Secondo il sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia, il deposito per le scorie nucleari si può fare entro il 2015. Anzi, come dice lo stesso sottosegretario, lo si deve fare “a tutti i costi”.
L’ottimismo di Saglia, in realtà, deriva da una direttiva dell’Unione Europea, ancora in fase di elaborazione (i dettagli li trovate qui), che quando entrerà in vigore imporrà a tutti gli Stati membri con centrali nucleari di dotarsi di un deposito per le scorie radioattive entro in 2015. Saglia, anche se la bozza della direttiva potrebbe cambiare, prende la palla al balzo:
lo accolgo con grande soddisfazione, perchè è ora di assumersi la responsabilità di individuare sul territorio nazionale dove fare il deposito dei rifiuti nucleari
Un paio di mesi fa, sempre sul tema del deposito delle scorie nucleari, Stefano Saglia aveva affermato: “non abbiamo intenzione di decidere oggi”. Saranno bastati al sottosegretario sessanta giorni per risolvere un problema che, fino ad oggi, nessun paese nuclearizzato è riuscito a risolvere definitivamente?

Il Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, ha presentato all’Europarlamento le linee guida per la riforma della Pac, la Politica agricola comunitaria. La Pac, in pratica, è il futuro dell’agricoltura in Europa perché è il libro mastro dei finanziamenti alle imprese agricole, la decisione politica su quale agricoltura fare e quale non fare.
La prossima Pac, dice Ciolos, sarà più ecocompatibile e più sostenibile. I soldi, quindi, dovrebbero andare alle imprese più rispettose dell’ambiente, a quelle che utilizzano meno fertilizzanti, a quelle che fanno agricoltura biologica etc, etc…
Almeno così verrebbe da pensare, viste le parole di Ciolos che ha affermato che
la scelta fra competitività e sostenibilità è un falso dilemma, e che l’obiettivo delle nuove proposte è di estendere il campo della PAC per andare oltre la produzione alimentare, e includere la gestione delle risorse naturali
Una visione alla Slow Food, per intenderci. Come interpretare, allora, la recentissima politica europea in fatto di ogm che permette agli stati membri di far quasi ciò che vogliono?
Non per buttare la croce sempre e solo sugli alimenti geneticamente modificati ma, sarebbe anche il caso che qualcuno lo dica, gli ogm nascono per il profitto e non per la “gestione delle risorse naturali”…
Via | Parlamento Europeo
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L’Unione Europea è molto preoccupata per quello che sta succedendo in Campania e sta valutando l’ipotesi di inviare i propri esperti per toccare con mano l’emergenza rifiuti a Napoli e dintorni.
Lo ha annunciato il Commissario per l’Ambiente Janez Potocnik durante una conferenza stampa affermando anche di aver trattato la questione rifiuti già alcuni giorni fa con gli italiani a margine del summit sulla biodiversità di Nagoya. Potocnik, ai giornalisti, ha detto:
Stiamo seguendo la situazione con attenzione e consideriamo anche l’idea di inviare i nostri esperti per valutare la situazione sul campo
Non è la prima volta che l’Europa tira le orecchie al nostro paese per la questione rifiuti: nel marzo scorso la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per non aver creato la filiera industriale dei rifiuti in Campania e, di conseguenza, ha bloccato il finanziamento da 500 milioni di euro previsti per fronteggiare l’emergenza. Evidentemente crede che finiscano anche quelli nella monnezza.
Via | La voce dell’emergenza
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Salvate lo sgombro, nobile pesce povero troppo pescato nei mari del nord Europa. E, a proposito di Europa, e di sgombri, l’ultima notizia sulla lotta tra titani tra pesca industriale e Unione Europea viene dall’europarlamento: la Commissione Pesca, infatti, ha infatti criticato aspramente la decisione di Islanda e Isole Faroe di incrementare la pesca dello sgombro nell’Atlantico nord orientale.
Gerard van Balsfoort (esperto olandese del Pelagic Regional Advisory Council), ha mostrato come negli ultimi anni la gestione della pesca in quello specchio di oceano è stata un successo grazie agli sforzi congiunti di Ue e Norvegia. Ora, però, Islanda e Faroe vorrebbero fare da sole, con una decisione unilaterale.
Ma, in realtà, come stanno messi gli stock di sgombri? Ian Gatt (esperto scozzese del Pelagic Regional Advisory Council), ammette che gli sgombri sono abbondanti ma rifiuta la tesi che ciò sia dovuto al riscaldamento globale degli oceani. La salute degli sgombri, secondo Ian Gatt, deriva dalla buona gestione degli ultimi anni. Abbassare la guardia, quindi, sarebbe un errore grave.
Continua a leggere: Sgombri sotto pressione: l'Ue contro le Isole Faroe
Tempo fa su Ecoblog parlammo dell’idea della UE di applicare agli apparecchi televisivi un’etichetta specifica in modo tale da classificarli in base ai loro consumi proprio come avviene per numerosi altri elettrodomestici. Ma se in quella notizia si parlava soltanto di intenti abbozzati o poco più, ecco che ora la questione prende corpo tanto che la Commissione stessa vorrebbe introdurre la novità già a partire dal 2011. Si tratterebbe di un passo importante nella direzione del risparmio energetico, dato che queste tecnologie, stando a quanto leggo, sarebbero responsabili di un consumo medio del 10% della bolletta energetica di una famiglia.
Non sono capace di rivelarvi se questi dati di consumo siano al rialzo o meno, tuttavia ritengo sia necessario iniziare a responsabilizzarci o comunque essere informati sul fatto che uno degli apparecchi che tiene compagnia a tantissime persone per molto tempo della giornata, possa essere più o meno energivoro. Motivo di tale intento da parte dell’UE è quindi quello di spostare il mercato verso prodotti ad alta efficienza energetica permettendo ai consumatori non soltanto risparmi energetici (nonché economici), ma anche creare fra i produttori una nuova mission in termini di competitività.
Nulla di nuovo comunque per quel che riguarda le etichette che verranno utilizzate; infatti la scala di colori e lettere indicanti la classe di appartenenza dell’apparecchio televisivo si manterranno identiche a quelle utilizzate per gli altri elettrodomestici; si passerà perciò dalla lettera A con il colore verde per gli apparecchi che consumano meno alla G rossa per quelli meno efficienti.
Continua a leggere: Le etichette energetiche per i televisori arriveranno nel 2011
L’Unione europea prenderà a breve, se tutto andrà come previsto, delle misure importanti per il settore avicolo con il divieto di allevare polli e galline in batteria. Tale tipo di allevamento verrà definitivamente abolito il primo gennaio 2012 ma, nel frattempo, la Commissione Agricoltura cercherà di trovare soluzioni per non far pesare troppo questa scelta sugli allevatori.
Come riporta Agricoltura on web, infatti, la Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento europeo, presieduta dall’on. Paolo De Castro, si riunirà martedì per discutere della situazione del settore avicolo proprio in vista di questo importante cambiamento. Il nuovo regolamento europeo, infatti, sarà una vera e propria piccola rivoluzione e non sono pochi gli allevatori che temono conseguenze economiche pesanti. Lo ammette lo stesso De Castro:
Le ultime indagini di mercato hanno rivelato le difficoltà dei produttori a convertire questo tipo di allevamenti in sistemi più consoni ai principi del benessere Animale. Nel 2009, infatti, ancora il 71% delle galline era alloggiato in gabbie in batteria e solo il 29% è stato allevato con sistemi alternativi
Al posto delle batterie la nuova normativa europea prevede o l’allevamento a terra, cioè la scelta più naturale ma più difficile e antieconomica per l’allevatore, o le gabbie “arricchite” cioè gabbie più grandi e “comode” per i volatili. Tra le due opzioni, comunque, c’è ancora un abisso.
Via | Agricoltura on web
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Appena ieri la collega di Ecoblog Alessandra ci ha segnalato che a fra qualche giorno avrà inizio Settimana Europea della Mobilità. Per le città partecipanti (soprattutto europee, ma non solo) si tratterà di un importante strumento per presentare le proprie iniziative di mobilità sostenibile attuate o attuabili nel breve termine nonché occasione per la sensibilizzare all’attuazione di buone pratiche sul tema.
Al di là dell’apprezzamento personale nei confronti di queste iniziative sostenibili mi duole rimarcare il fatto che per l’ennesima volta il nostro Paese per quel che riguarda le sfide legate alla sostenibilità ambientale occupi per l’ennesima volta posizioni di margine. Nonostante si tratti di un’importante vetrina di sensibilizzazione ai cittadini verso forme di trasporto sostenibile, si segnala infatti per l’ennesima volta un pauroso disinteresse italiano verso iniziative di questo tipo.
Emerge infatti che fra i membri partecipanti siano appena 25 le città che abbiano sinora deciso di aderire, contro le circa 400 amministrazioni autriache e le circa 300 spagnole. Una partecipazione quella italiana, è il caso di dirlo, decisamente modesta, tuttavia in linea con il trend dello scorso anno. Che in Italia il tema mobilità non abbia bisogno di alcun intervento specifico? Che il grave problema delle città nostrane che ormai da troppo tempo superano i livelli di CO2 sia una questione troppo marginale per essere affrontata? Che l’efficienza dei trasporti alternativi rispetto all’uso del veicolo privato sia talmente elevata da non riporre attenzione in questo tipo di iniziative?
Dal 16 al 22 settembre in tutta Europa si svolgeranno le celebrazioni per la settimana della mobilità sostenibile al grido di “Viaggia in modo più intelligente e vivi meglio”. Moltissimi gli appuntamenti in calendario tra convegni, dibattiti ed eventi per gli addetti ai lavori e la cittadinanza (tutta!) finalizzati ad disincentivare l’uso delle auto private a vantaggio dei trasporti pubblici. Il traffico stradale, infatti, è la causa prima per il deterioramento della qualità della vita nelle città mentre l’abitudin, così radicata, a utilizzare la macchina anche per tragitti inferiori ad un km è sul banco degli imputati per l’aumento del rischio dell’obesità nella popolazione e per danni anche gravi al sistema respiratorio e cardiovascolare.
Tutte le iniziative verranno orchestrate “dal basso”, ovvero dalle autorità locali, allo scopo di facilitare best practices e modelli di comportamento che possano dare i propri frutti “duraturi” anche al di là della pur lodevole settimana della mobilità sostenibile… Intanto, nostante le buone intenzioni, nel nostro Paese appena 25 comuni hanno aderito all’evento (fra cui spiccano Ancona, Brescia, Firenze, Roma, Genova, Napoli, Reggio Emilia ma non, sorprendemente, Torino e Milano) collocandosi ben al di là della “top ten” di adesioni che vede l’Austria, la Spagna, la Francia e la Polonia in testa.
L’iniziativa, intanto, giunta alla sua nona edizione, quest’anno vedrà ampliarsi i propri confini toccando, oltre ai 39 paesi dell’UE, anche alcune località extraeuropee, in particolare, in Brasile, Venezuela, Colombia, Canada, Giappone, Sud Corea e Taiwan sottolinenado, di fatto, l’importanza del tema della mobilità sostenibile.
Via | governo.it, mobilityweek, mobilityweek
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Dichiarazioni contraddittorie sui sussidi all’industria del carbone da parte del Commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia che ha affermato di voler rivedere la posizione comune europea sugli aiuti comunitari al più antico dei combustibili fossili. Almunia, infatti, spera di riuscire a togliere di mezzo i sussidi entro ottobre 2014 mentre, meno di un mese fa, la Commissione aveva proposto di allungare il regime di aiuti fino al 2022.
Almunia ha dichiarato che lo scopo della sua proposta è di chiudere prima possibile tutte le miniere non competitive entro quattro anni. Una misura che penalizzerebbe soprattutto Germania, Spagna, Ungheria, Polonia e Slovacchia, paesi che si erano spesi moltissimo per ottenere la proroga degli aiuti al 2022. Almunia, tuttavia, ha contemporaneamente garantito che l’Europa troverà altri tipi di aiuto per l’industria del carbone che, secondo le prime stime, potrebbe perdere fino a 100 mila posti di lavoro. I soldi, quindi, escono dalla porta e rientrano dalla finestra.
Centomila posti in meno è un numero che la dice assai lunga sulla capacità di reggere al libero mercato di questa fonte fossile energia. Altri numeri che parlano sono quelli forniti qualche settimana fa dalla Iea su tutti i finanziamenti a tutte le fonti fossili nel mondo: tra petrolio, gas e carbone gli stati spendono 550 miliardi l’anno. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia se questi sussidi pubblici venissero eliminati le emissioni mondiali calerebbero del 7%.
Via | Repubblica
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Entro il 2015, secondo una direttiva europea già recepita nel nostro Paese, i fiumi e corsi d’acqua dovranno raggiungere un livello di pulizia delle acque “buono”, consentendo la balneabilità e la pesca ( a determinate condizioni) degli stessi. Inutile dire che siamo ancora clamorosamente in ritardo, con la “retrocessione” di alcuni di essi dallo stato di “buono” a quello di ” appena sufficiente” come emerso nei giorni scorsi dai dati raccolti in merito dalla Regione Abruzzo.. La colpa di ciò, per lo più, è dovuta al pessimo stato delle reti fognarie e dalla pessima abitudine, così profondamente adicata, di consegnare all’acqua scarichi di ogni genere procurando danni ingenti e spesso neppure risarcibili a causa dell’oggettiva difficoltà a risalire alla fonte inquinante. Forse, però, da oggi almeno quest’ultimo passaggion potrà essere semplificato. I ricercatori del Cemagref (l’Istituto di Ricerca francese in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente) hanno, infatti, messo appunto un test che promette con estrema precisione di individuare il luogo e l’identità della fonte inquinante. Così, se fino ad oggi il controllo delle acque superficiali si è basato sulla ricerca di batteri intestinali (Escherichia coli e Enterococco) non riferibili a una specie in particolare e pertanto non facilitanti la comprensione dell’origine della contaminazione, ora, a seguito dei progetti Traceur e Marquopoleau, sarà possibile stabilirne in appena 48 ore la natura umana o animale, consentendo anche il riconoscimento tra fonti di matrice suina o bovina.
Le modalità attraverso cui si è raggiunto questo risultato sono alquanto complesse e macchinose andando a scandagliare, in primis, le sequenze genetiche dei microrganismi che colonizzano l’intestino dei vari esseri viventi. Successivamente, invece, si stabilisce l’appartenenza delle molecole, naturali o sintetiche rinvenute nell’acqua oggetto di analisi, ai diversi organismi risalendo ad alcuni marcatori specifici (steroidi, profumi,caffeina… ecc.).
Questo sistema rientra nel complesso delle azioni di monitoraggio che, a partire dal 2011 secondo specifiche direttive, i paesi dell’UE dovranno necessariamente adottare per controllare i propri fiumi e per poter definire, successivamente, le strategie più adatte alla loro tutela.