provato anche il commissario europeo per l’ambiente Stavros Dimas a limitare le emissioni automobilistiche tedesche limitando la velocità di marcia, ma senza successo.
Continua a leggere: Limiti di velocità sulle autostrade ed emissioni
La nuova Via Baltica dovrebbe collegare Varsavia ed Helsinki, ma il tracciato dell’autostrada corre in mezzo ad aree protette di importanza comunitaria (segnalato da Chube). Gli ambientalisti, spalleggiati dalla Comunità Europea, si oppongono alla sua costruzione. I lavori erano stati sospesi durante la primavera per consentire ad alcune specie di uccelli di nidificare e sarebbero dovuti riprendere oggi. Il tratto che dovrebbe attraversare le preziose paludi e le foreste planiziali è lungo 17 km e doveva essere sopraelevato.
Lungo il corso del fiume Rospuda vivono 235 specie animali rare e il commissario per l’ambiente, Stavros Dimas, è stato categorico: “È una zona protetta. Fermate tutto e cambiate il percorso”. Anche il premier Jaroslaw Kaczynski pareva deciso a non retrocedere: per i polacchi la nuova autostrada è una linea di comunicazione su cui riversare le speranze per lo sviluppo economico del Paese. La Comunità europea aveva finanziato la costruzione della Via Baltica con Lettonia, Lituania ed Estonia per 480 di milioni di euro, ma aveva vincolato i fondi al rispetto delle direttive comunitarie (Uccelli, Habitat, Valutazione di Impatto Ambientale).
Il commissario europeo all’Ambiente Stavros Dimas (nella foto) è rimasto scioccato dalle immagini dei cumuli di rifiuti che vengono dalla Campania ed ha inviato ieri una lettera di messa in mora all’Italia, dove si chiede al governo quali provvedimenti siano stati presi per proteggere la salute e l’ambiente campani.
Per rispondere, l’Italia avrà un solo mese, anzichè i due di prassi. L’accusa è generalizzata: non riguarda una singola discarica, ma l’intero sistema campano di gesione dei rifiuti.
La direttiva quadro sui rifiuti (la 12/2006) impone infatti che gli Stati membri dell’Unione prendano tutte le misure necessarie ad impedire l’abbandono o lo smaltimento incontrollato dei rifiuti. Che misure ha preso l’Italia? Come conta di risolvere celermente le ovvie carenze ambientali e sanitarie della Campania?
Continua a leggere: Emergenza rifiuti: l'UE chiede spiegazioni
Garantire che reati come l’emissione illecita di sostanze pericolose nell’aria o la spedizione illegale di rifiuti siano passibili di sanzioni efficaci, anche penali per i casi gravi. Questo l’obiettivo della proposta di direttiva in tema di criminalità ambientale presentata, in questi giorni, dalla Commissione Europea. Il principio base è che sanzioni penali come la reclusione dovrebbero avere un effetto dissuasivo maggiore rispetto a pene amministrative.
La linea dura dell’esecutivo Ue sembra scaturire dal ricordo di tanti disastri ambientali di origine dolosa che troppe volte hanno sconvolto l’umanità.
E tra tutti il caso dei rifiuti tossici scaricati nell’agosto 2006 dal cargo Probo Koala in Costa d’Avorio.
“Il recente disastro africano - ha detto il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas - dimostra come i reati ambientali possano avere effetti devastanti sulle persone e sull’ambiente. Comportamenti di questo genere sottolineano ancora una volta quanto sia urgente dotarci dei meccanismi adeguati per far rispettare la normativa ambientale”. Certo la memoria storica in tema di reati ambientali è ricca, ma il “meglio tardi che mai” è un proverbio che forse in troppi casi calza a pennello.

La città di Bologna sale sul podio europeo (anche se al terzo posto) delle città più virtuose in tema di mobilità sostenibile.
Il commissario Ue all’ambiente, Stavros Dimas, ha consegnato ieri il primo premio della Settimana europea della mobilità 2007, iniziativa per incoraggiare i cittadini ad utilizzare mezzi di trasporto ecologici o a basso impatto ambientale. Il primo posto è stato conquistato dalla città di Léon mentre il secondo è andato a Budapest.
Continua a leggere: Mobilità sostenibile, l'Europa premia Bologna
Tra la costernazione degli Stati membri, che avrebbero voluto prendersela comoda, l’Unione Europea ha deciso di tagliare le quote disponibili del 7% tra il 2008 e il 2012.
Stavros Dimas, commissario europeo per l’ambiente, ha detto che l’Europa e’ seriamente intenzionata a raggiungere gli obbiettivi del Protocollo di Kyoto.
Alla Lituania e’ stato detto di tagliare le sue emissioni della metà. Non hanno preso troppo bene la notizia…
I cambiamenti climatici costituiscono una delle più gravi minacce per l’umanità. Iniziamo ora a renderci conto dei loro effetti: i ghiacciai si stanno sciogliendo, a una velocità allarmante, mentre il livello dei mari si sta innalzando.
Il mutamento delle condizioni climatiche sta determinando un aumento della frequenza di siccità e inondazioni, ma anche di altri eventi meteorologici estremi. Se è vero che i cambiamenti climatici sono opera dell’uomo, è altrettanto vero che possiamo fare molto per evitare ulteriori peggioramenti. Ma il tempo stringe.
Di fronte a una minaccia di proporzioni planetarie come questa, le persone tendono a sentirsi impotenti o confidano nell’intervento dell’industria o dei responsabili politici. Non si rendono conto che i nuclei familiari e le automobili private sono responsabili di oltre il 25% delle emissioni di gas serra nell’Unione Europea.
Continua a leggere: I piccoli passi verso un'Europa a zero emissioni
Il vertice mondiale sul clima che si sta svolgendo in questi giorni a Nairobi.
I Paesi in via di sviluppo (tra cui la Cina, che sarebbe meglio definire sulla rampa di lancio dello sviluppo, vista la sua crescita veloce e dirompente) hanno detto: “non accetteremo vincoli del protocollo di Kyoto fino a quando i Paesi sviluppati non dimostreranno di rispettare gli impegni che loro si sono assunti”. (Come dar loro torto? Se Kyoto viene preso sottogamba da chi ha soldi e tecnologia, perché dovrebbero preoccuparsene loro?)
I Paesi contrari al protocollo (tra cui Australia, Canada e Arabia Saudita) cercano di ritardare il passaggio all’azione invocando la produzione di nuovi dati scientifici sui cambiamenti climatici e sulla quantità di gas serra rilasciati nell’atmosfera. (Come se di dati e di ricerche non ne uscissero ogni settimana su Nature, Science, ecc…)
Stavros Dimas, commissario europeo per l’ambiente, ha presentato a Bruxelles un sunto sul futuro del biodiesel in Europa in cui prevede che nel 2010 il 12% dell’energia della Comunità Europea verrà da fonti rinnovabili e che i trasporti funzioneranno con un 5.75% di biocombustibili.
Al momento l’Europa importa il 50% dell’energia che usa. Le stime dicono che, se la crescita continuerà come ora, fra 20 anni dovremo importarne il 70%. Importare dall’estero mette la Comunità Europea in situazione di dipendenza economica, ecco perché si cercano soluzioni alternative e “autarchiche”.
Stavros Dimas cita anche le ricadute ambientali e sociali delle rinnovabili (sia per i posti di lavoro che si creerebbero in Europa, sia per l’indipendenza economica dei Paesi in via di sviluppo, di cui dal discorso non capisco bene se dobbiamo preoccuparci per ragioni umanitarie, economiche, politiche o ambientali). Poi si lancia in una descrizione dei vantaggi delle biomasse, che possono essere immagazzinate (più facilmente dell’eolico, idroelettrico e fotovoltaico) e dei loro svantaggi (bruciando producono polveri sottili, per produrle si inquinano e impoveriscono suoli agricoli).